Salvatore A. Bravo

L’onda dello  spettacolo “Tutti contro il PATRIARCATO” prosegue la sua corsa. Simile ad uno tsunami avanza eliminando, in primis, la razionalità critica. Siamo in piena acrisia, il vuoto critico si rende visibile nelle manifestazioni mediatiche e di piazza in cui gli slogan hanno sostituito la dialettica. Lo spettacolo è policefalo, abbiamo assistito a una pluralità fantasmagorica di “contestazioni”: slogan, giovani in marcia  che contestano i “patriarchi” nell’epoca del complesso di Telemaco, personaggi dello spettacolo che acclamano tra facili applausi che “si vergognano di essere uomini”, i flash mob e ogni forma simbolica di rappresentazione contestativa completano l’elenco…. insomma l’offerta dello spettacolo è stata, ed è notevole. Le intenzioni di molti sono serie, e la buona fede dei più giovani è un dato autentico, ma il sistema mediatico è stato capace di manipolare la contestazione e volgerla verso il “politicamente corretto”. Si tratta di una occasione mancata, in  quanto le manifestazioni sono opportunità dialettiche per capire e risemantizzare la realtà.  Senza l’apporto dialettico le manifestazioni rischiano di essere le stampelle del potere, malgrado la volontà buona di tanti. Il dominio ha addomesticato tanti con la logica degli slogan, ha piegato le nuove generazioni con la guerra contro il logos. Gli effetti della misologia sono evidenti, bisona prenderne atto.

Senza approfondimento dei temi, senza la lettura critica dei dati e delle statistiche non vi è che l’acrisia senza speranza. Il sistema falcidia la formazione e la politica militante, in modo da cancellare la partecipazione critica con la quale decodificare i dati in modo critico.

Se ascoltassimo il linguaggio che gradualmente si afferma nei media e di riflesso nel linguaggio comune, scopriremmo che è in atto la disumanizzazione degli “uomini”. Sempre meno “uomini” e sempre più “maschi”.  La parola maschio indica il genere maschile ridotto ad animalità ormonale, ad esso si contrappone la donna. Gerarchizzazione e razzismo sono in questa maniera inoculati mediante il cambio di paradigma linguistico. Tutti gli uomini ridotti ad essere semplici maschi sono spiritualmente inferiori alle donne, le quali in tale logica, rappresentano l’umanità compiuta. Una tale rappresentazione linguistica non può che porre una visione del mondo darwiniana nella quale ogni uomo è tale solo in apparenza, ma in realtà è un maschio, un essere irrazionale e segnato dall’incapacità di dominare istinti e pulsioni, a cui si contrappone la donna.

fonte:

Di BasNews

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