Non ho notizia che il Re Sole o Filippo II o Elisabetta I abbiano mai parlato specificamente di conquiste coloniali. Noi siamo portati a pensarlo perché l’Italia è entrata in questo gioco quando si stava distribuendo l’ultima mano e le cose erano più chiare, anche se i pretesti rimanevano gli stessi: portare la civiltà, convertire i nativi o gli infedeli eccetera eccetera. Oggi però il re dei re che siede a Washington parla esplicitamente, per bocca dei suoi esponenti, Marco Rubio e il senatore Lindsey Graham, di una nuova colonizzazione mondiale a cui si dovrà dedicare l’Occidente. Niente di nuovo sotto il sole, si potrebbe dire, anche se il rendere manifeste le intenzioni è un segno di debolezza e non di forza, ma con due importanti novità: la prima è che l’Europa è ufficialmente fuori dai giochi, anzi è essa stessa una colonia, come è stato specificamente detto alla conferenza per la sicurezza di Monaco, un ennesimo evento liturgico dei quali vive l’oligarchia, quando non si dedica a ritualità più private, anch’esse espressione di una voglia di dominio che si manifesta sui singoli corpi. A dire la verità questo status di sudditanza che oggi viene proclamato è in atto ormai da oltre un secolo, durante il quale abbiamo potuto assistere a un’americanizzazione dell’Europa che ha riguardato tutti gli aspetti, da quelli materiali a quelli ideali e mentali, dagli stili di vita alla cultura. Lo choc è semmai quello di essere oggi rifiutata dall’America dopo averle venduto l’anima ed essersi così passivamente adagiata su ciò che essa esprimeva da non riuscire a comprendere più nulla, nemmeno il fenomeno trumpiano che è al tempo stesso un tentativo di ritorno al passato e un modo confuso di trovare un nuovo futuro. Ma questo è naturale: gli imitatori, ancorché ormai del tutto compresi nella parte, non hanno alcuna vitalità come invece nello stampo originario, cioè negli Usa.
La seconda novità è invece che questa nuova colonizzazione è di fatto impossibile perché non esiste più quella momentanea superiorità tecnica che dal ‘600 in poi ha determinato la prevalenza occidentale. Ieri per esempio l’Iran con le sue navi e i suoi sistemi missilistici ha chiuso per qualche ora lo stretto di Hormuz come prova generale della guerra che Trump vuole fare o promette a Netanyahu di fare, pur rendendosi conto delle difficoltà e dei rischi di questa ennesima avventura. E all’operazione hanno partecipato pure navi russe e cinesi, come monito per l’imperatore. È fin troppo evidente anche a coloro che non sono proprio irrimediabilmente ottusi e immersi nella favola americana, che le forze Usa potrebbero andare incontro a gravi perdite in caso di attacco, mettendo a nudo il bluff militare statunitense e provocando così un conflitto generalizzato. Sul piano storico ciò a cui stiamo assistendo non è altro che la riproposizione della vecchia diplomazia delle cannoniere con cui si costringevano le popolazioni e i loro governi a cedere potere e sovranità fin dai tempi della Compagnia delle Indie. Le cannoniere sono state sostituire dalle portaerei, ma il fatto principale è che, al contrario di quanto accadeva in passato, adesso gli avversari possono affondarle con una certa facilità. E in effetti la minaccia al mondo portata dall’inquilino della Casa Bianca al resto del mondo è proprio questa: so che potete colpirmi, ma se lo fate sarò costretto a iniziare la guerra nucleare.
Anche qui il fatto nuovo non è tanto la pretesa che l’Iran rinunci alla propria sovranità sotto una minaccia militare in atto, quanto il fatto che ciò venga espresso in termini così chiari e al tempo stesso così scioccanti per ciò che rimane dell’idea di un diritto internazionale. Il genocidio a Gaza e l’operazione fallimentare in Ucraina, hanno letteralmente cambiato il mondo per vari motivi. Innanzitutto sono entrambi bipartisan e quindi privi di quella valenza politica che invece i servi sciocchi di diverse livree, ma al servizio del medesimo padrone, tentano di immettervi. Ma soprattutto hanno indotto a squadernare la vera natura dell’impero durante gli ultimi 80 anni con tutte le guerre, i ricatti, il sangue e la distruzione di vite che hanno prodotto. Su questo desolante panorama si è abbattuta la vicenda Epstein che ha mostrato le intime viscere di un potere immorale da qualsiasi parte lo si guardi È dunque comprensibile che in Europa si cerchi di esorcizzare l’insieme di queste evidenze: siamo stati i complici di tutto questo pensando di ricavarne una giusta mercede e invece abbiamo provocato la nostra stessa rovina economica, la distruzione di ogni lotta sociale e infine la messa a nudo della condizione servile che abbiamo accettato. Forse Dio non paga il sabato, ma il potere non lo fa mai.
Non ha importanza se intellettuali in debito d’ossigeno e informazione venduta tentino ancora di coprire la voragine di violenza, ipocrisia e idiozia sociale e cognitiva dalla quale siamo stati travolti, ciò che davvero conta è che molti cominciano a sentire di aver tradito se stessi, ma che invece di ravvedersi e raddrizzare la schiena, cercano disperatamente di non guardarsi nello specchio.
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