Un senso di ridicolo e insieme di depravato e desolante si mescola al dramma che l’Europa sta vivendo per mano dei burattini telecomandati degli oligarchi finanziari. Quando tutto il castello di carte sta per crollare e gli edifici sono inclinati, è difficile rimanere in equilibrio e così niente di più facile che la farsa si mescoli con la tragedia. La cosa in assoluto più spassosa è che il milieu politico europeo, sommerso dalla sua sconfitta, cerca di spaventare i cittadini europei non più e non solo con la palese menzogna del pericolo di un’invasione russa, che si sta rivelando una balla troppo debole persino per i più tonti, bensì con qualcosa di più concreto e di più vero. Se la Russia dovesse vincere – cominciano a dire da Bruxelles e dalle sue sedi decentrate – allora tutta la Ue è in pericolo. Certo che è così, ma è anche ciò che la maggioranza delle persone vuole, non potendone più di un potere insensato, privo di una reale legittimazione democratica, costruito nel migliore dei casi da un lobbismo esasperato e cieco fautore di tutti gli ideologismi globalisti. Un potere che ha impoverito e sottratto tutele, che sta distruggendo l’industria e l’agricoltura, che si sta mangiando il nostro futuro. Se volevano trovare un argomento per gridare “forza Putin” non ne potevano trovare uno migliore.
E che riso amaro suscita il governo italiano tutto intento a minimizzare – fra le innumerevoli ruberie – persino gli imperdonabili cessi d’oro, costruiti per i loro candidi sederi dai nazisti ucraini, con i soldi di tutti noi, con quelli della sanità e della scuola, con quelli delle pensioni e delle accise. Certo non mi aspetto che i personaggi che transitano nelle stanze del potere nazionale siano troppo sensibili alla corruzione, vista la loro storia, ma il Consiglio supremo di difesa che si riunisce per dichiarare l’appoggio ad oltranza dell’Ucraina fa impressione. Soprattutto quando vuole spendere e spandere adesso per acquistare armi che in realtà saranno pronte non prima del 2027, quando per l’Ucraina sarà già storia. Quindi un’operazione opaca, tanto più che essa è sponsorizzata dal ministro della Difesa Crosetto che ha numerose e fruttuose relazioni con l’industria degli armamenti. In realtà ciò da cui ci dovremmo davvero difenderci è il Consiglio supremo di difesa.
Nel frattempo anche un cretino con la patente capisce che i giorni per l’Ucraina sono contati: i russi attaccano lungo un vasto fronte che comprende Zaporizie, Dnipro, Donetsk, Kherson, Kharkov, Sumy infliggendo ogni giorno oltre un migliaio di perdite alle truppe di Kiev, cifra alla quale vanno aggiunte dalle 20 mila fino alle 40 mila diserzioni al mese. Lo stesso battaglione Azov è ora circondato a Pokrovsk e sarà annientato. In questa drammatica situazione il reclutamento va sempre peggio e ormai la stessa base demografica a cui attingere si sta inaridendo. Lo dicono persino i più cari amici americani di Zelensky, ossia l’Atlantic Council e l’Institute for the Study of War, che fino all’ultimo hanno tentato di ” vendere” un’immagine vittoriosa o comunque non troppo perdente di Kiev e del suo duce, guitto in tv, ma anche nei Parlamenti a cui chiede sempre soldi, sempre di più. Come se questo non bastasse i russi stanno prevalendo nel campo forse più importante, quello dei droni: continue innovazioni, cui la Nato non riesce a tenere dietro, stanno permettendo più ampie operazioni in cui le truppe corazzate sono in diretto contatto con lo sciame di droni che le accompagna senza dover affidare questo compito alle retrovie.
Ma se le cose vanno male per il conducator di Kiev, non vanno affatto bene per i suoi impresari, ovvero per i ducetti che si riempiono ogni giorno la bocca di parole di guerra: il cancelliere Merz ha un gradimento del 16 per cento, un fatto mai accaduto in Germania, mentre sia Macron che Starmer hanno più o meno percentuali analoghe. Però tengono duro, perché se è vero che l’economia reale affonda e con essa quella delle persone, il gioco finanziario, a cui sono strettamente legati e di cui sono espressione, gonfia ancora le sue bolle. Un effetto probabilmente studiato a tavolino con i burattinaia cui la guerra permette di aumentare lo sfruttamento della gente e la sottrazione di diritti. Ma sono ormai isolati e rimane loro solo il tentativo di repressione delle libere opinioni che ora diventano tout court propaganda russa. Per fortuna che i megafoni del potere, ossia i giornaloni e i giornaletti, secondo le ultime analisi hanno fatto un nuovo tonfo e i quotidiani nazionali hanno gli stessi numeri che una volta avevano i fogli di provincia. Io ho cominciato a lavorare in un giornale a diffusione regionale che però vendeva due volte mezza le copie che oggi riesce a smerciare il Corriere della Sera e più di tre volte quelle di Repubblica. Forse arriveranno a concepire il suicidio assistito che a loro tanto piace. La realtà si può falsificare, ma non la si elimina e questo mondo sta affondando nella melma.
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