Nella società dello spettacolo gli intellettuali sono come quelli che una volta venivano chiamati gli ospiti d’onore: fanno finta di essere fuori dal contesto, ma ne sono invece pienamente integrati e compromessi. Del resto, come diceva Guy Debord, chi sono i datori di lavoro degli intellettuali se non quelli che danno loro visibilità? Ma non è così semplice, anzi nella contemporaneità essi per avere audience e presenza debbono in qualche modo trasgredire il codice di disciplina padronale e nello stesso tempo essergli fedeli nella sostanza, qualcosa in cui sono davvero preparati. In pratica possono stonare di un semitono su una o al massimo due delle note che formano il leit motiv degli ordini del giorno, ma non su tutti. E se qualcuno prova fastidio per la riproduzione non perfetta dicono che non ha capito nulla, che è dodecafonia. Bisogna dire che in questo gioco Massimo Cacciari è un maestro: parla giustamente contro la guerra, sottolinea le aporie della Ue, ma appena la cavigliera – dotazione d’ordinanza per l’intellighenzia al tempo delle pesti e delle emergenze – comincia a suonare ecco che rientra nel coro.
Giorni fa sono incocciato in un video in cui Cacciari sparava a zero sulla Croce Rossa, ossia su quella Ue che sembra ideata da Ionesco, sullo spirito bellico che anima un costrutto ideato per evitare le guerre, sulla arretratezza tecnologica del continente e sulla crisi demografica che ci attanaglia e che dovrebbe essere superata attraverso le migrazioni di massa, evitando di portare la stonatura anche in questo campo. Giunto a questo punto, fa l’esempio degli Stati Uniti che nel 1870 superarono la Gran Bretagna come capacità economica, diventando la prima potenza industriale e attribuendo questo fatto e la successiva espansione imperiale, al massiccio movimento migratorio da cui sono stati investiti. Ma naturalmente l’esempio non potrebbe essere più sbagliato e sono assolutamente sicuro che Cacciari lo sappia bene: nel 1870 gli Stati Uniti contavano 39 milioni di abitanti, comprese i nativi superstiti, ovvero una decina in più del Regno d’Italia che era 30 volte più piccolo come territorio. Per avere una densità abitativa simile, gli Usa avrebbero dovuto avere una popolazione di 780 milioni di abitanti, ovvero molto più che doppia rispetto a quella attuale. E se prendiamo i 59 e passa milioni di italiani di oggi gli Usa dovrebbero averne 1 miliardo e 770 milioni. La semplice e testarda aritmetica elementare falsifica i discorsi del coro: il “Grande Paese” doveva necessariamente importare braccia e cervelli, ne aveva un disperato bisogno, eppure ad onta delle vulgate che circolano ormai da troppo tempo, ne importò molto meno di quanto non faccia l’Europa iper abitata di oggi, al punto che la popolazione cresceva di più a causa della natalità interna che per l’apporto esterno.
Dunque occorrerebbe smetterla di fare esempi generici che vanno bene per le parrucchiere, ma non reggono alla minima indagine storica. Capisco che Cacciari, con l’indomabile chioma che si ritrova, alle parrucchiere ci tenga, ma insomma c’è un limite a tutto. Questo ci fa capire che la realtà è esattamente contraria a quella che viene spacciata: l’immigrazione selvaggia non serve a compensare la perdita demografica, ma al contrario è la causa della catastrofe demografica avendo contribuito alla stagnazione dei salari come esercito di riserva mobile e collaborando, in sinergia con l’euro, a rendere un azzardo la riproduzione. Inoltre, a parte i lavoratori stagionali, di quali braccia abbisogna un Paese che è in piena deindustrializzazione e in un contesto storico in cui l’automazione è in pieno sviluppo? Nessuna, ma questa è una vecchia teoria propalata dall’Onu privatizzata che risale a un quarto di secolo fa: l’immigrazione di massa avrebbe dovuto servire a fronteggiare il calo delle nascite e l’invecchiamento della popolazione ( qui per leggere il testo originale e non farsi prendere per il naso dai media). La sua vulgata politica locale era che gli immigrati pagavano le pensioni degli italiani, ovviamente prima che la Fornero le tagliasse drasticamente non si capisce per quale ragione alla luce di queste ipotesi. Oggi tutti riconoscono che si trattava di uno zibaldone insensato di fesserie, ma non osano tirarne le conseguenze e non a caso per qualche tempo il documento Onu è scomparso e miracolosamente ricomparso dopo che si erano sviluppate delle polemiche in merito.
L’immigrazione di massa – e non quella effettivamente necessaria o auspicabile e comunque fisiologica – non è qualcosa che serva né ai Paesi investiti da questo flusso e tantomeno a quelli da cui questo flusso arriva, ai quali sottrae persone attive e generalmente giovani che rischiano di diventare un problema per i regimi prigionieri dell’avidità delle multinazionali: le fabbriche della disperazione non si fermano mai. Ma è invece qualcosa che serve all’ideologismo globalista che propugna la distruzione delle culture in nome di un anonimato umano schiavo del mercato. Se vogliamo un esempio non dico di giornata, ma recente, è l’espulsione di una ragazzina di 12 anni dalla Bilton School nel Warwickshire per aver indossato un abito con la bandiera britannica nel giorno del Culture Celebration Day. Questo in nome della protezione delle differenze, ma in realtà con il fine di eliminarle tutte. Tutto ciò, al contrario di quanto pensino i nuovi bigotti, disposti a credere in qualsiasi tesi purché ufficialmente parte dell’impostazione dottrinaria quotidiana come atto di fede e non di ragione, non c’entra proprio nulla col razzismo e del resto un sistema che accetta e anzi favorisce una strage fondamentalmente razzista come quella di Gaza, salvo poi fare prediche su un’accoglienza indiscriminata, di tutto può essere sospettato tranne di avere buone intenzioni.
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