Logo WM 2022 - Doha 01.04.2022: WM-Endrunden Auslosung im DECC in Doha (Doha - 2022-04-01, Marc Schüler / ipa-agency.net) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

di Aldo Di Lello

A Bruxelles è già scattato l’allarme rosso. Il Qatar-gate sta per lambire i piani alti della Commissione Ue? Tremano in molti in questi giorni. Tremano i non ancora indiziati, ma indiziabili. Ma tremano anche quelli che non c’entrano niente con l”affaire”. Tremano perché, se il fango sale, tutto crolla.

Molti occhi ora puntati su uno dei vice di Ursula von der Layen, il greco Margaritis Schinas. Sui giornali è stata pubblicata una foto che lo immortala mentre si intrattiene cordialmente con il ministro del lavoro del Qatar Ali bin Samikh al-Marri. È il 20 novembre scorso, giorno inaugurale dei Mondiali di calcio.

Un incontro di per sé non vuole dire nulla, ma messo insieme con varie dichiarazioni precedenti, tutte trasudanti ammirazione per l’Emirato, contribuisce a dipingere un quadro quantomeno  imbarazzante. Poco prima di partite, Schinas twitta che il «Qatar ha attuato riforme e merita il successo globale». Alla fine di ottobre l’alto esponente Ue incontra Hassan al-Thawadi, segretario generale dell’organizzazione dei Mondiali. Così dichiara subito dopo: «Abbiamo parlato dei progressi nelle riforme dei diritti del lavoro».

Ma il fatto che fa più riflettere è un altro incontro con Al-Marri, avvenuto nel maggio scorso. Il motivo del colloquio è la proposta di togliere il visto ai cittadini del Qatar per i loro viaggi brevi in Europa. Schinas sponsorizza l’iniziativa. Peccato solo che la proposta sia sostenuta con forza anche da Antonio Panzeri, il principale indiziato del Qatar-gate.

La preoccupazione bruxellese per possibili, clamorosi sviluppi dell’inchiesta è rivelata anche da uno strano incontro tra il presidente del Pse, lo svedese Stefan Lofven, e il suo omologo del Ppe, il tedesco Manfred Weber. Secondo i soliti bene informati l’esponente popolare avrebbe rassicurato il collega socialista che il Ppe non avrebbe tratto pretesto dall’inchiesta Pse per muove attacchi politici al Pse. Perché questo improvviso patto di non aggressione tra i due principali gruppi al Parlamento di Strasburgo? C’è chi immagina che sia un modo per limitare i danni che potrebbero derivare dall’”affaire”. Quando cominciano a volare gli stracci, gli effetti sono sempre pesanti. E a Bruxelles potrebbero essere devastanti. A diffondere preoccupazione tra i corridoi dei palazzi europei è anche l’indiscrezione, pubblicata da un giornale greco, che sarebbero una sessantina i parlamentari europei in procinto di finire sotto inchiesta. Tutti smentiscono, ma la paura fa novanta.

Chi, in questi giorni di psicodrammi europei, si sta divertendo un mondo è il ”bieco” Viktor Orban. È venuto il momento di «bonificare la palude di Bruxelles», ha tuonato ieri il premier ungherese, il quale ha anche invitato Roberta Metsola a «condurre un’indagine approfondita sullo scandalo della corruzione del Parlamento Ue».

Tempi duri per i troppo virtuosi.

Fonte:

Di BasNews

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