Ieri i russi hanno dato vita, all’improvviso, a una esercitazione di risposta nucleare che ha riguardato tutto l’apparato militare del Paese: dalle postazioni mobili Yars dell’area di Plesetsk, ai sommergibili nel mare di Barents, fino ai bombardieri dotati del più recente modello di missile da crociera, il Kh 102. In pochi minuti un complesso apparato è stato operativamente pronto e alcuni missili, ovviamente privi di carica, sono stati effettivamente lanciati. È una risposta – oltreché un monito – dopo che gli europei hanno fatto saltare il vertice di Budapest fra Trump e Putin, rimettendo così in campo la questione della cessione all’Ucraina dei Tomahawk. È probabile che la Casa Bianca non invii comunque questi missili sostituendoli con i Patriot il cui rateo di intercettazioni è ormai – secondo le stesse fonti ucraine – intorno al 4 per cento, cioè praticamente nullo, anzi è forse possibile che Trump abbia usato la minaccia dei Tomahawk che sono ordigni con capacità nucleare, anche se possono portare comuni esplosivi, per capire quale sarebbe stata la risposta russa e se le posizioni si fossero ammorbidite, però quando ha visto che non spostava di una virgola le richieste di Mosca, ha fatto marcia indietro.
Ma in ogni caso è ormai palese che chi si oppone con folle determinazione ad accordi per mettere fine a questo sanguinoso conflitto è proprio l’Europa che ama definirsi, nei depliant della retorica pubblica, come portatrice di pace. Siamo di fronte alla fine delle illusioni e alla caduta delle maschere: un milieu politico che si è fatto trascinare nel piano americano di fare dell’Ucraina una sorta di clava contro la Russia, procurando un danno probabilmente irrimediabile all’economia del continente, vede nella pace un pericolo per se stesso ooltre che per i propri burattinai. Non c’è dubbio che la pace significherebbe, una quasi automatica, disgregazione dell’attuale assetto di potere sia a Bruxelles che nei vari stati. Dunque “conservare” la guerra, evitare di usare la parola adatta, ovvero sconfitta, è imperativo sia per la Commissione di Bruxelles, sia per i leader dei vari stati, salvo Slovacchia e Ungheria che si oppongono, fra l’altro, alle nuove sanzioni che tentano di eliminare del tutto il gas russo, compreso quello liquefatto, aggiungendo un nuovo pesante onere per le industrie e per i cittadini. Ogni tentativo di aprire un dialogo è frenato dall’atteggiamento europeo che pretende di considerare vincitore del conflitto il regime di Kiev e quindi chiede un impossibile ritorno allo status quo ante, il che è ovviamente inaccettabile per la Russia, come capirebbe anche un bambino. Anche la richiesta di tregua incondizionata scompostamente accompagnato da espliciti propositi di riarmare l’Ucraina, appare più come uno scherzo di cattivo gusto, specie ora che le truppe del regime di Kiev sono di fatto allo sbaraglio . Ecco la grande paura che fa straparlare i volenterosi e le ragioni per cui Mosca ha ritenuto salutare un avvertimento. Ma questo gioco al massacro permette ai leader politici europei in gran parte di diretta derivazione dal mondo della finanza e dei club, di parlare in astratto di pace, mentre in concreto sabotano ogni occasione per raggiungerla.
Tutto questo può essere sintetizzato dall’incontro fra Trump e il segretario della Nato Mark Rutte, tenutosi ieri. I consiglieri di Trump hanno sottolineato che nella stessa Ucraina il sostegno alla guerra è ormai crollato e quindi l’intestardirsi nella guerra per procura è ormai anche moralmente ingiustificabile. Rutte che tra le altre cose, non è davvero un’aquila, ha tergiversato dicendo di volere la pace ma poi ha finito per elogiare il piano di Trump di vendere armi alla Nato per un utilizzo finale in Ucraina. Subito gli hanno domandato: “pensa che più armi faranno cessare la guerra? “, ma Rutte non è stato in grado di rispondere. Questo dimostra fra l’altro che qualcuno è in grado di porre le domande giuste, ma tutto questo non porta alla pace perché l’Occidente complessivo non può permettersi di apparire sconfitto e men che meno può permetterselo l’Europa proprio perché è la vera sconfitta.
fonte:
