La settimana è cominciata come un clamoroso falso: le immagini di Zelensky a Kupiansk che vorrebbero essere la prova che la città sarebbe ancora in mano ucraina. Ma chi ha un minimo di conoscenza della situazione al fronte sa che in un ambiente saturato dai droni, nessuno uscirebbe così allo scoperto e per giunta senza nemmeno l’elmetto. Non ci dobbiamo di certo stupire: oggi foto e video montaggi sono uno scherzo per quella che viene chiamata impropriamente intelligenza artificiale e si possono creare contesti a piacere con pochissimo sforzo, mentre prima erano operazioni parecchio più complesse e del resto il finto soldato Ze non è mai stato più vicino di 50 chilometri dal fronte nemmeno all’inizio dello scontro armato. Qualche giornalista ucraino pensa invece che si tratti di un filmato girato uno o due mesi fa. Ma ormai siamo condannati ad essere presi in giro da una macchina di propaganda che cerca in ogni modo di dare fiato alle fantasie di una possibile vittoria dell’Ucraina che consente di giustificare politicamente le spese per rifornire il regime di Kiev, continuando con una pervicacia senza limiti e senza giustificazioni ad alimentare i meccanismi che stanno distruggendo l’economia del continente.
Lasciamo dunque gli spot nel posto che meritano, ovvero quello dello spettacolo da cui Zelensky non si è mai realmente allontanato e veniamo alle cose serie, anzi serissime. Ci sono infatti due eventi che sembrano coincidere: il furioso tentativo della Ue di rubare i beni russi congelati nelle banche europee, soprattutto in quelle belghe, che non solo rischia di allontanare i capitali dal continente per paura che vengano rapinati, ma si pone di fatto come una rottamazione di quelle regole a cui gli ipocriti di Bruxelles dicono di ispirarsi e nello stesso tempo costituisce una clamorosa rottura dei trattati fondativi dell’Unione: il ricorso alla maggioranza qualificata invece che all’unanimità per dar corso alla rapina, superando le numerose resistenze a quest’atto autodistruttivo, deforma l’articolo 122 dei trattati, dove queste misure sono consentite solo in casi di emergenza che riguardano uno o più Paesi membri. Ora non sembra che né l’Ucraina, né la Russia lo siano e dunque si tratta di un’illegalità che rende per ciò stesso la commissione una sorta di despota collettivo senza più nemmeno le consuete mascherature democratiche.
Però tutto si paga e in questo caso il contrappasso è arrivato subito: l’idea nata a Washington di lasciar perdere il G7 che è ormai una inutile passerella di facce da schiaffi, per creare una sorta di “Core Five” dove Usa, Russia, Cina, India e Giappone possano discutere dei loro problemi e delle loro relazioni. La cosa sembra balzana, ma ha un suo senso per Washington e per la nuova strategia impostata nel documento di sicurezza nazionale: da una parte è un tentativo abbastanza scoperto di mettere un bastone tra le ruote ai Brics, ma dall’altra testimonia del fatto che gli Stati Uniti devono ormai fare i conti con la realtà e non possono continuare ad agire come se fossero una serie su Netflix. Quasi certamente non se ne farà nulla, ma anche le idee buttate lì, anzi particolarmente quelle che non hanno alle spalle programmi e piani studiati nei dettagli, testimoniano delle idee e degli umori che circolano. E la completa esclusione della Ue o di qualche Paese europeo da questo ipotetico tavolo di discussione, la dice lunga sia sul degrado economico del continente, sia sulla sua assoluta marginalità geopolitica. Gli scappati di casa che a Bruxelles credono di contrastare l’irrilevanza con il loro assurdo bellicismo, si stanno in realtà via via escludendo da ogni assetto futuro. Per paradossale che sia, sembrano rimasti aggrappati alle logiche createsi alla fine della guerra mondiale e a quelle della guerra fredda, nella quale sia i singoli Paesi europei, sia la loro unione, non fungevano che da mera e obbediente appendice di Washington. L’autonomia che essi invocano in ragione della guerra giusta non è solo disperazione, non è solo cinismo, ma è anche totale mancanza di idee e di prospettive.
È del tutto chiaro che questa delirante nomenklatura europea, messa in sella dai poteri finanziari, non può, per la sua stessa sopravvivenza, scegliere la strada della pace e probabilmente nemmeno lo vuole perché questo significherebbe rimettere in gioco la storia e la politica, cosa che i loro burattinai aborrono. Pensano di poter surgelare il loro passato perché non hanno futuro. E così non hanno altra idea che suicidare i loro stessi cittadini con azioni sconsiderate e alla fine del tutto inutili a raggiungere gli scopi che dicono di prefiggersi. A meno che lo scopo finale non sia cancellare la libertà di pensiero, controllare ogni mossa delle persone, imporre visioni obbligatorie e creare così un nuovo sistema feudale, peraltro già esplicitamente vagheggiato nel grande reset. Ecco perché dovremmo liberarci da questo teatro di burattini con le teste di legno.
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