• 14 Ottobre 2026 15:17

L’IA e i segni dell’Apocalisse

Dibasnews

Ott 14, 2026

Il mondo che verrà non è iscritto in una profezia, ma nei segni del presente da cui possiamo dedurre ipotesi e problemi. Mi capita di parlare degli studi dei figli di amici che frequentano le scuole elementari in quartieri difficili. Il primo dato negli ultimi anni è la contrazione degli iscritti, infatti scuole che ospitavano anche un migliaio di alunni, negli ultimi anni riescono a formare un paio di prime elementari. Il depopolamento avanza inesorabile. Sicuramente l’iperpresenza di stranieri disagiati e di diversa provenienza conduce a dirottare le iscrizioni verso i quartieri del centro della città. Se ci fossero mediatori linguistici e strutture adeguate probabilmente il problema non sussisterebbe. I docenti sopravvivono in contesti classe eterogenei, per cui si lasciano andare e stanchi si adattano a tutto. Decenni di “odio” contro la famiglia e di esaltazione della sessualità quale strumento per addestrare i più giovani, che ora non sono più tali, al consumo e alla vendita di sé sul mercato della seduzione hanno sicuramente contribuito a disarticolare la stabilità dei liberi affetti e hanno consolidato il “principio che ognuno vende ciò che ha e può”. Se si è giovani, ci si espone nel mercato della seduzione e tale “addestramento alla libertà” è la premessa per “educare all’imprenditorialità”. Tutto è merce e tutto è mercato, e chiunque osi sollevare dubbi razionali su tale modello sociale che non conosce paideia è tacciato di “oscurantismo”. La libertà è unidirezionale, è solo libertà mercantile che in modo religioso è incarnato nei corpi delle giovani e dei giovani sempre più palestrati e tatuati e sempre meno “coscienti di essere dominati senza prospettive”.  Ora in questo clima si inserisce l’uso smodato e privo di limiti dell’IA.

Bambini che frequentano le scuole elementari già la usano a casa e a scuola per svolgere le consegne degli insegnanti. Il merito si fa benedire, per cui i risultati risultano ottimi. I docenti, a dire dei miei amici, sanno e fingono di non vedere e di non sapere. Se sollevassero il problema riceverebbero l’ostilità dei genitori che li accuserebbero di “pregiudizi verso i pargoli”. Se denunciassero in direzione, sarebbero oggetto di “larvata ostilità”. Se si è severi e se si applicano rigidamente le circolari ci sarebbe il rischio di un’ulteriore contrazione degli iscritti. In media i genitori hanno acquisito la forma mentis del capitalismo, ovvero conta il risultato e non certo “il processo”. Non vogliono problemi, già lottano quotidianamente contro la precarietà se poveri, e se benestanti i risultati dei figli nella giungla dei social servono per affermare che sono sempre dei vincenti. Molti figli sono già orfani perché abbandonati dai genitori e dalla scuola e sono consegnati all’IA e alla rete (volutamente in corsivo). Non conoscono l’impegno, aborrono la disciplina e sono convinti che solo la scaltrezza e il calcolo governino il mondo, per cui si adattano alla “violenza legalizzata del mercato”. In fondo le parole: azienda, mercato, competizione con uso conseguente dell’inglese e dell’angloitaliano si sommano per formare alla capacità imprenditoriale.  Sono espressioni e parole ripetute in modo continuo, così da non lasciar sfuggire nessuno all’addestramento alla grammatica del padrone (multinazionali e servidorame). Non conoscono altro e non hanno modelli per effettuare semplici raffronti critici, per cui tutto è mercato, dove solo il più scaltro sopravvive. Ma c’è di più, poiché con l’uso smodato dell’IA le nostre giovani leve sono e diventeranno dei semianalfabeti violentissimi e perennemente dipendenti e incapaci di pensare e di differire il desiderio. La violenza, frutto di tale dispositivo capitalistico lo chiamano “patriarcato”, in tal maniera si evita il problema reale e si può continuare l’operazione malvagia di distruzione delle menti, delle coscienze e delle relazioni affettive e sociali. Un operaio nell’Ottocento aveva capacità di pensare e di agire assai migliori per qualità ed etica rispetto ad uno studente o un giovane adulto del nostro tempo racchiuso nella grammatica della compravendita, e molto spesso il prodotto è lui-lei, non le sue braccia o le sue competenze, ma nella totalità del corpo e della mente, ed è egli stesso a vendersi, in quanto, ripeto, non conosce altro. La democrazia e la tensione dialettica è mito ideologico del nostro tempo.  L’autodeterminazione di cui i liberisti biascicano e che innalzano a trofeo per affermare la differenza tra Occidente e Oriente è solo un mito fondativo, pertanto è falso come la logica che lo sottende. Questo è il nostro tempo e con questo stato di perenne tensione distruttiva dobbiamo confrontarci. Le eccezioni ci sono, sono forse i martiri del presente o gli eroi che sostengono il peso di una civiltà che si sta estinguendo per lasciare spazio ad una barbarie senza prospettiva, i cui segni sono tutti nel presente e sono ferite sempre più profonde che si incidono negli individui e nel corpo sociale. Ritorna, ancora una volta, il monito e la domanda di Lenin:

“Che fare?”.

Il capitalismo nella sua fase imperiale è un’autentica Apocalisse e il futuro appare più fosco del presente. In questo contesto non la resilienza, ma la resistenza è l’unica risposta.

Resistere significa conservare la propria malandata umanità per testimoniare un’altra prospettiva nella speranza che possa trasformarsi in prassi. Il dato certo è che l’incuria verso i nostri giovani prepara la violenza quotidiana e futura e, dobbiamo cominciare, taluni già lo fanno, a dimostrare le sorgenti reali della violenza che sembra ammorbare il nostro tempo in modo polimorfico e totalitario. In tempo di magra ogni contributo è prezioso, per cui ogni gesto e ogni parola invisibile e visibile può contribuire a cercare l’alternativa alla barbarie del “presente assoluto”.

Costanzo Preve scriveva del “capitalismo assoluto”. Oggi dovremmo parlare e scrivere, anche, del “presente assoluto” senza memoria e senza futuro nel quale l’Occidente affonda. Chi non ha memoria del passato non può certo pensare il “presente”. Spezzare il “presente assoluto” per riaprire i “chiavistelli della storia” forgiati con il mercato senza limiti e con l’IA ad esso asservita.

Salvatore A. Bravo

fonte:

Di basnews

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