Si dice che le guerre siano un forte stimolino al progresso tecnologico o quanto meno portino ad accelerare ricerche e soluzioni in tempi più molto più brevi del normale. Forse non è sempre così, ma nel caso della guerra ucraina è qualcosa di visibile, sebbene quasi solo da una parte, quella della Russia, il cui potenziale era finora rimasto inespresso: uno straordinario avanzamento nel campo dei droni e dei missili ipersonici, oggi molto più manovrabili di prima, nuove armi come l’Oresnik che con esplosivi convenzionali ha la stessa potenza distruttiva di una piccola atomica. E adesso il Burevestnik. un missile a propulsione nucleare che può volare per molti giorni e colpire dovunque. Naturalmente la propaganda Nato, incapace di vere novità in campo bellico, minimizza, e tuttavia la quasi totale maggioranza delle persone, anche di quelle che si informano al di furi del mainstream, non ha colto la rivoluzione che si nasconde dietro questa nuova arma russa: il motore nucleare è la chiave dello spazio.
Per quanto ragazzi brufolosi e ignari si esaltino per Space X e per le favole raccontate da Musk – che peraltro ha mandato in aria i suoi primi razzi servendosi di motori dell’era sovietica rimasti in magazzino – non sarà con motori a razzo chimici che si andrà su Marte e figuriamoci su altri pianeti e planetoidi del sistema solare. Essi servono per principalmente per trasportare carichi utili in orbite prossime alla Terra, non più di 35 mila chilometri o al massimo sulla Luna, a spingere una qualche minuscola navicella automatica. ma per la cosiddetta esplorazione dello spazio ci vuole ben altro. E questo altro lo ha mostrato la Russia. Il reattore del missile Burevestnik ha infatti una potenza paragonabile a quella di di un sottomarino nucleare, ma è mille volte più piccolo e soprattutto non ha bisogno di giorni o settimane per entrare in funzione, ma si attiva in brevissimo tempo, anche secondi, e può rimanere in funzione per un lungo periodo di tempo. Meno di un anno fa il direttore generale di Roscomos, l’agenzia russa dello spazio, Yuri Borisov, aveva abbozzato l’immagine di “rimorchiatori nucleari” per l’esplorazione dello spazio profondo e aveva annunciato che tali mezzi spaziali erano in fase di progettazione. Tuttavia, come al solito gli occidentali, non gli hanno dato retta, pensando che sognasse, mentre erano loro a dormire di fronte alla realtà: di fatto la nave spaziale a propulsione nucleare Zeus è già in fase di progettazione e di costruzione per quanto riguarda alcuni moduli. Insomma l’uso bellico di questi sistemi è solo un capitolo secondario di una tecnologia di base per i viaggi spaziali che gli americani avevano invano sperimentato anni fa senza tuttavia riuscire ad miniaturizzare i motori nucleari, cosa che invece i russi sono riusciti a fare. E la stessa cosa si potrebbe dire dei missili ipersonici.
La guerra ucraina e il gioco a scacchi della geopolitica sta nascondendo il fatto che siamo di fronte a una svolta storica che riscrive innanzitutto il futuro dell’esplorazione spaziale non più legata a piccole navicelle con celle anguste per risparmiare al massimo carburante e rifornimenti. Naturalmente dovranno essere approntate piattaforme spaziali da dove far partire le navi verso i pianeti del sistema solare che oggi sono realmente alla nostra portata e non soltanto parole sui romanzi di fantascienza. Ma è quasi impossibile delineare le possibili ricadute in tutti i campi di un motore nucleare, piccolo, leggero ed accensione rapida: esse sono potenzialmente infinite e non mancheranno di certo gli utilizzi terrestri e civili di questa nuova tecnologia. Il fatto che qualcosa di così cruciale non sia nato in Occidente la dice lunga sul cambiamento degli assetti planetari e sul declino occidentale. È vero che la Russia è stata per almeno due decenni in testa alla corsa spaziale, prima di essere sconfitta da Hollywood (intelligenti pauca) ma questo è avvenuto grazie a tecnologie che erano state sviluppate nella Germania nazista e dal fatto che Mosca si era accaparrata i migliori scienziati in questo campo, mentre agli americani era rimasta la serie “b”. Però adesso gli incredibili sviluppi avvengono al di fuori e anzi con il contrasto attivo degli occidentali. In questo quadro appare davvero patetico l’invio in Ucraina di 2000 soldati della Legione straniera, un corpo militare fondato per le guerre coloniali e che in questo senso esprime da una parte la permanenza fuori tempo delle pulsioni occidentali, e dall’altra una sempre più marcata arretratezza.
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