• 30 Ottobre 2026 14:59

Chi sono i Bolsonaro d’Italia?

Dibasnews

Ott 30, 2026

La vittoria di Lula in Brasile è un’ottima notizia. Questo vale per tutti quanti sono sempre stati coerentemente e sinceramente legati ai valori lavoristi e del sindacalismo di lotta, dei quali Lula è portatore. Quanto ad alcuni improbabili parallelismi occorre chiarire le differenze nei contesti.

Nell’occidente collettivo, che ha sempre prodotto una immagine dell’America Latina a proprio uso e consumo, deformandola secondo schemi coloniali e neocoloniali, le cose stanno molto diversamente. Il continente europeo ha seguito una traiettoria affatto diversa. Dopo la fine della Guerra fredda, l’Unione europea è stato lo strumento di un crescente assoggettamento agli Stati Uniti. Uno degli effetti è stata la svolta degli anni Novanta, quando il testimone del neoliberismo, lanciato nel decennio precedente da Reagan e Thatcher, fu raccolto dalla sinistra di sistema: dapprima Clinton e Blair, sulle due sponde dell’anglosfera, e via via gli altri nell’Europa sempre più satellitare agli USA.

In Brasile la classe sociale dominante è ancora quella dei grandi latifondisti strettamente legata al Capitale straniero, in particolare statunitense (ma anche e in misura crescente europeo). I Bolsonaro sono i referenti di questo blocco sociale, dell’industria estrattiva e dall’agro-business. Gli stessi interessi contro i quali lottò Chico Mendes pagando con la vita nel 1988. La radice è la stessa, anche se i flussi finanziari si sono diversificati da allora. Lula è stato compagno di lotta di Mendes. Insieme fondarono il Partido dos Trabalhadores (PT), il partito brasiliano dei lavoratori. Lula è l’espressione di punta di un personale politico che si è formato nelle lotte condotte a fianco di Chico Mendes, raccogliendone l’eredità. È anche il caso di Marina Silva, giovane seringueira (raccoglitrice di gomma) che condivise il percorso sindacale e politico di Mendes, diventata senatrice federale per lo Stato dell’Acre, carica che ha ricoperto per sedici anni, tra il 1995 e il 2011, e di ministro per l’ambiente tra il 2003 e il 2008 nel primo e nel secondo governo Lula. È stata ancora alla guida del Ministero dell’Ambiente e del cambiamento climatico nel terzo governo Lula, a partire dal 1o gennaio 2023.

L’antitesi tra una destra reazionaria e una sinistra lavorista e progressista ha ancora, in Brasile e in generale nell’America Latina, più senso di quanto ne abbia in Europa e negli Stati Uniti, insomma nell’occidente tecno-capitalistico, dove la contrapposizione tra “Destra” e “sinistra” di sistema deve essere considerata da tempo destituita di qualsiasi credibilità. Non ha alcun valore reale. Se prendiamo in esame la situazione italiana, il principale partito di governo e il principale partito di “opposizione” (le virgolette sono d’obbligo) sono ugualmente espressione delle élite. Questo è il grande imbroglio allestito nella sub-colonia Italia.

In Italia esiste ancora la grande proprietà terriera, tuttavia non costituisce una classe dominante come in Brasile, ma mutatis mutandis il PD è pienamente espressione del blocco sociale formato da top manager, immobiliaristi, capitalisti per procura, e dei suoi wannabe.

Il PD non ha nulla a che vedere con il Partido dos Trabalhadores (PT) fondato da Mendes e da Lula. Il PD, partito del Jobs act, della “buona scuola”, del sostegno alla legge Fornero sulle pensioni, del sostegno a tutte le politiche neoliberiste e di guerra nacque esattamente con lo scopo di marginalizzare e scoraggiare qualsiasi opzione di sinistra d’alternativa in Italia. È un partito atlantista per collocazione inamovibile e tanto servile nei confronti di Washinton quanto Meloni e quanto i Bolsonaro in Brasile, che usa i diritti civili e il peloso sostegno alle proteste in atto come strategie di marketing elettorale.

Se la vicinanza tra Meloni e Bolsonaro appare più immediata sul piano identitario, il PD è nondimeno pienamente espressione delle classi dominanti. se in Brasile fosse esistito qualcosa come il PD italiano – che in realtà lì non esiste proprio perché si spiega con la degenerazione assoluta e definitiva del campo progressista in Italia, in Europa e nell’occidente tecno-capitalistico iniziata dopo il 1990 – Mendes e Lula se lo sarebbero ritrovato come avversario da combattere.

Pier Paolo Caserta

fonte:

Di basnews

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