di Francesco Tallarico

Fallisce a sorpresa la Silicon Valley Bank, la sedicesima banca degli Stati Uniti per dimensione, dal nome iconico. La Svb aveva annunciato un aumento di capitale di oltre due miliardi di dollari, volto a compensare le perdite sofferte con la vendita di un portafoglio costituito soprattutto da treasuries Usa. Ieri, l’annuncio dei vertici della banca americana ha scatenato un’ondata di smobilizzi a Wall Street. Il Nasdaq composite ha perso il 2,5%, mentre lo S&Poor 500 è andato giù dell’1,85%. Il Dow Jones è crollato di 543,54 punti, scendendo al di sotto della media mobile in 200 giorni, per la prima volta dallo scorso 9 novembre. Cosa hanno fatto i fondi di investimento? Invece di dare alla banca in difficoltà i soldi che chiedeva, sono corsi a vendere il titolo a qualunque prezzo e la banca è fallita.

Nel sistema finanziario le singole banche sono come i tentacoli di un’unica piovra. Si sorreggono a vicenda. Perciò, se una banca fallisce e la si lascia fallire senza tentare un salvataggio, significa che l’intero sistema bancario/finanziario è sull’orlo del crollo.

Se c’era qualche incertezza circa la reale portata dell’evento Svb, l’intervento del Segretario al Tesoro degli Usa, Janet Yellen, ha fugato tutti i dubbi. Si tratta di una vera e autentica catastrofe. Ma, che cosa ha detto la Yellen? Semplicemente di stare tranquilli, che non c’è nessun pericolo di contagio; le banche Usa sono “resilienti”. I responsabili hanno sempre detto così in tutte le circostanze storiche e poi è successo l’irreparabile. Nel 1929 il fallimento di una banca austriaca, la Kreditanstalt, ha innescato la grande depressione. Nel 2008 è stata la volta del crac della banca Lehman Brothers e della crisi dei subprime a scatenare una crisi, dalla quale l’Europa non si è mai ripresa del tutto. E in quelle circostanze le autorità hanno continuato a dire di stare tranquilli in quanto non c’era pericolo.

Ma, quale potrebbe essere la portata di una crisi bancaria/finanziaria globale oggi? Le condizioni in cui ci si trova non sono più quelle di un tempo. Dal 2008 ad oggi il debito totale del mondo è aumentato dal 300% circa al 400% del Pil. L’inflazione nell’eurozona è arrivata quasi al 10% e negli Usa al 6,4%. Ma, non si tratta di un’inflazione conseguente ad una crescita economica, bensì di un’inflazione da stagnazione. L’Occidente si trova in stag-flazione. Inoltre, molte economie nel mondo, principalmente i Brics – Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica – si stanno liberando dal giogo del dollaro statunitense. In questo contesto un crollo a catena del sistema bancario/finanziario occidentale comporterebbe la fine dell’economia come la conosciamo. Con tutto quello che ne deriverebbe in termini di conflitti per le risorse, crollo delle autorità statuali, guerre civili, etc..

fonte:

Di BasNews

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