Ci si potrebbe legittimamente chiedere come mai l’Agenzia europea del farmaco abbia ordinato la cancellazione di tutti i dati sugli effetti avversi del vaccino contro il Covid. Si tratta di dati comunque preziosi per la medicina e la loro soppressione non ha altro senso se non nascondere l’ampiezza estrema di tali effetti e salvare così tutto l’ambiente sanitaria dalla condanna che il tribunale della storia pronuncerà fra qualche anno. Per l’intanto si cerca di nascondere le prove. Ma ci si potrebbe anche chiedere come mai Jürgen Todenhöfer, ex deputato della Cdu e ormai 84enne, sia stato arrestato dalla polizia di Monaco per aver scritto sui social: “Signor Netanyahu, la sua coscienza non protesta mai quando fa ai palestinesi quello che i maledetti nazisti hanno fatto agli ebrei?”. Una frase quanto mai rispettosa rispetto a ciò che è accaduto a Gaza e che ancora sta accadendo. Ma in certo senso si tratterebbe di domande retoriche perché mentre la narrazione pubblica guidata da un informazione completamente dentro la rete dell’oligarchia continentale, strilla sul pericolo di una fantomatica estrema destra in Europa ce n’è una vera e reale: ovvero proprio la Ue. Sì, quella che alla fine è stata costretta a gettare la maschera, a investire tutto il proprio capitale sulla guerra e sulle politiche antisociali che ne derivano così esplicitamente che ci si chiede se causa ed effetto non vadano invertiti.
Tutto questo è stato travestito stato troppo a lungo da centrismo: quello fasullo di Macron destinato a prendere in trappola i fermenti popolari; quello alla radice del progetto Pd, il cui scopo reale era quello di espungere tutto ciò che rimaneva della sinistra ideologica, tentando però di conservarne l’elettorato; quello della Merkel e dei suoi successori dementi; quello di Tony Blair che oggi fa il capocantiere a Gaza e che ha trasformato il partito laburista in un feudo delle classi medio alte afferenti che, mentre fantasticavano sulla fantomatica intelligenza collettiva che sarebbe scaturita dalla rete e dalla tecnologia, avevano come prospettiva solo e soltanto la loro individuale prosperità a danno degli altri. Ma questa borghesia, come accadde tra le due guerre mondiali, è completamente impazzita per mancanza di prospettive reali oltre al saccheggio dei redditi dei ceti popolari, ma soprattutto per il timore inconscio che la festa stesse per finire, paura che ha segnato gli ultimi 15 anni dopo la crisi del 2008. L’europeismo è stata la loro parola d’ordine e dal momento che esso è di fatto una guscio vuoto di ogni cosa salvo che di retorica, nel giro di un decennio ha portato alla mutazione che vediamo: con l’affermazione di un nazionalismo continentale, che nel suo desiderio di abbattere la Russia, rassomiglia come una goccia d’acqua all’estrema destra degli anni Venti e Trenta del secolo scorso.
Se a questo aggiungiamo le violazioni sempre più massicce e sistematiche della libertà di informazione e del suffragio popolare all’interno dell’Ue, ci avviciniamo ancora di più alla nozione di estrema destra. Fondata come associazione di democrazie liberali, l’Europa si sta trasformando in uno spazio delirante per il quale il paragone con il passato è ineludibile. Del resto la costruzione di un’Europa post-nazionale – un progetto illusorio se si considera la diversità del continente – ha portato all’espansione di una Unione raffazzonata e instabile nell’ex spazio sovietico, provocando inevitabilmente lo scontro con la Russia, benché quest’ultima fosse indispensabile al modello industriale che in un modo o nell’altro era stato il cuore dell’ economia europea. Ecco perché possiamo parlare di pazzia. Thomas Fazi ha aggiunto nel corso di un dibattito con Emmanuel Todd, che l’insieme di queste situazioni ha determinato il ruolo cruciale della von der Leyen, nell’elaborazione del regime di sanzioni contro la Russia e nel garantire l’allineamento o meglio, la subordinazione dell’Unione alla strategia aggressiva Usa-Nato. Il che è l’ennesima dimostrazione di come i temi propri dell’europeismo non fossero che una vernice su un progetto chiaramente oligarchico. “Utilizzando la crisi ucraina per ampliare surrettiziamente i poteri della Commissione, a spese del Consiglio e degli Stati membri, von der Leyen è riuscita ad assumere di fatto il ruolo di “comandante in capo” dell’Unione, garantendo una risposta molto più aggressiva – e un contraccolpo economico molto più distruttivo – di quanto avrebbe probabilmente comportato un approccio intergovernativo più consensuale. In altre parole, la ricerca delle cause strutturali sottostanti la mancanza di competitività dell’Ue ci riporta ancora una volta… all’Ue stessa”.
Insomma un costrutto politico votato alla competizione intercapitalista, alla fine è diventato il motore immobile della stagnazione, della disuguaglianza sociale, della perdita di competitività, dell’emarginazione geopolitica e infine di un vistoso decadimento democratico. Qualcosa che è già morto, ma che continua a non accorgersene.
fonte:
L’estrema destra nella Ue è la Ue
