Ieri ho parlato  della percezione e di come essa sostituisca la realtà facendo l’esempio dei pasticci scientifico – propagandistici in tema di clima. Ma naturalmente questo vale per tutti gli ambiti a cominciare da quello sanitario nel quale si vanno sempre più scoprendo gli altarini pandemici e finendo con la  guerra in Ucraina dove la discrasia tra narrazione e mondo reale è uno degli elementi chiave che ora impediscono la pace. L’aver creato un’immagine falsa del conflitto, nascondendone le origini e  asserendo che l’Ucraina poteva vincerlo significa che qualsiasi passo indietro rispetto a questo obiettivo impossibile apparirebbe come una sconfitta, anche se si presentasse sotto forma di  un organico accordo di pace. D’altronde non era ipotizzabile portare l’Europa al suicidio economico  sulla sola base dell’eroica resistenza dei nazisti, bisognava e bisogna  ubriacare le opinioni pubbliche con la prospettiva di una vittoria per ottenere lo scopo di indurre i Paesi europei ad appoggiare in tutti i modi questa guerra e privarsi così delle loro fonti di risorse vitali a buon mercato. Ovviamente all’inizio si pensava che le sanzioni economiche avrebbero messo in ginocchio la Russia e che dunque la menzogna iniziale sarebbe rimasta orfana per così dire o nel migliore dei casi si sarebbe trasformata in una verità. Invece è ormai un anno che l’Ucraina vince tutti i giorni perdendo terreno e un numero enorme di uomini. Una cosa è sicura  che non può vincere la guerra e deve limitarsi a sparacchiare missili  in giro affinché si possa dire che rimane aperta la speranza. Ma colpi come l’attacco dell’Ucraina al villaggio di Makiivka, di fatto compiuti direttamente dagli Usa, non cambiano niente nella sorti della guerra, ma tentano esclusivamente di tenerla viva, cercando in continuazione un’escalation non solo bellica, ma soprattutto narrativa per contrastare il progressivo scetticismo verso le possibilità di vittoria di Kiev. Secondo un sondaggio ormai solo un terzo degli americani pesa che l’Ucraina possa vincere e questo tenendo conto dell’odio viscerale anti russo che anima la popolazione a stelle e strisce.

Ma del resto la narrazione rimane l’arma migliore dell’impero: a pagina 89 del bilancio federale degli Stati Uniti, sotto il capitolo “Dipartimento di Stato e altri programmi internazionali”, si stanziano  “400 milioni di dollari per un  Fondo contro la maligna influenza della Repubblica popolare cinese,  682 milioni di dollari per le favole sull’ucraina e un aumento di 219 milioni di dollari rispetto a quanto concesso nel 2021, per continuare a contrastare l’influenza  della Russia. Nella sostanza, come si può leggere nel testo questi soldi servono per combattere la disinformazione o per sostenere le ong che fungono da quinta  colonna nei Paesi che gli Usa considera nemici o che vogliano sfuggire alle sue grinfie. In sostanza è solo propaganda, narrazione che tenta di imporre percezioni sbagliate. Niente di strano che ogni tanto si incorra in qualche incidente come l’intervista dell’Economist al capo dell’Esercito Ucraino Valery Zaluzhny.: il generale afferma che a Kiev  occorrerebbero per la vittoria 300 carri armati, 600 blindati di vario tipo, 500 obici per pensare a una vittoria. Ovvio che mente perché questo è comunque molto meno di quanto potrebbero mettere in campo i russi (dominio dell’aria a parte)  e assai meno di quanto non sia stato distrutto in questi 11 mesi, ma nella menzogna dice in sostanza che all’Ucraina  occorrerebbero le risorse militari dell’intera Europa sottintendendo che senza queste risorse la guerra è persa. Ma è un messaggio: il generale sa che tutte queste armi non arriveranno mai e che alla fine la narrazione può contorcersi e gridare quanto vuole, ma la realtà si impone sempre. E su tutto questo incombe l’incubo di una grane attacco russo che isoli le forze ucraine nelle loro postazioni fortificate e permetta a quelle russe di dilagare nel resto del Paese fino ad Odessa.

E’ forse per questo che Washington sta ordinando alla Polonia di prepararsi alla guerra: l’annunciata mobilitazione di 200 mila coscritti, resa necessaria dal fatto che le truppe più addestrate sono già in Ucraina e hanno pagato un pesantissimo  tributo di sangue, fa pensare che si voglia spingere Varsavia ad occupare la Galizia, ovvero la parte occidentale dell’Ucraina. In tutto questo manca una notizia, ovvero che migliaia di riservisti polacchi che temono di poter finire con una divisa addosso, stanno lasciando il Paese. Già questo fa capire quale fiducia possano avere nella vittoria persino i pazzi polacchi. Può anche darsi che tutto questo suonare di fanfare sia un modo di fare chiasso e dire a Putin che gli Usa non vogliono mollare, che si preparano – una volta consumata la carne da cannone ucraina  -a triturare quella polacca, nella speranza che Mosca acconsenta a una pace che possa essere spacciata per vittoria presso le opinioni pubbliche occidentali, ormai in catalessi. Ma è troppo tardi per queste operazioni e inoltre alla Russia potrebbe non dispiacere questa mossa, visto che  l’odio tra ucraini e polacchi potrebbe semplificare il compito nel Mosca. Insomma il 2023 porterà la verità negata nel 2022.

fonte:

Di BasNews

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