Rullano i tamburi della guerra e ovviamente quelli della censura di guerra. Le oligarchie europee e occidentali non accettano una sconfitta che di fatto segnerebbe l’inizio della loro fine e dunque non tollerano discorsi di pace o qualunque considerazione della Russia che non sia quella dell’odio atavico che gli anglosassoni hanno concepito contro questo Paese che impediva loro l’accesso all’Asia centrale e dunque, secondo le loro fantasie, il totale dominio del mondo. La geopolitica della Gran Bretagna e degli Usa è sempre stata diretta verso questo obiettivo che ha la stessa consistenza storica del mago di Oz, ma che si concreta con la possibilità di mettere le mani su uno scrigno di materie prime da consumare escludendo tutti gli altri. Le élite del denaro non hanno risparmiato sforzi durante due secoli per ottenere questo obiettivo. Prima hanno cercato di tenere in piedi il fatiscente impero ottomano che consentiva un facile accesso all’Asia, in seguito ci hanno provato da Sud con ben tre campagne afgane che gli inglesi hanno condotto dopo la fine dell’epoca napoleonica sino al 1920 con scarso successo, senza tenere conto dell’ultimo conflitto che aveva in sostanza gli stessi scopi. Infine, dopo la Rivoluzione d’Ottobre, hanno tentato in tutti i modi di abbattere la nascente Urss usando l’Ucraina come testa di ariete. E questo sin dagli anni successivi alla prima guerra mondiale.
In Ucraina, principalmente in quella occidentale, appartenuta prima alla Polonia e poi all’ impero austroungarico, c’erano i nuclei ultranazionalisti che combattevano dalla parte dell’armata bianca, ma non ebbero mai una vera chance, visto che tutto l’est del Paese era e si sentiva russo. Tuttavia proprio in questi frangenti i combattimenti contro i cosiddetti bolscevichi, il cui nome designava solo la maggioranza in seno al partito socialista ( da bolshoy, grande, mentre menscevichi erano la minoranza che in russo si dice menševik), vennero esaltate da tutta la stampa occidentale. Ecco cosa scriveva un giornalista italiano:
“L’avvenimento è epico. Mai popolo ha combattuto con più fede per la propria libertà; mai popolo ha difeso il suo diritto alla vita ed alla indipendenza in condizioni più difficili, (…) insidiato dai panrussi, senza armi, senza mezzi, solo, sotto gli sguardi diffidenti o indifferenti di tutta Europa, il popolo ucraino libera il suo territorio dalla peste bolscevica e riconquista la sua capitale. I popoli liberi sono commossi da questo spettacolo di grandezza, anche se i loro governi vogliono ignorarlo. Gli Ucraini non solo difendono sé stessi, ma l’Europa”.
Come si può vedere si fa davvero fatica a distinguere ciò che si scriveva oltre un secolo fa da ciò che nella sostanza si sente oggi, compreso il tentativo di fare credere alle persone meno acculturate che la Russia sia ancora comunista. Ora volete sapere come si chiamava quel giornalista? Benito Mussolini che pubblicò questo pezzo sul Popolo d’Italia il 6 settembre 1919, dopo la sua mutazione prima da socialista rivoluzionario a interventista nella guerra e poi fondatore del movimento fascista che vide ufficialmente la luce pochi mesi prima, nel marzo sempre del 1919. Quanto, in tutte queste trasformazioni, abbiano pesato i generosi contributi della massoneria francese, dagli emissari dello Zar e successivamente anche degli inglesi è ancora tema di dibattito, anche perché non si capisce se il futuro duce abbia gettato il socialismo alle ortiche grazie a questi contributi o se essi siano arrivati in quanto il personaggio aveva già intrapreso la sua trasformazione.
In ogni caso ad onta dell’esaltazione dei combattimenti in Ucraina, Mussolini si guardò bene dal troncare i rapporti commerciali e diplomatici con la Russia, conoscendo bene il valore delle risorse di quel Paese, anzi l’Italia fu il primo Paese a riconoscere l’Urss il 7 febbraio 1924, qualche giorno prima dell’Inghilterra. Questi rapporti furono troncati solo nel 1941 quando il regime fascista dichiarò guerra a Mosca in un grottesco tentativo di tener dietro all’alleato tedesco che peraltro, ben conoscendo le condizioni in cui versava il regio esercito e convinto di poter chiudere la partita in due mesi, aveva sconsigliato di mandare un corpo di spedizione. Ma tutto ormai era affidato alla vacuità finale del regime: Mussolini si trovava in spiaggia a Riccione quando arrivò la notizia dell’ invasione tedesca e tutto fu deciso prima dell’ora di lasciare l’ombrellone. Tuttavia mai ci fu un accenno di russofobia o di ostracismo vero la cultura russa in quanto tale durante il Ventennio.
Dunque il momento attuale non solo ripercorre il sentiero dei fascismi europei, ma si situa anche sulle posizioni più estremiste e razziste di quei movimenti e in particolare degli anti slavisti tedeschi che ora sono di nuovo in grande spolvero. Tutto ciò mostra benissimo la mutazione in atto dalla democrazia a un regime autoritario e della peggior specie. E dire che questo passa pure come antifascismo, mentre ne è la riconoscibilissima anticamera.
fonte:
