Trump sembra cinico, confuso e affetto da parafrenia senile, ma è una personcina di buon cuore che ci tiene tanto alla vita delle persone. E così l’altro giorno ha detto con quella sua faccia da chirurgia plastica molto costosa. che è scontento di di Putin perché “sta uccidendo un sacco di gente, i suoi soldati e i loro soldati”. Lasciamo stare il fatto che i russi hanno un numero di perdite enormemente inferiore a quelle degli ucraini, lasciamo stare che sono stati proprio gli Usa e proprio lui, The Donald in persona, durante la sua prima presidenza ad armare Kiev e a fare dell’Ucraina un Paese donatore di sangue per gli interessi degli Stati Uniti. Ma se è così accorato perché conserva un religioso silenzio di fronte a Netanyahu e alla strage di Gaza che ufficialmente conta 71 mila morti, ma che nella realtà è un numero da moltiplicare almeno per 4. Quando il premier israeliano ha detto di voler sloggiare i palestinesi da Gaza, ovvero dalla loro terra e di voler chiudere in una gabbia chi non volesse andarsene il pio Donald non ha profferito parola ed è rimasto immobile come un ramarro che vuole mangiarsi il mondo.
Tuttavia non rimane in silenzio, quando si tratta di coprire la strage, anzi agisce rapidamente: ha sanzionato Francesca Albanese, la relatrice speciale delle Nazioni Unite per la vicenda di Gaza, che non si è fatta intimidire e ha denunciato tutti i crimini di guerra commessi sia Gaza che in Cisgiordania, additando anche i responsabili e i complici dietro le quinte: gli alti funzionari della Ue, le famose Ong umanitarie che hanno aiutato il governo di Tel Aviv, la miriade di multinazionali americane quali Microsoft, Amazon, Palantir, Google, BlackRock, per citarne solo qualcuna, che hanno dato una vigorosa mano al genocidio o anche gli ex premier britannici David Cameron e Rishi Sunak che minacciarono di ritirare il fondi destinati alla Corte penale internazionale se questa avesse emesso mandati di arresto per Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della difesa Yoav Gallant.
Di che cosa è colpevole davvero Francesca Albanese? Di un peccato mortale: quello di aver svelato l’intima commessione tra potere reale e quello politico, di aver sbugiardato il falso umanitarismo globalista e la sua rotale ipocrisia. Di essere in definitiva testimone del vuoto di pensiero e di morale di un mondo che tenta di confondere le acque con il suo “politicamente corretto”, con la sua falsa filantropia da ricchi e pure con il suo bizzarro concetto di inclusione individuale che di fatto diventa esclusione selettiva. Con poche parole smaschera l’oligarchia al potere e le sue macchinazioni. Anzi Albanese appare a costoro una sorta di traditrice perché, per arrivare alla posizione che ricopre, è passata per le scuole inglesi e americane che sono il il filtro ideologico per selezionare il “personale” che si occupa delle questioni cosiddette internazionali e che sono in realtà semplice burocrazia del dominio.
Quindi non c’è da meravigliarsi se ci sono morti sacrosanti per il potere ovvero i palestinesi e morti invece di cui rammaricarsi come quelli ucraini. Da interi decenni si va avanti in questo gioco al massacro che coinvolge milioni di vite e che sta decretando la morte cerebrale di chi vive nei Paesi dell’Occidente complessivo, la loro cattività dentro una bolla di ipocrisia così densa che non permette la comprensione dei problemi nella loro complessità e dunque nemmeno la partecipazione reale alla loro possibile soluzione. Prova ne siano coloro che vogliono continuare nella strage di ucraini e che magari, ogni tanto, quando viene comodo, per carità, sventolano la bandieruccia palestinese. Possibile che non capiscano che si tratta del medesimo problema e dello stesso disegno? Evidentemente no, sono parte del sistema del nulla etico che è appunto la premessa del neoliberismo, dove le regole sono soltanto in relazione al denaro.
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