epa12880600 First responders operate as a bulldozer clears the rubble of a partially destroyed building targeted by an Israeli air strike, during a press tour organized by the Hezbollah media office, in the Hay el-Sellom neighborhood, the southern suburbs of Beirut, Lebanon, 10 April 2026. According to the Lebanese Ministry of Public Health, Israeli attacks across Lebanon have killed at least 1,888 people and injured more than 6,092 others since the start of renewed hostilities between Israel and Hezbollah on 02 March 2026. EPA/WAEL HAMZEH
La minaccia di Trump, secondo AC, era “il punto di arrivo di un’ideologia alla quale gli Stati Uniti si sono legati sia sotto la presidenza di Joe Biden che di Trump: il sionismo e il progetto della Grande Israele, attraverso il sostegno statunitense al genocidio israeliano di Gaza e alla pulizia etnica della Cisgiordania e, di recente, con la guerra congiunta contro l’Iran”.

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Mentre scriviamo non è ancora chiaro se la delegazione iraniana si recherà a Islamabad per negoziare con il team americano, dal momento che Israele continua a bombardare il Libano nulla importando che la tregua concordata tra Trump e Teheran ricomprendeva anche il Paese dei cedri.
Sul punto l’editoriale di Dawn, uno dei più importanti media pakistani che, dopo aver ricordato che è stato Israele a “convincere gli Stati Uniti” a muovere guerra all’Iran, denuncia: “Ora sembra che Tel Aviv stia usando ogni mezzo possibile per garantire il fallimento del nascente processo di pace e la ripresa delle ostilità in Medio Oriente”.

Né tranquillizzano le dichiarazioni di Keir Starmer, il quale ha rivelato come in una telefonata con Trump abbiano parlato anche di “opzioni militari” per liberare lo Stretto di Hormuz, come a ripetere il copione dell’invasione irachena, quando Tony Blair, di cui l’attuale premier britannico è degno erede, convinse George W. Bush ad attaccare. Né tranquillizza che in America si inizi a lavorare su un sistema di registrazione per ripristinare la leva obbligatoria.
In attesa degli eventi, appare interessante lo scritto di Harrison Berger su The American conservative dal titolo: “Noi siamo barbari” che, nel ricordare la minaccia-avvertimento di Trump sulla cancellazione della civiltà iraniana, avverte che le possibilità di successo del cessate il fuoco dipendono in larga parte da “Israele, dove i conduttori televisivi che lunedì avevano trascorso la giornata ad aspettare con ansia il conto alla rovescia, minuti e ore, che li separavano dal genocidio pianificato da Trump contro gli iraniani, sono rimasti confusi e indignati quando il presidente ha fatto marcia indietro poco prima della scadenza”.

“Ma a prescindere dal fatto che Trump alla fine si spinga fino al punto desiderato dagli israeliani, gli americani devono fare i conti con la distruzione già portata in loro nome, azioni che minacciano di distruggere una civiltà e manifestano la barbarie in cui siamo precipitati”.
“Come ha fatto notare Tucker Carlson […] c’era ben poco di americano o di occidentale nella minaccia di Trump di distruggere un’intera civiltà. Questo non significa che il governo degli Stati Uniti non abbia commesso gravi crimini in passato, tra cui diverse guerre di aggressione. Come ha rilevato uno studio pubblicato su The Lancet […] le sanzioni statunitensi ed europee hanno ucciso 38 milioni di persone dal 1971 ad oggi”.

“Ma quelle azioni vergognose erano almeno dissimulate tramite pretesti, non dichiarate apertamente come obiettivo in sé. Sebbene possa sembrare una distinzione irrilevante, Carlson sostiene in modo convincente che è di fondamentale importanza. Abbandonando persino l’aspirazione a leggi superiori, abbiamo abbracciato la ‘legge della giungla […] brutale e spietata’ che non si fermerà ai confini dell’Iran. ‘Sappiamo dalla storia che ciò che fai verrà poi fatto contro di te’, ha detto Carlson. ‘Una volta stabilito uno standard, dovrà essere rispettato’”.
La minaccia di Trump, continua Berger, era “l’espressione, e il logico punto di arrivo di un’ideologia alla quale gli Stati Uniti si sono legati sia sotto la presidenza di Joe Biden che di Trump: il sionismo e il progetto della Grande Israele, prima attraverso il sostegno statunitense al genocidio israeliano di Gaza e alla pulizia etnica della Cisgiordania e, di recente, con la guerra congiunta contro l’Iran”.
“E mentre ai contribuenti americani costretti a finanziare queste guerre viene detto che vengono combattute per noi, per salvare la ‘civiltà’, è ormai impossibile pensare a una forza nella storia recente più distruttiva e minacciosa per la civiltà del progetto della Grande Israele, che sta producendo una campagna in stile ISIS per distruggere ogni manufatto, sito culturale e di bellezza della regione grazie alle armi, ai militari e al denaro americani”.
“La documentazione di ciò che è già stato distrutto [in Iran] dimostra che Stati Uniti e Israele intendono fare all’Iran esattamente ciò che l’ISIS e i suoi vari sostenitori hanno fatto alla Siria”. Quindi, dopo aver elencato i monumenti e i siti archeologici iraniani colpiti dalle bombe, prosegue: “La nostra discesa nella barbarie è in atto da tempo e le impronte digitali di questa trasformazione sono inconfondibilmente israeliane. Uno dei primi segnali di questa transizione si è manifestato quando il ‘Dipartimento della Guerra’ ha iniziato a pubblicare sui social filmati di attacchi con droni, spesso sotto forma di meme”.
“Laddove un tempo il governo perseguitava WikiLeaks e si affannava a nascondere i filmati di guerra” ora “pubblica senza vergogna tali immagini, un modello importato direttamente da Israele, che ha aperto la strada alla diffusione dei propri crimini di guerra durante l’attacco di Gaza”.
Più di recente, fautori di Israele come Laura Loomer e Mark Levin hanno fatto pressioni per spingere “Trump verso l’escalation e a incoraggiarlo mentre minacciava l’annientamento della civiltà [iraniana]. La Loomer, che secondo alcune fonti Trump consulta per avere consigli, lo ha esortato a ispirarsi a Curtis LeMay, il generale la cui fanatica sete di sangue ha ispirato il Dottor Stranamore e che è arrivato a un passo dallo scatenare una guerra nucleare. Levin, dal canto suo, avrebbe insinuato nel suo programma televisivo su Fox News che sarebbe legittimo sganciare una bomba atomica sull’Iran”.

Due immagini tratte da “Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba” di Stanley Kubrick
“Che il cessate il fuoco regga o meno, gli americani dovranno fare i conti con ciò che è già stato fatto in loro nome e con il fatto che i fautori di Israel First, che hanno applaudito ogni escalation, non sono stati rimossi dalle loro posizioni di influenza. Continuano a suggerire le loro idee al presidente, definendo non solo il suo secondo mandato, ma anche il simbolo internazionale di distruzione e barbarie che stiamo diventando”.
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