Viviamo alla fine di un mondo senza riuscire ad immaginarne un altro. Un mondo che oggi si attacca alla guerra per tentare di sopravvivere comunque. Negli ultimi giorni, la retorica bellica si è fatta piuttosto diffusa in Europa, dando l’impressione che, a un certo livello, in qualche stanza buia e fumosa, sia già stato deciso di entrare in guerra contro la Russia. La retorica, almeno nei media mainstream, è diventata apertamente sciovinista: la guerra viene dipinta come inevitabile, la popolazione viene esortata a prepararsi, mentre i giovani vengono incoraggiati (o costretti) ad arruolarsi. Allo stesso tempo, i preparativi bellici concreti procedono, soprattutto lungo il confine occidentale della Russia ed è probabile che si stia preparando un evento scatenante, probabilmente un’operazione sotto falsa bandiera tanto che il giornalista ucraino Dmytro Gordon, molto vicino a Zelensky, ha ritenuto opportuno condividere questa perla con il pubblico: “So per certo una cosa: tra pochi giorni accadrà qualcosa che ci darà grande speranza. Mi spiego meglio… Al momento parlo di ciò che so. Non posso dire di cosa si tratterà, perché è un segreto militare, ma so che nei prossimi giorni, sicuramente entro una settimana o al massimo due, accadrà qualcosa che darà le ali alla nazione. Ne sono sicuro.”
Questo nonostante Putin si è ripetutamente rivolto ai popoli europei, dichiarando che la Russia non è loro nemica e non ha alcuna intenzione di attaccare nessuno. Potrebbe naturalmente mentire per cogliere tutti di sorpresa, ma se la Russia si stesse preparando a invadere l’Europa, tali preparativi non potrebbero essere nascosti: ci sarebbero prove, e il normale protocollo diplomatico imporrebbe di chiedere conto alla Russia e di esigere spiegazioni sui suoi preparativi. Dunque l’atteggiamento dei Paesi Nato, ad esclusione di alcuni è completamente incomprensibile.
Si tratta di una pura follia, ma da un certo punto di vista, è l’estrema ratio per tentare di tenere in vita il sistema. L’Europa o per meglio dire la Ue (ricordate quando si diceva che l’Unione era una garanzia contro le guerre?), ha puntato tutto sul conflitto per procura contro la Russia e ha perso: pensava che Mosca avesse solo delle scartine e invece aveva il punto vincente, che poi, coniugato con l’altra avventura in Iran, sta facendo crollare i mercati finanziari globali. Per comprenderlo basta questa serie di tabelle che mostrano come ci sia una sorta di Armageddon obbligazionario che sta portando sempre più in su i rendimenti dei titoli in tutti i più importanti Paesi, rendendo oneroso fino all’impossibile il ricorso al credito:
Bisogna tenere conto del fatto che la crisi del 2008 ha esaurito le capacità di resilienza del sistema che si è salvato solo con i quantitative easing, ossia con denaro a costo bassissimo, in qualche caso anche con interessi negativi. Ciò ha deformato tutta l’economia, ha depresso l’economia reale ed esaurito le risorse: si è arrivati al punto che già oggi gli Usa spendono di più per il debito che per qualunque altra voce di bilancio, compreso il comparto militare. Per giunta si tratta di titoli contrattati a suo tempo a interessi molto più bassi di quelli attuali, se essi avessero gli interessi di ora sarebbero impossibili da ripagare se non attraverso un completo scasso sociale. Per questo la guerra diventa necessaria a rimescolare le carte, guadagnare tempo e nascondere l’imbroglio del neoliberismo. Si tratta della stessa ragione per cui l’uomo della sega elettrica in Argentina, di fronte al fallimento delle proprie ricette, non trova di meglio che tornare a rivendicare le Malvine, scaricando all’esterno le tensioni interne. Ma in questo caso non si tratta della crisi di un singolo Paese, ma di quella del sistema stesso. La guerra è preferibile alla caduta interna, tanto più che la stessa distruzione è ciò che permetterà in ogni caso la sopravvivenza non della gente, ma dei profitti.
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