Se vivessi in un qualsiasi luogo del mondo che non fosse l’Europa o il Nordamerica, mi divertirei moltissimo: ogni giorno ci sarebbe qualcosa di spassoso lungo la strada accidentata e sconnessa del tramonto dell’Occidente. Tutto è drammatico, ma proprio per questo, il chiasso mediatico sul niente, le bugie sfacciate, la vuotaggine politica ormai nemmeno nascosta, le mitologie a ore, i culti orfici e salutisti, la dissipazione dei rapporti umani, creano un contrasto che può suscitare solo riso e sarcasmo. Per esempio ieri c’è stato il cordoglio perché l’incontro di Vitkoff con Putin, durato quasi cinque ore, non ha partorito nemmeno un topolino. La cosa incredibile e insopportabile è che i giornaloni si rammaricano di questo, quando fino al giorno prima esecravano i colloqui di pace a due. Ma ancora di più viene nascosto il vero scopo di questi vertici nei quali non c’è davvero nulla da dire e dai quali ci si può attendere ben poco: sono i rituali con i quali l’Occidente cerca di evitare che l’ inevitabile capitolazione appaia come tale, ma assuma una forma che nasconda la realtà e abbellisca in qualche modo la sconfitta. Ed è almeno in parte la ragione per cui l’Europa sta impazzendo nel vedersi esclusa dai negoziati, come del resto succede ai burattini abbandonati dal loro padrone.
Putin, con infinita pazienza, si sta prestando a questo gioco, cercando di non umiliare i suoi interlocutori americani pur senza rinunciare alle richieste di base che sono ancora quelle dell’inizio dell’operazione speciale: ovvero un’ Ucraina denazificata e neutrale. Che ci siano pure i vertici i quali danno l’impressione che Washington possa davvero evitare il disastro e che sia padrona della situazione tanto da imporre la pace, ma la dimostrazione che sia trattato di una cerimonia rituale è svelato dal fatto che all’incontro mancava il ministro degli esteri Lavrov, impegnato in colloqui con il suo omologo cinese Wang Yi . e questo due giorni dopo che lo stesso Putin aveva indicato esplicitamente Lavrov come il massimo responsabile degli accordi di pace. Certo la cortesia di Putin è ripagata con pessima moneta: è bastato che dicesse “se l’Europa vuole la guerra noi siamo pronti” perché l’informazione nostrana insorgesse e considerasse questa frase come prova dell’aggressività russa. In lingue ormai devastate sia dall’anglofilia che dalla voluta perdita di significato delle parole, tutto perde di senso e così quello che era in definitiva un discorso difensivo contro un’aggressione, è diventato invece offensivo nella sgangherata e proterva narrazione. Un’informazione così non si augura al peggior nemico. Ma il fatto è che se anche Trump (e una buona parte del milieu americano), vuole far la pace in Ucraina al più presto, per poi dedicarsi con tutte le forze e con maggiore ad altri conflitti, i suoi consiglieri, come il generale Kellog, legato al complesso industriale che produce armi e Kushner, (anche lui era a Mosca non si sa bene perché ) espressione delle lobby finanziarie ebraiche, cercano in ogni modo di mandare avanti la partita, sia per volgari interessi di bottega, sia per altri problemi che riguardano la finanza globalista.
Infatti con una sconfitta definitiva e dichiarata, l’Europa entrerebbe in una fase di collasso politico, sociale ed economico terminale, peraltro già in atto come dimostrano, almeno presso il grande pubblico, gli scandali di corruzione che hanno coinvolto la Mogherini e molti altri papaveri della Ue. La caduta dell’economia, governi di assoluta minoranza, i vaniloqui di un potere forte coi deboli e impotente coi forti che dà lo stop definitivo al gas russo, in un ulteriore passo suicida, la stessa perdita di una visione del futuro, non renderebbe più il nostro continente un dorato e sicuro rifugio per i grandi capitali. E sarebbe un bel problema, visto gli Stati Uniti stessi sono ormai estremamente instabili e minacciati dalla bancarotta. In un certo senso proprio il tentativo dei poteri finanziari di reingegnerizzare le società occidentali secondo i loro scopi, ora li sta mettendo in gravi difficoltà. Sono perciò per la guerra ad oltranza anche se è ormai palese che la potenza militare occidentale è stata sopravvalutata: chissà, magari sperano che le cose ritornino sui binari entro cui le avevano ideologicamente pensate. Non si rendono conto che non hanno leve per poter imporre la fine del conflitto alle loro condizioni, pensano che sia mezzogiorno, ma per loro si farà subito sera.
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