venerdì, 30 Luglio 2021
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Il vaccino per il covid19 ai minorenni? Cosa dice (veramente) la scienza

Dopo aver trattato del problema della mancanza di farmacovigilanza attiva e della vaccinazione per gli immuni passiamo al problema della vaccinazione anticovid19 per i bambini.

Per introdurre il lettore al tema riportiamo alcuni commenti di professionisti convocati dal senatore Siri nella sala Caduti di Nassiriya del Senato, per un confronto sulla vaccinazione anti covid19 in età pediatrica. Riporteremo solo due pareri: quello del matematico Maurizio Rainisio che si occupa di studi in materia medica e quello del pediatra Rocco Russo il quale è stato l’unico dei vari invitati a sostenere la validità di una vaccinazione generalizzata per i giovani. Con questa scelta ci limiteremo all’aspetto epidemiologico sorvolando su considerazioni mediche (attinenti agli affetti secondari) e giuridiche di cui, per motivi di spazio, non possiamo trattare in questa sede.

Il primo a parlare è Rainisio.

“Comincio con questa slide in cui si vede la mortalità da covid divisa per fasce di età e per sesso come da dati riportati dall’ISS (qui si parla di mortalità rispetto alla popolazione totale per fasce di età nda). Vediamo che nelle fasce più giovani fino a 60 anni la mortalità è quasi irrilevante. Aumenta improvvisamente da 60 fino a 90 anni per raggiungere dei valori veramente alti per i maschi sopra i 90 anni. Di questi ne sono morti veramente tanti, cioè 1 su 26 che è una cifra abbastanza spaventosa.

Quello che non spaventa per niente sono le cifre che riguardano i giovani. Se prendiamo le età da 0 a 19 anni, per tutta la durata dell’epidemia, abbiamo avuto 26 decessi su 10,5 milioni di soggetti cioè uno su 400.000. Ricordiamo: i maschi oltre i 90 anni hanno avuto una mortalità di 1 su 26 e le femmine oltre i 90 anni di 1 su 36. Questo serve per dire che appunto la mortalità tra i giovani è inesistente. Anche perché i bambini morti avevano già altri problemi di salute non erano bambini sani che sono morti da un giorno all’altro.

Questo si riflette pure sui dati di morbilità. L’ISS fornisce dati sui casi critici (terapie intensive) e severi (ospedalizzazioni). Ultimamente questi dati, rispetto ai giovani, sono diventati inaffidabili: da gennaio fino all’inizio di giugno questi numeri erano molto bassi tra i 4 per i bambini fino a 10 anni ed i 7 per i bambini tra i 10 ed i 19 anni. Nel senso che in questo periodo il numero di bambini ricoverati per covid era costantemente intorno a queste cifre. All’inizio di giugno queste cifre sono balzate in alto verso delle cifre che per me sono impossibili e penso che siano sbagliate. Ho interessato l’ISS di questo ma non ho avuto nessun riscontro.

Questo dato ci dice che non solo la mortalità ma anche la malattia in forma grave data dalla covid19 sia molto rara nei giovanissimi. Vediamo quindi quali potrebbero essere i rischi attribuiti al vaccino. Ebbene non si sa, la Pfizer ha arruolato 1000 ragazzi tra i 12 ed i 15 anni e 77 tra i 16 ed i 18 anni (nessuno di età inferiore!) , abbiamo dei numeri che sono troppo piccoli per poter valutare in qualsiasi modo la sicurezza del farmaco. Esempio: se avessimo degli affetti avversi gravi in un caso su 10.000, avendo come base di analisi un campione di 1000 la possibilità di vedere un evento avverso per due volte (che quindi provochi allarme) sarebbero dello 0,5%, quindi questi studi ci dicono che abbiamo una bassissima probabilità di vedere un’incidenza che sembra bassissima, ma che non lo è se la rapportiamo ai 10 milioni di bambini di cui parliamo.

Parlando del rapporto rischio beneficio che è il dato più importante, vediamo che il beneficio derivante potrebbe essere di risparmiare un decesso ogni 400.000 abitanti, mentre per quanto riguarda gli aventi avversi non siamo in grado di escludere eventi avversi infrequenti ma importanti come quelli che hanno una possibilità di 1 su 10.000 di accadere.

