di Gianluigi Gazerro

Tocca ancora una volta all’Emilia Romagna e al Nord in generale, vittime del clima violento, all’apparenza inspiegabile, a cui ci stiamo spaventosamente abituando.

Fanno da protagonisti chicchi di grandine grossi come arance, violente trombe d’aria cittadine e addirittura, testimone il comune di Seregno (MI), fiumi di ghiaccio che scorrono tra le vie della città. Tutto questo nel pieno di quella che dovrebbe essere l’estate più calda di sempre. Sembra il libro dell’Apocalisse ma è la Pianura Padana.

Perché allora c’è chi continua a negare l’esistenza di un cambiamento climatico drastico e apparentemente così evidente?

Se l’eccezionalità del fenomeno si commenta da sola, infatti, spaventa l’insistenza di un negazionismo climatico che, ad oggi, resta forse il primo insuperabile ostacolo verso la soluzione del problema.

Che l’ingranaggio rotto si trovi nella comunicazione? Probabile, negli ultimi anni abbiamo assistito ad una politicizzazione estrema delle tematiche ambientali, dal “catastrofismo” di Ultima Generazione, ai fallimentari tentativi della sinistra di riformare una società green a spese dei cittadini. In altre parole, il tema del cambiamento climatico sembra aver esaurito la sua popolarità, spremuto fino all’osso.

L’italia come il resto del mondo si trova dunque a fare i conti con un doppio nemico, due entità inconsciamente alleate, il cambiamento climatico da un lato, il suo negazionismo dall’altro.

È un gioco pericoloso che avevamo già vissuto con la pandemia, in tema di virus prima, di vaccini poi. Naturalmente, come per ogni fenomeno di massa, è facile prevedere la creazione di poli opposti, contrastanti; ma cosa succede quando questi ostacolano la soluzione del problema stesso? La domanda principale che oggi si pongono gli esperti è questa: se siamo arrivati al punto di assistere a spettacoli climatici innegabilmente tragici con i nostri occhi, cosa servirà per scuotere davvero l’opinione pubblica?

Fonte:

Di BasNews

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