• 14 Ottobre 2026 15:17

Omissioni

Dibasnews

Ott 13, 2026

Le TV di Stato e le TV private hanno annunciato “a voce unica” i numeri sui morti sul lavoro. Ad oggi i numeri riportano “701” caduti del lavoro. La statistica si riferisce ai primi otto mesi del 2026. Da luglio in poi c’è stata un’impennata nelle morti. Le denunce per le malattie professionali sono aumentate del 16%. Insomma dietro la retorica dell’aumento dei posti di lavoro si cela una tragica verità. I controlli sulle norme di sicurezza sono rari e sporadici. Le morti sul lavoro sono causate, lo denunciano le indagini, dalla omissione delle norme di sicurezza.  E’ stato codificato il reato di femminicidio con numeri fortunatamente molto minori, per cui non si comprende il motivo per il quale i legislatori e i sindacati non propongano, dati i numeri allarmanti, un nuovo tipo di reato. La morte sul lavoro per deficienza volontaria delle norme di sicurezza, si pensi alla pericolosità dei cantieri edili, è un omicidio. Purtroppo la sensibilità dei media e dei padroni non osa spingersi ad eguagliare la morte sul lavoro ad un omicidio. Il padrone che bara sulle norme per la sicurezza non commette un semplice reato, perché pone le condizioni per uccidere un lavoratore. Le omissioni sono plurali.

I numeri sciorinati nei media sono corredati dalle immagini di cantieri edili, ma nessuno dei giornalisti rileva un dato: i morti sul lavoro sono quasi tutti uomini. Si omette il genere, probabilmente per evitare di “umanizzare gli uomini” dinanzi ad un’opinione pubblica che li percepisce come “potenziali criminali”. Ogni donna che subisce violenza è conteggiata in modo da denunciare con i numeri la gravità del reato. Nel caso dei caduti sul lavoro, invece regna il silenzio. Non si deve sapere o pensare che anche gli uomini sono vittime di un sistema violento. Forse non si vuole dispiacere “il potentato economico che governa la nazione”. Si teme di suscitare un moto di solidarietà con gli uomini che muoiono per portare il “pane” a casa. E molte volte si muore per un “pezzo di pane”, non solo simbolico, per gli stipendi da sopravvivenza. Il lavoro e il lavoratore in Italia valgono poco o nulla. Si omette, dunque, e non c’è innocenza o casualità, il genere dei morti. Questo deve farci pensare sulla disparità che vige in Italia. Tutte le morti meritano eguale rispetto. Il sangue è rosso per tutti, e il genere umano è unico.  Le disparità dovrebbero unire i lavoratori e le lavoratrici nella lotta contro i “dominatori” e il primo passo è richiedere un’informazione reale e obiettiva, ma questo al momento è utopia.

Salvatore A. Bravo

fonte:

Di basnews

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