lunedì, 8 Agosto 2022
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Nasce “Insieme per le poltrone”. Perché, visto che Di Maio e Conte sono uguali?

di Fabio Torriero

Nell’attuale politica c’è qualcosa di totalmente confuso e nello stesso tempo di estremamente chiaro. Di confuso, l’incapacità dei partiti di costruire un’offerta vera e una classe dirigente degna del nome. Di chiaro, è che le parole non hanno più significato. Si può dire tutto e il contrario di tutto e, vizio consolidato assurto a regola, comportarsi in maniera opposta rispetto alle dichiarazioni solenni.

Partiamo dalla fine. Le due grandi giornate (Senato e Camera) della risoluzione di Draghi (raggiunto l’accordo al termine di convulse negoziazioni interne alla maggioranza), concluse col classico compromesso da politica commissariata. A cuccia i contestatori (Lega e 5Stelle) che pur con qualche distinguo lessicale (armi di legittima difesa, diplomazia), hanno smentito le prove tecniche di uscita dal governo, a questo punto, dati alla mano, prove tecniche solo mediatiche o strategiche, per ricompattare le loro basi, in vista delle future elezioni.

Ma la faccia di Di Maio in Aula era triste, preoccupata, strana. In effetti si nascondeva la scelta che di lì a poco avrebbe esternato. La domanda da porsi è: ma se le posizioni di Conte e le sue hanno finito per collimare, perché la scissione intestina e la nascita di Insieme per il futuro? 60 deputati e 11 senatori non si trovano per strada: sono il frutto di un lavoro certosino sicuramente cominciato prima. La ragione, risale unicamente a incompatibilità antiche, personali, visto che le strategie dei grillini doc e dei grillini2.0 si assomigliano? Vediamole.

Conte pensa di edificare un partito moderato, ecologista, liberale, un partito-Recovery. Di Maio pensa a una specie di Udeur centrista, un soggetto anch’esso moderato, liberale e molto filo-Draghi, nel trito e ritrito segno della stabilità e della governabilità.

La differenza tra i due sarebbe che l’ex-premier mira a fare la spina nel fianco di Draghi e la sua collocazione politica dovrebbe essere nel campo largo del centro-sinistra. Mentre il ministro degli esteri ambisce ad essere lo scudiero di Super-Mario stando al centro, entrando inesorabilmente in rotta di collisione con Renzi e Calenda.
Infatti, le parole pronunciate da Di Maio ricalcano la narrazione di Iv e di Azione: nel suo partito “non ci sarà spazio per odio, populismi e sovranismi”.

Ma con quale faccia spera di presentarsi al voto con tale comandamento “frazionista”? Lui che espelleva i ribelli pure se non erano ribelli, ma al solo sospetto di avere opinioni discordanti; lui che è stato populista per eccellenza, nella forma e nella sostanza, lui che è stato la bandiera, insieme a Grillo, di ogni contestazione al sistema, lui che ha esaltato i gilet gialli, che ha fatto il governo gialloverde con Salvini (l’esecutivo più populista della storia repubblicana) e poi il governo giallorosso con l’odiato “partito di Bibbiano”, alla faccia della moralizzazione della vita pubblica. Infine, il governo tecnocratico delle caste con Draghi.

Siamo molto oltre la liquidità. Naturalmente si può cambiare idea, ma c’è un processo profondo di conversione e riflessione da metabolizzare. Qui siamo fermi agli slogan. Come slogan astratti e ipocriti sono stati quelli di Draghi con la risoluzione per l’Ucraina. In cui si parla di appoggio, solidarietà, adesione alla Ue, non si parla di armi (un po’ di più le ha citate nel passaggio alla Camera), tanto quelle o sono secretate o il frutto di un mandato pregresso, quello di marzo scorso, che il parlamento, tutti compresi, hanno votato, demandando all’esecutivo il diritto di muoversi sempre sulla medesima linea.

Tradotto, non c’era bisogno nemmeno di votare, e per logica conseguenza, non c’era bisogno nemmeno delle manfrine di Conte e Salvini, nemmeno della decisione di Di Maio.

E del vecchio grillismo ora? Seppellito. Intanto la Lega è diventato il primo partito in parlamento. E i 5Stelle hanno perso un ministro frutto dei loro ex-numeri. Per regola democratica dovrebbe dimettersi: “Insieme per il futuro” per ora non ha molto potere contrattuale (ripetiamo, ha 60 deputati e 11 senatori). Ma l’ex-capo politico del Movimento che fu, pare blindato dai super-poteri del premier.
Fine prima puntata. Alla prossima.

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