A questo aggiungo un editoriale del British Medical Journal che spiega che non vaccinare i bambini avrebbe effetti benefici. Infatti secondo il board la malattia, che per i giovani non è grave, darebbe loro un’immunità che durerebbe per tutta la vita e se in futuro dovessero contrarre la malattia essa sarebbe molto lieve. Le considerazioni di tipo etico e clinico le faranno gli altri.”

Dopo l’intervento di Rainisio viene invitato a parlare Rocco Russo che si occupa di vaccinazioni nell’ambito della Società Italiana Pediatria (11.000 pediatri) che ci travolgerà con la scientificità delle sue argomentazioni.

“Io devo dichiarare subito un conflitto di interessi (in suo onore chiariamo che è una battuta nda) in quanto sono vaccinato, ho fatto vaccinare i miei due figlioli e mia moglie. Questa è una scelta consapevole alla luce sia del momento storico che stiamo vivendo, noi viviamo una guerra caratterizzata da questa pandemia che sta mettendo in ginocchio i sistemi sanitari, non solo quello italiano, però visto che parliamo anche di numeri, noi sappiamo che è vero che i bambini non sono coinvolti in misura attiva e rilevante con complicanze nella malattia. Ma questo per noi, in questo momento storico, deve essere un’opportunità, che questo virus ci dà, per poter mettere in atto strategie vaccinali che possono anche essere utili a contenere la diffusione dello stesso virus e comunque ad evitare complicanze anche nella stessa fascia pediatrica. Visto che parlavamo di dati c’e uno studio di Nature in cui si sono analizzate 12.000 cartelle cliniche di soggetti al di sotto dei 18 anni ed hanno rilevato che la sintomatologia nella fascia pediatrica è diversa rispetto a quella degli adulti. Nel 17% dei casi i ragazzi finivano in terapie intensive e nel 4% avevano bisogno della ventilazione meccanica (questi dati sono smentiti da altri studi).

Il problema come società scientifica è la nostra strategia di essere in linea prima di tutto con quelle che sono le raccomandazioni ministeriali, con quelle che sono le indicazioni degli organi regolatori vigenti nel nostro paese come a livello europeo come l’EMA e la stessa AIFA. E questo penso che sia il primo punto da cui partire per portare avanti una strategia condivisa rispetto all’obbiettivo che è quello del contrasto alla pandemia.”

Russo continua con un altro paio di supercazzole sulla “guerra” al terribile morbo ma la scientificità delle sue affermazioni è quella che è. Negli interventi successivi i relatori mettono in chiaro che non sono stati effettuati alcuni tipi di studio sulla sicurezza dei vaccini che sono normalmente necessari, come gli studi sulle reazioni ad altri farmaci e per questo hanno declinato ogni responsabilità: la scelta è ricaduta tutta sul potere politico e la scienza, come la buona pratica medica è stata solo evitata.

Per chiudere useremo la dichiarazione fatta a La7 di Maddalena Loy della Rete nazionale scuola in presenza, che riunisce centinaia di comitati in tutto il paese: “Siamo tutti assolutamente schierati per il rientro a scuola in presenza, abbiamo lottato contro le ingiustizie antiscientifiche che sono state commesse per tutto l’anno ed ora ci stiamo battendo contro questo delirio della vaccinazione a tappeto sui più giovani. Per più motivi: scientifici, etici e giuridici. Le ragioni scientifiche sono già specificate dall’ente vaccinale tedesco e da quello inglese che hanno raccomandato di non operare sui giovani perché non sono state fatte valutazioni sui rischi; e su una popolazione che rischia di morire da covid nello 0,0003% dei casi è impensabile somministrare, con costi per lo stato enormi, delle dosi di vaccini che non servono perché non proteggono, dato che i giovani sono immuni dal rischio di decesso. Infatti i 24 bambini morti in Italia avevano quasi tutti altre patologie.

E’ la prima volta nella storia che si chiede ad una fascia sociale di vaccinarsi non per proteggere se stessa ma per proteggere qualcun altro che è già vaccinato, e la cosa gravissima è che si sta facendo capire che questa vaccinazione è vincolante per il rientro in classe in presenza.”

Amen.

Francesco Corrado

Giornalista 

fonte: l’antidiplomatico – https://www.lantidiplomatico.it

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