Napoli 23-09-2022 Bagnoli chiusura campagna elettorale del leader di Fratelli D’Italia Giorgia Meloni (Newfotosud) (Napoli - 2022-09-23, napolipress) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

di Aldo Di Lello

Lollobrigida, bravo, hai detto le cose giuste, gliel’hai cantate. Ma a che è servito? A sollevare un polverone di cui nessuno sentiva il bisogno. Il tuo dovere istituzionale non è quello di pensare alla produzione dei figli, ma alla produzione di barbabietole, ravanelli e di tutto quello che offre la generosa terra italiana.

Invece il ministro dell’Agricoltura ha voluto assestare un calcio agli stinchi degli apologeti del meticciato, dell’identità liquida, della mescolanza universale. Ne aveva tutto il diritto, ci mancherebbe. Ma ha violato il galateo istituzionale, nel senso che, come ministro, Lollobrigida rappresenta tutti, anche quelli che sono fautori del gender e delle peggiori schifezze ideologiche mai prodotte dal postmoderno, i quali però preferiscono magari la bistecca Fiorentina alla carne sintetica, oppure i pomodori San Marzano a quelli geneticamente modificati. Ed è alla dieta mediterranea di tutti costoro, oltre che agli interessi delle aziende agricole, che il ministro deve innanzi tutto provvedere. Il resto è un sovrappiù. E può venire anche dal diavolo, che è sempre in agguato, pronto a trasformare le ingenuità in caos infernali.

E poi, diciamola tutta, quell’espressione, “sostituzione etnica”, bisogna stare attenti a utilizzarla, nel senso che bisogna sempre documentare quello che si afferma: se esista o no un “complotto” per far sparire la “razza bianca” e favorire il “ninestrone razziale”. Temi tremendi, da affidare a qualche think tank, che magari, dopo lunghe spremute di meningi, riesce a produrre un bel documentone da diffondere in tutto l’Occidente perennemente al tramonto. Ma, per far questo, occorrerebbe che la destra avesse già investito (oramai da decenni) nei famosi “pensatoi” e “laboratori”, invece di ritrovarsi ancor oggi a organizzare mega-convegni volti a ripetere le quarantennali litanie sull’”egemonia culturale della sinistra” e sul “gramscismo di destra”.

Poi, va bene, se proprio Lollobrigida voleva lanciare un sasso nello stagno e fare un bella provocazione, invece di esporsi in prima persona, poteva chiedere a qualche suo amico deputato, senza cariche, di evocare la sulfurea “sostituzione” e provocare comunque travasi di bile presso i vari Marco Travaglio, Massimo Giannini e tutte le altre penne all’arrabbiata politicamente corrette. A un peone, si sa, è permesso tutto.

Va però anche detto che il caso s’è accanito contro il ministro dell’Agricoltura. Perché, il giorno dopo il suo appello in favore delle culle piene, è arrivato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, a illustrare perfidamente uno sgravio fiscale (pare neanche tanto misero) alle coppie che mettono al mondo bebé. Ecco, così fa un ministro: non lancia allarmi, ma predispone provvedimenti concreti.

Al dunque, da praticone della psico-politica, potrei tranquillamente diagnosticare al buon Lollobrigida la “sindrome del ghetto”, detta anche “complesso di Calimero”. Di cosa stiamo parlando? Della vecchia frustrazione prodotta a destra dalla lunga, pesante esclusione, un sentimento che si rovescia oggi, con questa stessa destra al governo, in una sorta di rivalsa, una rabbiosa voglia di gridare “cose inaudite” e “verità scomode” dagli scranni più alti della Repubblica: come nel caso di Ignazio La Russa  il quale, da presidente del Senato, demolisce il mito partigiano di via Rasella, come anche in quello di Lollobrigida il quale, da ministro, utilizza immagini, come la “sostituzione etnica”, normalmente evocate nella propaganda cattivista della destra radicale.

Non sei più Calimero, d’accordo, però, se cerchi “rivincita”, vuol dire che ancora patisci, ancorché in forma di euforia, la stessa tristezza esistenziale del povero pulcino nero, tenera metafora del vecchio neofascismo criminalizzato ed escluso.

Sia Lollobrigida sia La Russa potrebbero infischiarsene, trovandosi oggi a gestire posizioni di potere che consentirebbero loro, insieme a tutta la destra,  di incidere sul futuro dell’Italia. Invece continuano a obbedire, in un modo o nell’altro, ai riflessi condizionati del passato.

Rischiano così di non capire in pieno l’enorme portata dell’occasione storica che è capitata alla destra italiana.

Non credo che Giorgia approvi.

fonte:

Di BasNews

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