Il Washington Post ha rivelato i piani di Trump e dei suoi alleati sul futuro di Gaza. L’obiettivo è incentivare il trasferimento della popolazione con una mancia di poche migliaia di dollari per trasformare Gaza in un “Paese dei balocchi per ricchi”.
Il genocidio è ormai evidente nella sua configurazione e nelle sue complicità oligarchiche. Per risolvere le contraddizioni del capitalismo, in particolare, l’insabbiarsi degli investimenti, Gaza è l’attuale vittima sacrificale. Il capitalismo senza limiti etici e politici riduce tutto a mezzo e merce, per cui si chiede ai palestinesi sopravvissuti di vendere la loro terra, il loro sangue e la loro storia per una manciata di dollari.
Il mostruoso senza limiti è tra di noi in fogge assolutamente inedite. Si sta affermando il principio secondo cui si può chiedere ad un popolo sconfitto e assassinato di lasciare il proprio territorio nell’indifferenza globale. Si umiliano gli sconfitti nel chiedere loro la volontaria deportazione dopo aver venduto la loro carne e il loro spirito. Li si trasforma forzosamente in complici di un sistema che ormai concepisce solo il valore di scambio. L’essere umano in tale perversa logica è solo un essere che pratica il valore di scambio. La madre (la terra-la storia) sono niente, sono solo mezzi sul mercato delle contrattazioni. Chi vince compra determinando il prezzo, colui che perde accetta la transazione, non può fare altro. C’è da vergognarsi al pensiero di essere parte di questa realtà. Il capitalismo deterritorializzato sta facendo passare il principio nichilistico secondo il quale il legame tra un popolo e la sua terra è niente. Dopo aver annichilito ogni legame sociale, anche il più sacro, la relazione madre-figlio (maternità surrogata), si passa ora all’ultimo salto verso l’abisso: la storia di un popolo è niente, le identità culturali e territoriali devono essere piegate alla logica degli investimenti, pertanto si può chiedere ad un popolo di lasciare il proprio territorio per consentire investimenti e controllo delle materie prime. Oggi tocca ai palestinesi, domani tale sorte potrebbe toccare a qualsiasi altro popolo. La tragedia palestinese è solo la manifestazione massima di tale mostruoso principio di distruzione.
Nelle nostre città italiane in modo edulcorato i centri storici sono preda delle multinazionali del turismo, li si svuota, e si annienta il legame secolare tra lingua, territorio e popolo. La violenza è multiforme e conosce gradualità che non smentiscono la verità del nostro tempo. I turisti del futuro di Gaza e i turisti del nostro tempo hanno lo stesso fugace sguardo che si perde in un selfie. La cancel culture avanza con la violenza della guerra e degli affari. Con tale processo si vuole mutare l’antropologia umana e creare un nuovo tipo di essere umano capace di pensare solo il valore di scambio. Di tale diabolica (divisoria) realtà bisogna prendere atto per comprendere la prassi da attuare per neutralizzare il “male”.
Il piano Trump potrebbe scontrarsi con variabili e resistenze che la logica del profitto non contempla, questa è la nostra speranza. Il capitalismo ha mezzi straordinari, ma essi possono essere sconfitti dalla resistenza dei popoli e da riserve spirituali che il capitale non può comprendere.
Salvatore A. Bravo
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