lunedì, 8 Agosto 2022
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Nasce a Melfi l’associazione “Ge. Fi. Dis” genitori di figli con disagio

UN’INIZIATIVA PER MIGLIORARE L’INCLUSIONE E LA VITA SOCIALE

Il concetto di “disagio psicologico” (psychological distress) è sempre più presente nella ricerca e nella letteratura interazionale.

E’ oggetto di ricerche di laboratorio, di trial clinici, di studi prospettici e ampie analisi epidemiologiche e si riferisce ad una condizione di malessere intenso, diffuso in tutte le sue manifestazioni: sintomatiche (autismo, psicopatologia, disturbi neuropsicologici, disturbi alimentati, dipendenza varie, disturbi di personalità, disabilità in generale) e asintomatiche (conflittualità di coppia, conflittualità genitori-figli, conflittualità negli ambienti di lavoro, perdita del senso della vita) come il disagio psicologico non indifferente dei genitori percepito prima, durante e dopo la diagnosi neuropsichiatrica infantile dei figli.

Per poter supportare queste situazioni molto delicate sono richieste prerogative importanti, molta umanità: sensibilità, immensa empatia ma soprattutto un’ottima disposizione verso la sofferenza altrui.

Esistono molte strategie di interventi psicologici che intervengono e curano efficacemente queste problematiche migliorando l’inclusione, la vita sociale e il futuro dei minori e degli adulti affetti da disabilità grave e meno grave e da disagio diffuso in generale.

Un chiaro esempio di altruismo ma soprattutto di grande professionalità nei riguardi di tutto questo, arriva proprio dalla Basilicata, più precisamente dalla città di Melfi.

Il signor Nicola Fede, genitore di un ragazzino autistico, ha deciso tre mesi fa, con la preziosa collaborazione di due ottimi professionisti come il dottor Giovanni Chiariello, neuropsichiatra infantile e il dottor Giuseppe Marmo, psicoterapeuta (che si sono offerti entrambi come volontari) di ideare e far nascere un’associazione onlus (organizzazione non lucrativa di utilità sociale), denominata Ge. Fi. Dis (Genitori di Figli con Disagio). L’intento iniziale è quello di fornire ai genitori di bambini e ragazzi con problematiche neuropsichiatriche infantili un supporto adeguato alla genitorialità. Infatti, questa associazione offre, con attenzione, strumenti ottimali per entrare nel miglior modo possibile in relazione con i propri figli.

Questa lodevole iniziativa intende evidenziare un dettaglio importante: il disagio non investe solamente il bambino come può sembrare ma intacca negativamente l’intera famiglia: esclusivamente tramite il giusto approccio genitoriale il bambino può essere, quindi, aiutato e sostenuto adeguatamente.

L’associazione Ge. Fi. Dis con sede a Melfi si prefigge, inoltre, di operare su tutta la Basilicata ma anche oltre; ha anche la finalità, tra le altre cose, di supportare ampiamente la nascente neuropsichiatria infantile del territorio che necessita di molto più spazio e più personale.

Grazie a questo progetto sarà possibile creare un’efficace rete territoriale in cui le famiglie si potranno confrontare ad ampio spettro e quindi abbattere una volta per tutte il pregiudizio verso le patologie psichiatriche che, ad oggi, è ancora molto forte e motivo di ulteriore sofferenza.

Venerdì 1 luglio dalle ore 18,00 alle ore 21,00 presso la Sala Mostre del comune di Melfi ci sarà un gruppo di auto/mutuo aiuto (sostegno e supporto) coordinato dagli esperti del settore, dottori Giovanni Chiariello e Giuseppe Marmo.

I gruppi di auto/mutuo aiuto saranno strutturati tramite due canali prioritari: del corpo (gli abbracci, il tenersi per mano, una carezza) e delle emozioni (in cui si potranno esprimere la propria rabbia, il proprio dolore, le proprie lacrime o il proprio sorriso).

Per il futuro, il presidente dell’associazione Nicola Fede, in collaborazione e in accordo con i dottori Giovanni Chiariello e Giuseppe Marmo, ha dichiarato di voler ampliare progressivamente questi spazi per poter ideare progetti di informazione, di formazione, di prevenzione e tant’altro.

Un progetto importantissimo, dunque, quello dell’associazione Ge. Fi. Dis, da divulgare assiduamente e far conoscere alle famiglie, agli educatori, ai docenti e a cui partecipare, in primis per dare un fattivo contributo e renderlo sempre più concreto ma anche solamente per rendersi conto che l’umanità, la bellezza interiore e la voglia di “sentirsi una famiglia” esistono ancora.

Carmen Piccirillo

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