Bruxelles ha varato il diciannovesimo pacchetto di restrizioni contro la Russia, un meccanismo ormai consolidato che, nelle intenzioni dei leader europei, dovrebbe fiaccare il Cremlino. A annunciarlo è stata l’Alta rappresentante per la politica estera Ue – la russofoba Kaja Kallas – precisando che le misure colpiscono banche russe, servizi di cambio di criptovalute ed entità in India e Cina, oltre a imporre limiti ai movimenti dei diplomatici russi in Europa.
L’iniziativa dell’Unione segue di un giorno quella degli Stati Uniti, che hanno sanzionato i colossi petroliferi russi Lukoil e Rosneft. Il presidente USA Donald Trump, pur definendo “formidabili” le nuove restrizioni, ha lasciato trapelare un velo di scetticismo sulla loro effettiva efficacia, ammettendo di non essere certo che possano influenzare le decisioni di Mosca.
https://x.com/kajakallas/status/1981247936177545661?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1981247936177545661%7Ctwgr%5E46342abdfb50c93a626e08d11dab1b100bb7cc5e%7Ctwcon%5Es1_c10&ref_url=https%3A%2F%2Fwww.lantidiplomatico.it%2Fdettnews-nuovo_giro_di_vite_ue_contro_mosca_ma_le_sanzioni_continuano_a_colpire_leuropa%2F45289_63227%2F
Ed è proprio qui che il castello di sanzioni, costruito con tenacia in questi anni, rivela la sua profonda contraddizione e la sua sostanziale inutilità. Mentre i funzionari europei si affannano a inanellare il diciannovesimo round di misure, presentandolo come un segnale di fermezza, da Mosca la reazione è di fredda e misurata condanna. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha ribadito il diritto della Russia a rispondere in modo adeguato, definendo i tentativi europei “destinati al fallimento“.
Ma la critica più forte arriva dall’evidenza dei fatti. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, lo scorso giugno aveva avvertito che le sanzioni sono un’arma a doppio taglio. E i dati gli stanno dando ragione. Le misure restrittive, in particolare il rifiuto dell’energia russa, stanno minando alla base la competitività delle imprese europee, costrette a rivolgersi a fonti più costose, come il gas naturale liquefatto statunitense, per il quale l’Ue paga prezzi esorbitanti.
La strategia sanzionatoria, presentata come un sostegno al regime di Kiev, sta in realtà creando lacerazioni profonde all’interno dell’Unione. Nazioni come l’Ungheria e la Slovacchia spingono per una riconsiderazione dell’approccio, sottolineando l’urgenza di un compromesso per mitigare i danni agli Stati membri. Mentre Washington conduce la sua “guerra commerciale” e spinge per tariffe punitive anche contro la Cina, l’Europa si trova stretta in una morsa di cui subisce le conseguenze più dirette.Il diciannovesimo pacchetto di sanzioni si configura così non come uno strumento di pressione efficace o quantomeno utile, ma come l’ennesimo atto di una strategia miope che, a quasi tre anni dall’inizio del conflitto, ha finora colpito principalmente le economie e i popoli europei, senza riuscire a scalfire in modo significativo gli obiettivi per cui era stata concepita.
fonte:
