di Massimo Spread

Con le elettriche si va ovunque, ci dicono sindaci, assessori e ambientalisti; via libera nelle aree verdi, nelle ztl o nei centri storici, nessun blocco della circolazione in certi giorni dell’anno. Purché ci sia bel tempo però. A dircelo, e la notizia era troppo gustosa per ignorarla, sono i vigili del fuoco di Ravenna che hanno fatto pubblicare delle indicazioni per i possessori di auto a batteria.

A scopo precauzionale – si legge – chiunque possieda veicoli elettrici o ibridi che sono finiti sott’acqua durante le alluvioni dei giorni scorsi, “o che si trovano in ambienti particolarmente umidi”, deve adottare una serie di misure preventive “a tutela della pubblica incolumità”. Addirittura.

E in cosa consistono queste misure? Molto semplice; si devono lasciare le auto parcheggiate e aspettare che si asciughino, diciamo così. Secondo la comunicazione del comune devono essere tenute in quarantena per 15 giorni, durante i quali dovranno trovarsi in spazi esterni – quindi niente garage – e pure a una certa distanza dagli altri veicoli e dagli edifici. Almeno cinque metri, recita il comunicato. Queste macchine, che ci vengono vendute (a caro prezzo) come il futuro della mobilità, l’unica alternativa credibile secondo gli euroburocrati per chi sogna ancora di spostarsi con un mezzo di sua proprietà, vengono insomma trattate come delle bombe a orologeria.

Va infine notato che la comunicazione del comune si riferisce a tutti i veicoli in qualche maniera elettrificati, ibride comprese. Considerando che negli ultimi anni i blocchi alla circolazione dei motori diesel e gli incentivi per le ibride hanno di fatto costretto gli acquirenti di auto nuove a ricorrere a questo genere di veicoli, il blocco danneggia non poco le libertà di spostamento dei ravennati.

Sarebbe interessante ottenere qualche informazione in più, capire se quello dei pompieri sia un eccesso di prudenza o se al contrario chi possiede un’auto elettrica deve effettivamente preoccuparsi anche solo di attraversare una pozza d’acqua un po’ più profonda di una pozzanghera (a Roma ad esempio, con tutte le buche che costellano il manto stradale, bisogna immergere la propria auto in laghetti profondi anche trenta centimetri al primo acquazzone primaverile). Se è vero infatti che le auto elettriche sono dotate di pacchi batteria isolati, che dovrebbero reggere senza problemi a un veloce “passaggio” tra le acque, è lecito domandarsi cosa succede se questo isolamento risulta difettoso. Un’auto con motore termico di fronte all’acqua si spegne; quali sono i danni causati se la macchina va a batteria?

Il problema si pone anche per le colonnine di ricarica; la legge impone di costruirle utilizzando cablaggi isolati e interruttori differenziali (un sistema di sicurezza capace di interrompere il flusso elettrico in un circuito in caso di pericolo), ma viene da chiedersi se effettivamente le Tesla e compagne comportano dei rischi che le auto tradizionali non causano. Auto tradizionali che Bruxelles ha deciso di farci abbandonare, nonostante siano più economiche e più facilmente riciclabili (visto che ci piace tanto parlare di ambiente) delle elettriche.

Fonte:

Di BasNews

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