domenica, 13 Giugno 2021
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Sviluppo rurale: no a decurtazione fondi per il sud

Per il consigliere di Fratelli d’Italia, Quarto, “se così fosse il mondo agricolo meridionale subirebbe un danno incalcolabile valutabile nell’ordine di decine di milioni di euro per ogni Regione”

“L’agricoltura italiana e quella meridionale in particolare vivono un periodo difficile. Gli effetti negativi derivati dalla pandemia,  come del resto accade in tutti gli altri settori dell’economia si avvertono sensibilmente. In un contesto così complicato diventa difficile dare una spiegazione e quindi accettare la strategia adoperata dal Ministro dell’Agricoltura Patuanelli che si pone come obiettivo quello di decurtare i fondi europei per lo sviluppo rurale relativi al biennio di transizione 2021-2022 alle regioni meridionali, il tutto ovviamente a favore delle regioni del Nord Italia”.

Lo sostiene il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Piergiorgio Quarto per il quale “è importante a tal fine evidenziare l’impegno ad oggi  profuso dagli assessori regionali all’ agricoltura di Basilicata,  Campania, Puglia, Sicilia, Calabria e Umbria per evitare l’ingiustificato ‘scippo’. Si invocano decisioni ispirate a criteri di equità che permettano di continuare a dare sostenibilità all’intero comparto agricolo nazionale. Posizione questa sostenuta anche da tantissimi parlamentari italiani, dai molteplici orientamenti politici, ben consci della gravità di scelte improvvisate prive di una logica costruttiva”.

“Vi è la consapevolezza – dice – che provvedimenti governativi orientati a cancellare la fase transitoria del biennio 2021-22 provocherebbero un ulteriore danno proprio a quelle regioni già svantaggiate come quelle meridionali, private ingiustamente  di fondi destinati a garantire il riequilibrio strutturale. Un ‘non sense’ da osteggiare con ogni mezzo a disposizione degli agricoltori meridionali in generale, lucani in particolare. Gli assessori stessi, continuano a dichiarare apertura al dialogo e propensione a nuove soluzioni a partire dal 2023, con l’introduzione di  criteri innovativi per la ripartizione dei fondi stessi. Il tutto grazie anche all’insediamento di un tavolo tecnico in grado di produrre valide decisioni entro 60 giorni. Occorre cambiare si ma con raziocinio, evitando di stravolgere i criteri adottati in passato. Medesimo orientamento è stato espresso dal MEF e dai membri della Commissione Europea competenti in materia, a testimonianza  della bontà delle tesi prospettate dai rappresentanti degli esecutivi regionali”.

“In conclusione – afferma Quarto – desta forti perplessità la proposta avanzata dalle regioni ‘nordiste’ di disconoscere in toto il criterio di ripartizione della storicità della spesa, se così fosse il mondo agricolo meridionale subirebbe un danno incalcolabile valutabile nell’ordine di decine di milioni di euro per ogni Regione. Tutto questo provocherebbe una situazione insostenibile, da evitare con ogni strumento a disposizione  da parte di tutti gli operatori del settore”.

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