Se fossi un prof, se fossi onesto, probabilmente solo una decina di maturandi in tutta Italia supererebbe l’esame orale, anche ammettendo che colleghi larghi di manica li avessero passati agli scritti. Ma non sarei per questo severo, lo dico perché ricordando la mia maturità dove si portavano tutte le materie, dove la rete e Wikipedia non erano nemmeno in mente Dei e avendo, molti anni dopo, fatto brevi esperienze di insegnamento, mi sono accorto che il liceo di allora equivaleva a una laurea di oggi. Anzi parecchio di più perché al di fuori dei percorsi universitari, focalizzati su alcune aree del sapere, le persone potevano contare su una solida cultura di base che oggi non esiste più ed è affidata ad un terribile pressapochismo occasionale e spesso presuntuoso, ma incapace di articolarsi in un discorso. Nonostante questo sembra diventata una moda rifiutarsi di fare gli esami orali, forse perché gli scritti erano stati copiati e non corrispondevano per nulla alla vera preparazione, forse per voglia di protagonismo in preparazione di una gloriosa carriera nel grande fratello, forse per imitazione del primo che è salito sulla ribalta di questo gioco.
Ora ci si potrebbe aspettare che questi renitenti all’esame fossero semplicemente bocciati, anche perché venire promossi sarebbe un grave vulnus all’eguaglianza di fronte all’esame. Ricordate l’eguaglianza? E questa, tuttavia ora si è trasformata in inclusione che in tal caso sarebbe quella degli asini e dei furbetti. Ma con sorpresa si scopre che i giornaloni parlano di questa vicenda con una certa corrività, esprimono una velata, ma evidente simpatia nei confronti di chi non vuole presentarsi agli orali semplicemente perché ce l’ha fatta negli scritti. Sebbene questa violazione delle regole di base dovrebbe essere inaccettabile persino nei peggiori bar di Caracas, che sono poi le redazioni degli organi di disinformazione e tutto l’alone di siti di contorno che fanno dell’incompetenza sussiegosa e delle frasi fatte il loro punto di forza. E quasi si insinua che i dubbi del ministro dell’Istruzione non siano altro che fascismo. Ma tutto ha un senso: l’interesse di questi megafoni del neoliberismo e del globalismo è precisamente quello di scardinare l’esame di maturità e con esso l’intera scuola pubblica: se essa non permette un controllo, sia pure formale, approssimativo e benevolo della preparazione, non ha più senso che i titoli di studio abbiano un valore legale. Senza quello, via libera definitiva alle scuole private per chi se le può permettere, all’istruzione di classe e non in classe, a una situazione analoga a quella americana dove la scuola pubblica non solo è pessima, ma non viene nemmeno presa in considerazione nel mondo del lavoro o anche solo come trampolino per il college. Così mentre i genitori completamente avulsi dalla realtà, pretendono il pezzo di carta a ogni costo per i loro rampolli sempre intelligentissimi e incompresi, quel pezzo di carta si avvia a non avere più alcun valore. Le cose facili del resto non lo hanno mai.
Tuttavia il sistema americano, che stiamo sussumendo, versa in gravi difficoltà proprio per il fatto che peggiore è la scuola pubblica, peggiore è anche quella privata, Non è un concetto difficile da comprendere: se la base è una schifezza allora anche l’offerta privata scade di qualità, è un fatto di mercato. Ed è quello che sta mettendo in difficoltà gli Usa che ormai stentano a stare al passo con coloro che considerano i propri avversari. E questo pur con la massiccia iniezione di cervelli comprati tra Asia ed Europa. Quindi dove andremo con una maturità barzelletta senza orali e una scuola che esercita una corrività totale, anche sulle regole basilari? Cosa faranno le nuove generazioni a confronto di aree del mondo dove l’istruzione viene vista come cruciale? È questo che ci si dovrebbe domandare invece di dedicarsi a vellicare l’esibizionismo infantile di alcuni e di dare troppa importanza al sistema dei crediti che sono una magnifica strada verso la fuffa e l’integrale mancanza di cultura. Ma del resto che importa? Tanto vale che la futura carne da cannone del globalismo consideri un dovere la mancanza di doveri: così sarà più facile coglierli di sorpresa.
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