Ormai siamo abituati a guardare il dito e non la luna e a farci seppellire sotto un tappeto di parole senza nemmeno cercare di vedere i fatti: così non ci accorgiamo di ciò che realmente accade dietro le quinte della retorica ufficiale e degli illusionismi dei media. Nessuno per esempio ci ha detto che per preparare questa Cop30 ovvero l’ennesima messa cantata dell’ecologismo secondo i ricchi, cui interessa possedere la terra e non certo tutelarla, sono stati abbatti 100.000 alberi secolari della foresta pluviale amazzonica. Questo consesso di utili idioti degli affari globalisti, è in corso nella città brasiliana di Belem proprio per sottolineare quello che viene descritto come il ruolo cruciale che queste foreste svolgono nella regolazione climatica globale, nella biodiversità e nello stoccaggio del “carbonio”. Insomma la solita preghiera bugiarda che sale da chi vuole fare della natura un mezzo di accumulazione di capitale. Il fatto è che per costruire una sorta di “autostrada della vergogna” destinata al futile scopo di velocizzare lo spostamento dei delegati Cop, sono stati sacrificati un’enormità di quegli alberi che la conferenza dovrebbe salvare.
Ciò fornisce la misura del senso che hanno queste kermesse, la cui sostanza è un po’ come i versi che i bambini, molto anni fa, recitavano davanti al preside: erano un’offesa alla poesia, ma non si poteva rinunciare allo spettacolo. Ma questo è niente, i danni che produce la fede ecologista, sono ben maggiori: per esempio il legno di balsa, grazie alle sue caratteristiche di leggerezza e resistenza, è un materiale necessario alla costruzione delle pale eoliche che vengono erette per scacciare gli spiriti maligni della Co2. Così si è creato un commercio illegale di questo tipo legno, soprattutto in Equador, il Paese di elezione per la crescita di questo albero, dove la foresta pluviale viene saccheggiata più non posso. Prima che il culto obbligatorio del clima fosse instaurato, c’erano delle coltivazioni regolari per ottenere il legno, adesso con l’aumento vertiginoso dell’eolico, queste non bastano più e l’ecosistema viene aggredito aggredita con migliaia di abbattimenti ogni mese. Tutto questo non è mistero, ma è anzi il risultato di un approfondito studio dell’Eia, ovvero l’Agenzia delle investigazioni ambientali, la quale sostiene che il boom della balsa avvenuto tra il 2019 e il 2020, ha portato allo sfruttamento intensivo delle foresta vergine. Cosa prevedibile visto che prima questo legno era principalmente usato nel modellismo, mentre ora tutto è cambiato: una sola pala eolica richiede diverse tonnellate di legno di balsa, che poi diventano assai di più con gli sfridi di lavorazione.
Curiosamente, questo rapporto sconvolgente, che mina seriamente dal punto di vista etico la filiera produttiva delle turbine eoliche, non è stato mai stato menzionato dai media mainstream. Eppure l’Eia non è una piccola impresa sconosciuta, ma piuttosto una Ong ben finanziata , fondata nel 1984 nel Regno Unito, con uffici negli Stati Uniti e in Europa. Tuttavia la distopia dell’obiettivo Net Zero richiede che il pianeta sia ricoperto di turbine eoliche perché il capitalismo occidentale ha l’acqua alla gola, cerca affannosamente degli spazi di nuovo investimento: siano le armi oppure un’ecologia fasulla, fa lo stesso, l’importante è che la gente in qualche modo ci creda. Questo ovviamente prevale su qualsiasi preoccupazione ecologica: gli uccelli possono possono essere uccisi a milioni e così i pipistrelli, le balene possono spiaggiarsi, interi ecosistemi possono essere sconvolti, ma alla truppaglia degli attivisti senza testa e dei loro occulti burattinai, non importa un fico secco. Nemmeno sono in grado di fare un semplice ragionamento aritmetico, perché sommando la CO2 necessaria per erigere le pale eoliche e quella della mancata captazione di anidride carbonica da parte degli alberi abbattuti per costruirle, si può tranquillamente ritenere che il vantaggio effettivo – anche dando credito alla narrazione sulla CO2 – sia davvero modesto, se non addirittura negativo nei casi in cui la produzione di energia sia molto limitata.
Ma questo è solo una parte del discorso. Ci sarebbe da affrontare il drastico aumento di legname per il riscaldamento e la produzione di energia: ciò avviene nei Paesi del Nord e in quelli baltici, ma anche in Gran Bretagna, dove un impianto di nome Drax brucia truciolato di legno, in quantità tali da essere una fonte del tutto insostenibile e non rinnovabile. Ora badate bene, i costi complessivi sono altissimi e possono essere coperti solo con l’aumento delle bollette e con sostanziosi contributi dello Stato, ossia con le tasse. Ma i vantaggi rispetto al carbone, semplicemente non esistono: forse verrà emessa un po’ meno CO2 ( che tuttavia aiuta la crescita degli alberi e delle piante in genere), ma la combustine del legno produce polveri sottili in quantità spaventosa, che hanno un forte impatto sull’atmosfera e sui polmoni della gente. Prima si fa la guerra al motore diesel per il particolato e poi si trova un sostituto ben peggiore: la differenza è che il primo viene demonizzato e il secondo beatificato. Stiamo insomma assistendo a una folle deforestazione per motivi “ecologici”.
Ecco perché tutto questo viene nascosto alle opinioni pubbliche occidentali: diventerebbe molto difficile giustificare gli illusionismi di Net Zero, proprio sulle stesse basi ecologiche, oggetto di uno spaccio quotidiano di sciocchezze e di una evidente eterogenesi dei fini. Ma chi se ne frega, gli affari sono affari.
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