È davvero sorprendente il livello del ceto politico italiano che non è nemmeno più sotto le suole, ma sotto il livello di quelle strade che nemmeno riesce ad aggiustare in maniera decente. Non parlo di livello morale che in Occidente non esiste più, è solo una finzione di facciata sostituito dalle parole d’ordine del globalismo e dell’Fmi che ne riassume operativamente i dogmi. Non parlo nemmeno di cultura politica che è stata completamente cancellata, sia a destra che a sinistra e funge solo da orpello che fa gioco al potere vero. Parlo invece dell’intelligenza che sembra precipitata in un profondo abisso. La minimizzazione assoluta della corruzione di Zelensky e del suo entourage, delle toilette in oro e dei cento milioni che sarebbero stati sottratti al settore energetico – in realtà solo la punta di un iceberg gigantesco di ruberie – mette in mostra o una cecità assoluta o una volontà di continuare a fornire soldi di tutti, oltre ogni plausibilità, a un regime corrotto e per una guerra persa.
E allora mi chiedo se il milieu politico che va dalla Meloni, a Mattarella, alla Schlein, non sia riuscito a capire che le accuse al regime di Zelensky sono uno dei modi con cui l’amministrazione di Washington sta cercando di porre fine al conflitto. Lo fa in maniera rudimentale, ma ciononostante è uno dei modi con cui gli Usa possono uscire dalla situazione senza apparire sconfitti: è stata la corruzione all’interno di Kiev che ha portato alla sconfitta e non l’incapacità della Nato di avere ragione della Russia, ecco perché adesso salta fuori questo segreto di Pulcinella. La chiave di tutto sta in Andrei Jermak, capo di gabinetto della presidenza, ma in realtà mediatore di potere di Zelensky: una sua caduta perché travolto dallo scandalo, potrebbe smantellare la già traballante alleanza tra le forze armate, gli oligarchi, la polizia segreta e il parlamento, che mantiene il tragicomico al potere, inducendolo così ad accettare la pace, soprattutto se la sua eminenza grigia e guerrafondaia non lo spingerà più a continuare a combattere. Infatti era proprio Jermak il nostro uomo a Kiev, quello che garantiva la continuazione del conflitto ad ogni costo: se oggi proprio da Washington arriva un contrordine così perentorio da costringere Zelensky a fingere di fare qualcosa contro la corruzione di cui è in realtà il massimo rappresentante e di far arrivare lo scandalo fino al più fedele esecutore delle volontà occidentali, vuol dire che il vento sta decisamente cambiando.
Ora minimizzare tutto questo come sta facendo, a nome del governo, il ministro Crosetto, significa che si vuole far saltare anche questo piano, per quanto labile sia. Ed è bene chiedersi se siano arrivati ordini di servizio da Bruxelles, oppure se l’esecutivo, che tiene le redini del Paese dove l’ostilità alla guerra è più diffusa, non voglia distinguersi per aggressività senza però esporsi eccessivamente. Credo che la prima ipotesi sia quella giusta per diversi motivi: il primo, fondamentale, è che la fine della guerra rappresenterebbe anche la fine ingloriosa di questa governance europea e la crisi terminale dei suoi burattinai. Il secondo, accessorio, ma esplosivo da un punto di vista mediatico, è che uno scandalo generalizzato potrebbe coinvolgere molti funzionari della Ue che tornavano da Kiev con le valigette piene di soldi. Sì, il regime di Zelensky pagava profumatamente per ottenere sempre maggiori finanziamenti. Ora un governo che è stato votato anche grazie all’illusione che potesse far riacchiappare un minimo di sovranità rispetto a Bruxelles, avrebbe un’occasione d’oro per farlo senza andare formalmente contro gli ordini del giorno della Commissione, composta da guerrafondai incalliti, ma mettendo un bastone fra le ruote del carro europeo in pieno delirio bellico.
Il fatto che questa occasione non sia stata colta dimostra, “ad abundantiam”, che questo esecutivo, come del resto i precedenti, non ha la minima autonomia rispetto ai poteri europei e a ciò che essi rappresentano. E che anche il flirt della premier con il trumpismo si è rivelato una commediola melensa. Possono mettere in scena qualunque ignobile teatrino per distrarre l’attenzione, creare diversivi per sviare lo sguardo su temi strapaesani, ma non possono e non vogliono cambiare nemmeno una virgola del vangelo globalista. Non potrebbero nemmeno se ne avessero intenzione, visto che non hanno alcun reale punto di riferimento politico che non sia meramente residuale. Sono servi ad oltranza come la loro guerra.
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