Possiamo continuare ad aumentare gli sportelli di ascolto, il sostegno psicologico e i servizi dedicati ai giovani. E dobbiamo assolutamente farlo
Ma sarebbe un errore pensare che la solitudine dei giovani sia soltanto un problema individuale da affrontare quando ormai si è trasformata in DISAGIO DA DIPENDENZE E PER UNO STILE DI VITA NON CORRETTO . Perché la solitudine non nasce sempre dentro una persona. A volte nasce intorno a quella persona
Nasce quando mancano relazioni significative
Quando la scuola diventa soltanto un luogo in cui si studia e si viene valutati. Quando i quartieri non offrono occasioni di incontro. Quando le associazioni, lo sport, la cultura e gli spazi pubblici non riescono più a intercettare chi resta ai margini
Un giovane può essere continuamente connesso e sentirsi profondamente solo. Può avere centinaia di contatti e nessuno da chiamare. Può avere bisogno di uno psicologo. Ma può avere bisogno, prima ancora, di un luogo nel quale sentirsi atteso, riconosciuto e parte di qualcosa
Per questo la risposta alla solitudine non può essere affidata soltanto alla sanità. Serve un approccio integrato
Servono scuole capaci di essere anche luoghi di relazione e ascolto. Servono servizi sociali e sanitari che lavorino insieme. Servono associazioni, società sportive, gruppi culturali e realtà del volontariato messi nelle condizioni di diventare parte di una rete. Serve conoscere meglio le risorse che una comunità già possiede: luoghi, persone, associazioni, gruppi informali
E poi fare una cosa apparentemente semplice, ma politicamente e socialmente molto più impegnativa: aiutare le persone a incontrarsi. Esistono esperienze che vanno nella direzione della cosiddetta prescrizione sociale: non soltanto indicare a una persona un servizio, ma accompagnarla verso attività, gruppi, relazioni e opportunità presenti nella comunità
Perché non tutte le fragilità devono essere immediatamente medicalizzate. Alcune hanno bisogno di cure. Altre hanno bisogno di ascolto. Altre ancora hanno bisogno di una comunità che si accorga che qualcuno sta lentamente scomparendo dalle relazioni
La solitudine dei giovani ci pone quindi una domanda più grande: che tipo di città stiamo costruendo per loro?
Una città può avere servizi efficienti e, nello stesso tempo, essere povera di occasioni per incontrarsi. Può avere strutture e mancare di luoghi. Può avere migliaia di persone e produrre solitudine
Dovremmo cominciare a considerare le relazioni come una vera infrastruttura sociale. Perché creare salute non significa soltanto curare chi sta male. Significa anche costruire le condizioni perché sia più difficile sentirsi soli
La solitudine dei giovani non è soltanto un problema dei giovani. È una responsabilità della comunità che stiamo costruendo intorno a loro
Bonifacio Pistocchi PRESIDENTE ACAT DEL POTENTINO ODV-ETS
