Lo sconsiderato e per certi versi anche ridicolo suicidio dell’Europa che si sacrifica per una guerra già persa,  vorrebbe forse sembrare come una manifestazione di determinazione nel sostenere certi valori ( che tuttavia essa stessa rinnega per altri versi ogni giorno) , ma al di fuori del continente e dal cono ipnotico dei media  occidentali appare  piuttosto come frutto di bizzarria e debolezza. Anzi di contraddizione estrema fra la realtà e la narrazione. La prima consiste nel fatto che la Ue, così come la Nato che vi si sovrappone come un guanto, è sempre stata un progetto politico statunitense per il controllo e la sottomissione del continente , come appare più chiaro che mai in questo periodo . La seconda, ovvero la narrazione politica .postula invece qualcosa di diametralmente opposto: che l’Europa sia un attore strategico, un potere politico a sé stante, un colosso del mercato con il potere di imporre la propria volontà su chiunque commerci con essa. E’ soprattutto questa possibilità di  essere un’alternativa agli Usa, nonché di poter essere il più importante blocco planetario che ha mantenuto viva l’idea della Ue, nonostante i molti errori, l’assurda burocrazia, l’assenza di una vera democrazia e anche la consapevolezza delle battaglie di potere  che si sono intersecate nella cosiddetta Unione.

Insomma la narrativa favoleggiava l’ esistenza di un’agenda politica europea autonoma che non c’è mai stata o che al massimo ha tentato di prendere una vita larvale e ambigua nel tentativo egemonico tedesco che tuttavia si è per ora dissolto con la distruzione del Nord Stream. L’attentato ai tubi sottomarini del gas si è materializzato 11 giorni dopo una scena drammatica avvenuta al numero 1 di Willy-Brandt-Straße, dove ha sede la cancelleria federale: l’ex cancelliere  Schroeder è  entrato senza preavviso nell’ufficio di Scholtz dove era presente anche il vice cancelliere Robert Habeck. Schroeder  ha buttato sul tavolo  una proposta di fornitura di gas a lungo termine di  Gazprom ,proprio sotto gli occhi di Scholtz. Il cancelliere e il suo predecessore si sono guardati per un minuto, senza che si scambiarsi  parole. Quindi Schroeder ha ripreso il documento non letto, ha voltato le spalle ed uscì dall’ufficio. Tuttavia l’esistenza stessa di questo documento rendeva necessario impedire definitivamente il passaggio del gas, mentre il silenzio di Sholz non avrebbe potuto essere più eloquente, come ultima confessione di una sudditanza assoluta.

Così con le esplosioni sottomarine tutta la narrazione dell’autonomia europea si è dissolta come un castello di carte, ancor più velocemente dello sgretolamento di un’economia  che Washington e la sua quinta colonna a Bruxelles vogliono distruggere per impedire che possa avere rapporti commerciali e tecnologici con Russia e Cina. Ciò che si deve salvare ad ogni costo non è l’industria, né tantomeno il benessere dei cittadini o il futuro dele nuove generazioni, ma l’egemonia americana. Faticosamente l’informazione a senso unico tenta di mascherare queste evidenze dando della guerra militare in ucraina una visione del tutto priva di realtà e di fatto patetica: la speranza di una vittoria impossibile  – che peraltro sarebbe la vittoria del nazismo e non del popolo ucraino- che in qualche modo possa giustificare ciò che sta realmente accdendo: l’Europa ha perso l’energia russa e ora sta per perdere la tecnologia, la finanza e il mercato della Cina. Ma per così dire il lato militare della vicenda ucraina era quello secondario per Washington che dava per scontata la superiorità russa: il fronte principale era quello delle sanzioni, ma nel momento in cui queste sono fallite, non è rimasto che tentare di far proseguire un massacro inutile.  Il  fatto è che l’umiliazione sul piano economico di un occidente o meglio degli Usa che pensavano di poter essere onnipotente non potrò che seguire una sconfitta militare a meno di una esclalation nucleare che vede tuttavia gli Usa in forte svantaggio sulla Russia.

La mia ipotesi è che l’America andrà avanti nel sostenere una resistenza militare ucraina fino a che non sarà  sicura che l’Europa non abbia irrimediabilmente  compromesso i suoi rapporti con la Russia e con la Cina ovvero sarà arrivata al punto di non ritorno. Solo allora mollerà a presa: anzi in qualche modo già comincia a farlo, se è vero che il Segretario alla difesa Usa Blinken  parla ora di una pace che potrà esserci se verrà restituito a Kiev il territorio strappato all’Ucraina dopo il 24 febbraio. La Crimea che era fondamentale ancora in agosto è già stata messa da parte. Del resto l’Europa è così sollecita nello stringersi il cappio al collo che le cose procedono velocemente: anche da questo si avverte la sudditanza di un costrutto politico che è stato creato e spacciato come un progetto di autonomia.

Fonte:

Di BasNews

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