Si è svolta il 7 dicembre la cerimonia inaugurale presso Agricola Bellaria a Roccabascerana (Avellino), nell’ambito di Art Days 2025
Domenica 7 dicembre è stata inaugurata RACEMI, l’opera site-specific realizzata da Alberto Tadiello, vincitore della quarta edizione del Premio WineWise – Metodologie della trasformazione, presso Agricola Bellaria a Roccabascerana (AV), nell’ambito di Art Days – Napoli Campania 2025. L’opera nasce da una residenza artistica di tre settimane svolta da Tadiello all’interno dell’azienda vitivinicola – Main Sponsor di Art Days 2025 – ottenuta attraverso un processo di selezione curato da Fabio Agovino, Andrea Maffei, Cristina Masturzo e Irene Sofia Comi. La produzione di RACEMI è stata resa possibile grazie a un premio del valore di 7.000 euro e al coordinamento di Letizia Mari, Direttrice artistica di Art Days – Napoli Campania.
| Commenta Alberto Tadiello: “RACEMI è un pensiero architettonico riferito al filare: l’idea del filo, un’architettura lineare fatta di pali, di tralicci, di cavi che sostiene la pianta rampicante. Il riferimento principale di questa riflessione estetica è il racemo, vale a dire, in botanica, lo stelo da cui partono i peduncoli dei fiori. Come un’impalcatura naturale per supportare l’infiorescenza, l’opera si compone di cinque racemi, vale a dire cinque possibili direzioni differenti che ho derivato dall’osservazione di manuali di botanica. Sono artefatti zincati ma porosi, permeabili alla luce. Sono sculture filiformi, proprio come i fiori che schiacciamo dentro i libri per conservare un ricordo importante. RACEMI è quindi un appunto sul territorio, un ricordo di paesaggio che osserva il principio vegetale dell’eliotropismo tipico, ad esempio, dei girasoli: le sculture sono orientate verso la cantina, luogo di lavoro, di pensiero e di costruzione di senso”. |
| “E infine” conclude l’artista, “matrice fondamentale del progetto è la tradizione vignaiola che per decenni ha rappresentato la valutazione dello stato di salute della vigna: quella di piantare una rosa in testa al filare. La rosa era un fiore ricettore: più sensibile e delicata della vite, si ammalava prima della vigna e dava quindi segnali urgenti di intervento, come fosse un fiore-sensore-antenna. Da qui l’idea di intendere il fiore come paradigma di monitoraggio della qualità di un contesto e di un paesaggio”. I |
