di Giannozzo Pucci

Fonte: Giannozzo Pucci

In Italia i contadini non ci sono più, restano gli agricoltori industriali che sono un mercato per l’industria, un mercato di pesticidi, petrolio, macchine agricole, droni, computer, tecnologie sempre più costose e diverse  come i trattori guidati dal satellite, che in nome del progresso sono agricoltori sempre più grandi, sempre più inquinanti, sempre più indebitati, per questo non vivono se non ricevono finanziamenti dall’unione europea. Un’attività piena di comunità rurali, contadini e artigiani, trasformatori su piccola scala, per mercati locali, in cui vigeva il regime di esenzione dall’essere considerata e tassata come il commercio, eccetto il dazio, Un’attività da cui nasceva la lingua, la cultura materiale del saper fare, su cui con la mezzadria e la coltivazione diretta, si sono costruite e mantenute buona parte delle nostre meravigliose città storiche, un’attività che è  stata schiacciata e distrutta dalle leggi fatte apposta per l’industria perché, come diceva don Milani, non c’è peggiore ingiustizia che fare parti uguali fra diversi, in altre parole “libera volpe in libero pollaio”. L’Europa è i nostri sindacati agricoli sono stati e sono i grandi sostenitori di tutto questo, al di là di quello che ogni tanto fanno finta di essere. Sono a favore degli allevamenti industriali che non sono mai esistiti nel mondo contadino. Loro difendono l’uso del glifosate che inquina le falde per tutti e che non è mai esistito nel mondo contadino. Loro non si oppongono alle assurde complicazioni burocratiche che sono lavoro per loro, e preferiscono eliminare un milione di contadini e luoghi di vita contadina nelle campagne per avete 60mila posti di lavoro davanti ai computer nei loro uffici in città. Loro e l’Europa non vogliono una vera transizione ecologica perché non vogliono liberalizzare, far rinascere e proteggere una nuova agricoltura contadina, senza la quale non cambieremo cultura e modo di vivere da quella finanza di saccheggio in cui siamo ora e non torneremo a un’armonia e simbiosi con la terra secondo quello che molti popoli felici hanno vissuto e potrebbero vivere ancora di più  oggi, nel rispetto dei comandi del Creatore scritti nella natura.
Per modernità s’intende quella corrente di pensiero che ha rotto col passato e considera come un valore unicamente ciò che rientra nel concetto di “progresso”: il primato dell’efficienza, dell’immagine sul pensiero e della struttura sul contenuto. Sono esclusi i valori della saggezza e della contemplazione, nonché tutto quello che si collega alla sfera religiosa, considerata come dominio dell’irrazionale: si rigetta così  la dimensione trascendente della realtà e si genera l’indifferenza nei confronti di Dio e della sua Parola. Perciò la cultura moderna è una rottura/opposizione rispetto al Vangelo, perché votata ai principi del razionalismo. L’uomo moderno tende così a costruire la vita su consensi sociali soggettivi verso scelte contrarie alla stessa etica naturale ( aborto, eutanasia e insieme rifiuto della morte, ingegneria genetica, invenzioni di sessi ecc.) Cioè su comodità o bisogni o interessi travestiti di diritti che nascono da sofferenze individuali in una società che considera un supremo diritto l’abolizione di ogni sofferenza nel benessere individuale imprigionato e manipolato e distratto dalla tecnologia. Da questo che sta distruggendo la terra bisogna uscire con l’etica naturale, l’alimentazione naturale, la rigenerazione delle acque, delle terre, dei boschi, tramite piccoli popoli/comunità che sul territorio comincino a esprimere sovranità.

Fonte:

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/in-italia-i-contadini-non-ci-sono-piu

Di BasNews

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