Cosa sia diventata l’Italia, la sua intellighenzia e lo stato della politica, lo può tranquillamente chiarire l’annuale rapporto del Censis che dal lontano 1967 rappresenta appieno, più che la condizione del Paese, la miseria delle sue classi dirigenti. Quest’anno, questa specie Think Tank che non si sa bene da chi sia finanziato e non estraneo a fenomeni di nepotismo, ci dice che gli italiani sono dei selvaggi perché presi da “pulsioni antropologiche profonde: antichi miti e nuove mitologie, paure ancestrali e tensioni messianiche, veementi fedi religiose e risorgenti fanatismi ideologici, culture identitarie radicali, desideri di riconoscimento inappagati, suggestioni della volontà di potenza. Molti fenomeni del nostro tempo, che sfuggono alla pura razionalità economica, come le guerre, i nazionalismi, il protezionismo, non si spiegherebbero altrimenti. Il vitalismo irrazionale soppianta la fiducia ragionevole in un illuminato progressismo liberal.
In realtà questa fiducia è del tutto irragionevole proprio perché al posto di diritti e di welfare, di concrete e alternative visioni politiche, di tentativi, per quanto possibile in una situazione di capitalismo degenerato, di avere maggiore uguaglianza, ci offre solo una oscena caricatura di tutto questo: la guerra dei sessi, la sacralità dell’autopercezione, l’individualismo che diventa necessariamente narcisistico, menzogne strutturali (almeno questo viene detto fra le righe), le ingegnerie sociali che nascono nei vari club di super ricchi e la mancanza di un futuro, visto che il sistema stesso si basa sulla fede nella propria immutabilità ed eternità. Ma la cosa veramente buffa e ignobile al tempo stesso è che guerre, stragi, povertà e precarietà del lavoro, calo demografico e censure, sono attribuiti non tanto ai risultati dell’ “illuminato progressismo liberal”, ma agli italiani stessi che in considerevole parti sono sovranisti, guardano con ansia all’immigrazione selvaggia e hanno pure sfiducia nella santa Europa e nella commissione della von der Pfizer. Tutto questo non viene detto in modo esplicito – il Censis abituato da sessant’anni ad essere prono a regimi e regimetti – si guarda bene dall’essere troppo chiaro su questo punto, diciamo che lo suggerisce, dando ai giornaloni il loro pastone di sciocchezze rituali che tanto somigliano alle litanie ipnotiche della chiesa cattolica: San Giovanni… ora pro nobis, San Cirillo… miserere nobis.
Insomma siamo così sovranisti e razzisti, così arretrati e barbari da aver causato l’aumento del debito dal 108,5% al 134,9% nel periodo 2001 – 2024, un aumento che peraltro si è verificato in tutti i Paesi europei e negli Stati Uniti, e questo in un periodo nel quale le costose tutele sociali sono state distrutte. Ma siamo anche così rozzi da non batterci il petto per aver causato la diminuzione di salari e stipendi in termini reali del 3% in un quarto di secolo, anzi a dire il vero a partire dal 1992, caso unico in Occidente e forse nel mondo; o se siamo in fase di piena deindustrializzazione; o se il settore agricolo sta subendo da anni una progressiva aggressione; o se i prezzi sono aumentati del 17,4% rispetto al 2019 (ma sapete che si tratta di cifre addomesticate, il dato reale è parecchio più alto) e quindi se i consumi si sono ridotti in quantità, anche se sono aumentati in valore nominale. Poiché questi fenomeni, sebbene con articolazioni diverse, si sono verificati in tutta Europa, basterebbe avere solo una coppia di neuroni funzionanti, per capire dove sta il male oscuro che ci affligge. Ossia quella Ue che agisce con devozione assoluta al capitalismo finanziario.
Già, l’Europa, nata pacifista e ora dedita alla guerra infinita, è proprio uno dei feticci di questa intellighenzia che si dice progressista, ma che im realtà è profondamente regressista. Sarà colpa del sovranismo, di cui ovviamente non si dà una precisa definizione. Però è davvero strano perché, vedete, la rinuncia ad alcuni pezzi della nostra sovranità dentro la quale le forze sociali si confrontavano secondo regole costituzionali, cioè in quel modo che si chiama democrazia, ha significato concederli a uno strumento elitario, non eletto che non ha i limiti del consenso e che può fare ciò che vuole. Ma poi, per superare l’evidente disastro della Ue che non si può più nascondere, ci si avvale di favole metropolitane, facendo credere ai benpensanti che siamo troppo piccoli per poter fare da soli. Il che è semplicemente il frutto di una ontologica ignoranza coltivata nei ceti parassitari che non hanno più idea del fatto che da soli e con la Lira siamo arrivati ad essere la sesta potenza industriale del mondo, mentre oggi siamo un Paese del tutto marginale o che il Giappone, poco più grande dello Stivale, è stato per decenni la terza economia del mondo o che la Gran Bretagna, anche più piccola di noi. ha per secoli detenuto un impero mondiale che ancora ci affligge, sebbene attraverso le sue ex colonie. Questa delle dimensioni in sé è la cosa più primitiva e stupida che si possa pensare.
Ma per fortuna, ci dice il Censis, che abbiamo la salvifica immigrazione selvaggia, uno dei punti fermi sul messale del Progressismus liberali illuminatus, anche se poi le cifre dicono tutt’altro, ovvero che sui circa dieci milioni di immigrati in lievitazione costante, come la pasta della pizza, solo il 29 per cento ha un lavoro, in stragrande maggioranza precario e spesso di natura schiavistica, e che il 35 per cento vive in condizioni di povertà assoluta. Il che, sociologicamente, rende perfettamente ragione dei fenomeni che dilagano e a cui nessuno sembra voler mettere mano, se non nel senso di nasconderli pietosamente perché così vogliono gli ufficiali pagatori del globalismo. I dati disegnano il fallimento totale della cosiddetta integrazione che è davvero un mito contradditorio, una specie di nodo gordiano che da una parte recita il multiculturalismo, dall’altra chiede l’adesione a un modello. O l’uno o l’altro. Ma certo per la borghesia conformista che cerca disperatamente di salire sul carro di quello che fino a ieri considerava il vincitore, la multiculturalità si ferma all’abitino etnico o all’uso del curry col pollo. Tutto molto americano e disgustosamente cretino. Questo fa dire ai catoni del Censis che il guaio degli italiani è che il 30 per cento di loro pensa che le autocrazie sono più adatte allo spirito dei tempi. Naturalmente il riferimento, non esplicito, oltre che intellettualmente volgare è a Putin, perché la pagnotta bisogna pur guadagnarsela e come dicono gli avvocati americani, la verità non paga le parcelle e, a quanto pare, nemmeno le laute prebende degli eterni grilli parlanti. Ma paradossalmente credo che questo ammiccamento si riferisca in realtà a coloro che vivono dentro l’autocrazia europea e ne sono pure contenti. A cominciare dal Censis, che quanto a vellutata barbarie intellettuale, non ha rivali.
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