giovedì, 1 Dicembre 2022
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La regina e Garibaldi

Permettetemi in questo periodo così angoscioso per tutti e ancor più faticoso per me, esprimermi in maniera meno strutturata, lasciando cadere pensieri dal bussolotto senza starli a ordinare troppo sul tavolo. E probabilmente a qualcuno potrà parere strano che più di ogni altra cosa in questi giorni mi abbia colpito la grottesca attenzione che gli italiani hanno riversato sulla dipartita della regina britannica e sulla successione della famiglia reale che pare uscita da una favola, ma che è di fatto il più grande investitore britannico in fatto di armi e di nucleare. Naturalmente all’insaputa della parrucchiera. Per carità la polemica contro la credulità popolare è persa in partenza e non è che mi vada di sollevare le cupole dove marcisce il feudalesimo inglese a intriso di razzismo  e accompagnato dalla finanza, tuttavia il fatto che tanti italiani si sino rivelati così sensibili a qualcosa che di non gli appartiene nemmeno da lontano fa comprendere con orrore come questo Paese abbia ormai perso qualsiasi sistema di rifermento attorno a sé, alla propria storia , al proprio futuro e sia perciò costretto  a raccattare per strade i materiali usati e che non gli appartengono.

Vedete è davvero una triste coincidenza  perché in realtà la più grande manifestazione mai tenutasi a Londra, praticamente dalla sua fondazione fu quella che si svolse nella capitale inglese per festeggiare una visita di Garibaldi. Mezzo milione di persone, allora un quarto abbondante della popolazione visto che si era nel 1864, si riversò in strada per accogliere il generale giunto in treno da Southampton dove pure era stato oggetto di un vero e proprio delirio popolare. Eppure oggi Garibaldi è pressoché uno sconosciuto qualcuno di cui quasi quasi ci si vergogna, una specie di parente povero da nascondere nell’armadio, mentre la corte dei miracoli inglese che contiene ogni genere di vizio, diventa qualcosa di rassicurante con tutta la sua vacuità. E non forse un caso se le nostre disgrazie sono cominciate proprio sul panfilo di Elisabetta, per mano di uno che sta rendendo le elezioni di domani una barzelletta.

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