Si dice che Trump sia pazzo, ma è solo un errore di prospettiva o il tentativo di nascondere a se stessi di che natura è fatto il padrone. In realtà è tutta l’America che è impazzita perché dopo quasi un secolo dalla seconda guerra mondiale, l’ultimo conflitto in cui abbia vinto, si trova ad affrontare la fine di un assetto che le dava una sorta di primazia planetaria. E dentro questa follia ci sta di tutto, persino che il presidente possa in qualche modo prendersi gioco dei suoi generali e dei suoi consigliori. Tre giorni fa Trump, rispondendo a un gruppo di neocon appassionati dell’Ucraina naziforme e convinti della vittoria finale, ha fatto un commento che sulle prime è parso un cambiamento totale di prospettiva rispetto alla pace promessa o quantomeno tentata, ma che poi analizzato nel dettaglio è parso alla maggioranza degli analisti come una forma di sarcasmo. Egli non ha fatto altro che dare ragione alle tesi pazzesche espresse dai pasionari di Kiev e, fra questi, anche dall’ex generale Kellog ora inviato speciale per l’Ucraina, ma personaggio da decenni a metà fra esercito e aziende private, essendo di fatto l’incarnazione vivente di quel complesso militar – industriale che sta guadagnando montagne di soldi dal conflitto e dal sangue versato dagli ucraini.
Riporto le parti più significative e ovviamente anche più contrarie alla palese realtà delle cose perché vi si evince chiaramente l’intento ironico:
“Dopo aver conosciuto e compreso appieno la situazione militare ed economica tra Ucraina e Russia e dopo aver visto i problemi economici che sta causando alla Russia, penso che l’Ucraina, con il sostegno dell’Unione Europea, sia in grado di combattere e riconquistare tutta l’Ucraina nella sua forma originale.”
“Questo fa apparire la Russia come una ‘tigre di carta’. Quando la gente di Mosca e di tutte le grandi città, scoprirà cosa sta realmente accadendo in questa guerra, il fatto che è quasi impossibile per loro ottenere benzina attraverso le lunghe code che si stanno formando, e tutte le altre cose che stanno accadendo nella loro economia di guerra”.
L’Ucraina ha un grande spirito e sta solo migliorando, l’Ucraina sarà in grado di riprendersi il suo Paese nella sua forma originale e, chissà, forse anche di più! Putin e la Russia sono in grandi difficoltà economiche, ed è giunto il momento che l’Ucraina agisca. In ogni caso, auguro il meglio a entrambi i Paesi. Continueremo a fornire armi alla Nato affinché ne faccia ciò che vuole. Buona fortuna a tutti!“
Ora come sappiamo dall’Fmi, che l’economia russa viaggia a ritmi sostenuti, di certo superiori a quelli occidentali, che non c’è ombra di file ai benzinai, che i salari crescono e che l’appoggio a Putin è generale, anzi, semmai gli viene rimproverato di essere troppo cauto. Sappiamo anche che le truppe russe avanzano lungo l’intero fronte e tutte le infrastrutture del regime di Kiev sono diroccate. L’Ucraina non esiste più se non come controfigura della Nato. Tutto questo è evidente, certificato e il fatto che Trump esageri in maniera grottesca le prospettive è segno che sta prendendo in giro i suoi o comunque una parte dei suoi. Tanto che a un certo punto, nonostante queste grandi prospettive di vittoria, egli si tira indietro dicendo che si limiterà a fornire armi alla Nato, leggi Europa, che ne farà poi ciò che vuole. Insomma si lava le mani della questione salvo dare il contentino a Kellog e a ciò che gli sta dietro.
Certo un Paese in cui un presidente, di per sé dedito a qualunque bizzarria, prende per i fondelli quelli a cui evidentemente non può dire apertamente di no, è davvero messo male e avrebbe bisogno della camicia di forza. Non ci si può certo stupire della forza centrifuga che sta agendo sul Washington consensus: per esempio l’aver aiutato Israele a bombardare il Qatar ha avuto un impatto devastante sulle relazioni degli Usa nel mondo arabo. al punto che l’Arabia Saudita, da sempre punto di forza degli Usa nelle regione e non solo, ha pensato di stipulare un accordo economico e militare con il Pakistan, capendo che degli Stati Uniti non ci si può fidare. Ma Arabia Saudita vuole anche dire petrodollari e petrodollari vuol dire America. Evidentemente nel resto del mondo si capisce ciò che in Europa parte inconcepibile: gli assetti della seconda guerra mondiale si stanno sbriciolando.
