Purtroppo non siamo di fronte alla commovente storia di un cane che percorre migliaia di chilometri per raggiungere il padrone. Ma di fronte al servo di Washington, implicato in almeno due casi di corruzione, che dopo aver perso le elezioni, è stato portato in Usa grazie a un’operazione della Cia, che la stessa Casa Bianca ha confermato. E per non farci mancare nulla, la fuga è avvenuta grazie a un passaporto italiano, a conferma ulteriore del ruolo ancillare dei nostri servizi. Si riteneva che il giudice della Corte Suprema Federale Alexandre de Moraes fosse in procinto di emettere un mandato di arresto in relazione alle vicende di corruzione in cui Flavio Bolsonaro compariva come protagonista, in particolare quello del Banco Master. Si ripete così la vicenda del padre Jair anche lui rifugiatosi negli Stati Uniti dopo aver perso le elezioni e soprattutto dopo aver tentato di impedire il regolare passaggio dei poteri dopo la sconfitta subita alle elezioni presidenziali del 2022, sempre da parte di Lula. Un volta tornato in Brasile si è fatto gli arresti domiciliari ed è stato condannato a 27 anni di prigione, poi ridotti a due, ma in seguito a una legge sulla quale ci sono forti dubbi di costituzionalità e che dunque non è ancora stata applicata.
È ben noto che Trump ha minacciato il Brasile di imporre dazi nel caso Jair Bolsonaro fosse stato condannato mettendo così in luce, se ancora ce ne fosse stato bisogno, il legame organico di questa famiglia con Washington e il comune disegno di fare del Brasile una colonia statunitense. Naturalmente grazie anche a una pervasiva penetrazione nei media e nelle istituzioni, come peraltro dimostra la fuga di Flavio. In effetti, esaminando ciò che ha fatto Lula e soprattutto ciò che non ha fatto in questi anni, si può dire che la sostanziale differenza sta proprio nel rapporto del Brasile con gli Stati Uniti e con il modello che essi rappresentano. In effetti la sconfitta di Bolsonaro, del tutto inattesa, costituisce un ostacolo per Trump nel suo tentativo di ristabilire la dottrina Monroe e mettere le mani su tutta l’America Latina, anche se c’è da dire che il Parlamento brasiliano ha una maggioranza di destra e dunque filoamericana. È tuttavia mancata la parte simbolica della sconfitta di Lula che avrebbe reso tutto più facile.
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