Tra insulti, ipocrisie e violenze verbali ai limiti del linciaggio morale, la campagna referendaria giunge a conclusione. Un quadro devastante è stato offerto agli elettori soprattutto dagli esponenti del Governo e da gran parte dell’ignobile classe dirigente della destra al potere, contro la magistratura organo autonomo dello Stato, disciplinato saggiamente dai padri costituenti, per assicurare lo Stato di diritto e l’eguaglianza di tutti i cittadini difronte alla legge. Un mese di scontro politico e attacchi inqualificanti hanno preso di mira non solo l’architettura e l’organizzazione della magistratura, ma i singoli magistrati, facendo leva su limiti e inefficienze in gran parte addebitabili, più alle scelte della politica e alle conseguenti azioni legislative, per il buon funzionamento della macchina giudiziaria, che ai singoli magistrati, che pure non sono immuni da errori nell’applicare le leggi varate dal Parlamento. Il Fronte del Si con intesta la Capa del Governo e i suoi adepti, tra mille contraddizioni, bugie, falsità e strumentalizzazioni dei fatti di cronaca, raramente sono entrati nel merito del testo di riforma che andrebbe a modificare sette articoli della Costituzione. Non ha spiegato quali “vantaggi” ne deriverebbero, ammesso che ce ne siano, per avere una giustizia più giusta, veloce ed efficiente a garanzia di chiunque incappi in problemi giudiziari. Nel tentativo di entrare nel merito, diverse dichiarazioni di autorevoli esponenti del fronte del SI hanno svelato le vere ragioni della Riforma, a partire dal titolare del Ministero della Giustizia, Carlo Nordio, il quale in una delle sue incontrovertibili dichiarazioni ha affermato: – “Questa riforma non influisce sull’efficienza della giustizia né tantomeno sui tempi dei processi”. In una delle sue interviste, fra l’altro, rincara pesantemente la dose, accusando il CSM di agire con logiche da “sistema paramafioso”, grave affermazione che indusse il capo dello Stato, Mattarella, ad intervenire in seduta plenaria presso il CSM, a difesa dell’autorevole organismo da lui presieduto e dell’onorabilità di tanti magistrati caduti per mano delle mafie e di tanti altri impegnati quotidianamente contro di esse. Un’altra oltraggiosa offesa diretta contro la magistratura è stata sferrata da Giusy Bertolozzi, capa di Gabinetto del Ministero della Giustizia, che in una diretta televisiva invitò a votare SI per toglierci di mezzo la magistratura, definendo, inoltre, alcuni settori “Plotoni di Esecuzione”. Quindi, si evince chiaramente l’attacco spietato ad un organo dello Stato che per ottant’anni, ha garantito la giustizia nel nostro Paese pur tra limiti, errori e inefficienze, certamente da correggere, cosa che non fa la controriforma Nordio, la quale, mira solo a scalfire l’ordinamento giudiziario e insieme la Costituzione, minando la separazione dei poteri, utilizzando pretestuosamente la separazione delle carriere dei magistrati con l’obiettivo di sottomettere la magistratura al Potere Politico. Tra le tante aberrazioni esternate, una tra le più inqualificanti è stata quella pronunciata dall’On. Aldo Mattia di FdI a Genzano di Lucania, in un convegno per il SI. “L’onorevole” nella sua appassionata arringa, galvanizza dirigenti, iscritti e simpatizzanti meloniani con il solito linguaggio violento e propagandistico, ad un certo punto, si lascia andare con una squallida e vergognosa affermazione – “…Se non bastano gli argomenti, utilizzate anche il solito sistema clientelare, fare leva sulla rete di conoscenze – poi, spudoratamente incita la platea – utilizziamo anche questi mezzi perché dobbiamo vincere questa battaglia”. Dal mio punto di vista, la stessa maggioranza di Centrodestra ha fornito tutti gli elementi e le ragioni vere, per votare un secco NO al Referendum, per difendere il dettato costituzionale e fermare il clima di odio e di violenza innescati dalla destra al potere, fin dal suo insediamento. Bisogna fermare i tentativi neoautoritari in atto! Dire NO alla controriforma costituzionale, significa affermare innanzitutto lo stato di diritto, quale principio fondamentale del nostro ordinamento costituzionale, che assicuri, appunto, la certezza del diritto e la protezione dell’individuo. La Costituzione se pur riformabile, necessita di un’ampia condivisione delle forze che siedono in Parlamento, attraverso un confronto serio come fu quello dei padri costituenti. Al contrario, la riforma sottoposta a referendum è stata blindata e votata dalla maggioranza di Governo senza un serio approfondimento con le forze di opposizione. Intanto ipocritamente, la Meloni, falsificando la realtà, ha fra l’altro affermato – “la Riforma non è di Destra o di Sinistra”. Si è trattato dell’ennesima affermazione nel tentativo di nascondere le vere ragioni politiche di sottomettere la magistratura all’esecutivo. Al di là della propaganda sulla cosiddetta separazione delle carriere dei magistrati, la filosofia e l’impalcatura del testo mira a scalfire i pilastri dello Stato di diritto, che vuole la legge uguale per tutti, quindi, anche i pubblici poteri, inclusi Governo e amministrazioni, sono soggetti alla legge e limitati da essa. In conclusione, votare NO significa bloccare un disegno eversivo della destra fascista, che viene da lontano, e in ultima analisi ha come obiettivo la demolizione della Costituzione nata dalla resistenza antifascista, come si evince dai volti ammorbati di vendetta, da chi intende vendicarsi di quella sconfitta subita nel lontano 1945 dalle forze progressiste ed antifasciste. Quindi la posta in gioco è tutta politica, si tratta della difesa della costituzione e il futuro democratico del nostro Paese. Questa è l’analisi e il mio punto di vista per un convinto No alla modifica della Costituzione.
Gennaro Giansanti
già Assessore alla Provincia di Potenza