• Luglio 21, 2026 12:58 am

Disastro economico contro lobby sioniste

Dibasnews

Giu 3, 2026

Credo che la contemporaneità sia un’inestricabile ossimoro storico, dove una fitta serie di eventi e di novità contrasta con l’immobilità di un globalismo parmenideo, solido, tondo e immutabile: il neoliberismo è, mentre tutto il resto non esiste. Così accadono milioni di cose che tuttavia sembrano arenarsi in una battigia senza futuro, che non hanno alcuna relazione con il cambiamento e sono soltanto illusioni. La rivincita di Zenone, di Achille e la tartaruga o della freccia che non raggiunge mai il bersaglio. Naturalmente non è così, tutto cambia, salvo l’essere stesso, ma ciò che ci viene detto e imposto di credere con immutabile fiducia è che ogni cosa che accade e ci travolge non è che una temporanea increspatura di questo stagno – mondo che sarà ben presto superata. Così è stato anche per la crisi iraniana nella quale la mancanza del 15% del petrolio, che è una quantità enorme, è stata incassata dal cosiddetto mercato e dalle Borse, con un aplomb strano e incoerente: prima la stolida fiducia in una vittoria americana e in seguito la volontà ostentata più che ricercata di un cessate il fuoco, hanno tenuto a bada i futures dell’oro nero, anche se non proprio i prezzi reali. Essi sono aumentati per i consumatori, ovvero per tutti noi, ma non tanto quanto ci si sarebbe aspettati. È del tutto evidente che le oligarchie e la loro mano più che visibile hanno voluto allontanare da Washington il disastro.

Ma il tempo stringe perché si vanno esaurendo le riserve che sono state immesse proprio per calmierare i prezzi e non creare un disastro economico di proporzioni mai viste, ma ora gli inventari globali di petrolio raggiungeranno livelli di stress operativo entro questo mese ( come dimostra il grafico in apertura del post)  e la situazione non potrà che peggiorare: nei mesi estivi, a cominciare da questo, i prezzi aumenteranno. Problemi di distribuzione porteranno alla chiusura temporanea di alcune stazioni di servizio. Alcuni prodotti derivati ​​dal petrolio diventeranno difficili da reperire. Entro agosto i governi occidentali inizieranno a introdurre misure di razionamento. Le raffinerie più piccole chiuderanno. La pressione politica aumenterà fino a un punto in cui non potrà più essere ignorata. Le voci dell’industria non petrolifera, degli ambienti finanziari e dell’opinione pubblica diventeranno più forti di quelle delle lobby interessate a che la guerra continua. Se volete un piccolo esempio di giornata la Calbee giapponese che produce cibo istantaneo è stata costretta a produrre confezioni in bianco e nero anziché a colori per la mancanza di nafta che ha causato la carenza di inchiostri colorati. Tra poco finirà anche la pellicola di polipropilene che serve ad avvolgere gli alimenti, mettendo in crisi i supermercati. Insomma passo dopo passo si passerà dall’abbondanza alla carenza che non potrà essere superata in breve tempo. E con questa a una crisi finanziaria che è ormai dietro l’angolo

Ed è proprio su questo crocevia che si innesterà il dramma di Trump che da una parte è ostaggio delle lobby sioniste e dall’altro non può tirare la corda troppo a lungo e provocare  un armageddon economico che lo distruggerebbe. Può anche darsi che riesca in qualche modo a rivoltare la frittata, ma di certo non per molto tempo. A meno che… le medesime lobby sioniste che si oppongono con veemenza a qualsiasi accordo di pace con l’Iran e lo stesso governo di Tel Aviv che tenta di sabotare qualsiasi soluzione di pace non vengano fulminate sulla via di Damasco da un’intuizione: che se gli Stati Uniti dovessero definitivamente perdere la loro credibilità e la loro egemonia, se salta tutto il sistema del petrodollaro, sarebbe anche la fine di Israele che di fatto sopravvive solo grazie ai fondi e alle armi americane. In questo senso è anche possibile che alla fine un qualche trattato di pace, precario e temporaneo possa essere firmato, anche se esso costituirebbe comunque una sconfitta.

fonte:

Di basnews

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