Qualcuno, anzi parecchi, avevano pensato che il vertice dei Brics a Rio sarebbe stato un quasi fallimento e questo per due ragioni: la presidenza “debole” del Brasile, Paese sempre sotto ricatto americano come vedremo in seguito e gli attacchi all’Iran che hanno segnato uno stato di belligeranza con l’impero, poi ribadito apertamente dai dazi di Trump. Ma i Brics non si sono fatti intimidire come Washington e Bruxelles speravano e anzi sono andati avanti spediti, inglobando anche il Vietnam tra le loro fila. E non è un Paese da poco vista la sua produzione sempre in crescita sia per quantità che per qualità. Alcuni fatti sono stati determinanti, innanzitutto il fallimento dell’operazione Israele – Usa contro Teheran: all’uomo della strada possono essere raccontate tutte le fesserie mediatiche che si vogliono, ma il personale diplomatico di questi Paesi, che non è ancora popolato da incompetenti, imbecilli o canaglie, sa benissimo che il finto bombardamento americano è stato fatto per salvare Israele, ormai senza più difese, dai missili iraniani. Il secondo elemento è l’ordalia di fuoco che si è abbattuta sull’Ucraina, nonostante gli avvertimenti di Trump e le suppliche per il cessate il fuoco, senza nulla in cambio: in pochi giorni sono andate distrutte molte strutture essenziali per la guerra ucronazista, parecchie delle quali gestite direttamente dalle forze Nato, in particolare quelle francesi e polacche. E i russi avanzano lungo tutta la linea del fronte.
L’insieme di queste cose ha mostrato più la debolezza intrinseca dell’Occidente che la sua forza e soprattutto ha messo ancora più in luce il fatto che i vari Paesi che lo compongono siano in qualche modo manovrati a un livello più profondo rispetto a quello politico. Così è stata messa a punto una dichiarazione in 130 punti che formula una serie di valori distintivi dei Brics in campo economico e umano fondati sul rispetto e sull’inclusività, quest’ultima ovviamente intesa nel suo senso reale e ben diversa dalle pagliacciate made in Usa ed esportate in un’Europa ormai intellettualmente inerme. Inoltre si è concordato che la Ndb, ovvero la banca dei Brics con sede a Shanghai, sarà il nucleo attorno al quale si svilupperanno i finanziamenti dei principale progetti in tutti i Paesi Brics e i loro partner, saltando completamente il sistema occidentale Swift. Nel complesso si tratta di rendere autonomo quello che viene chiamato il Sud del mondo da tutti i sistemi imperiali, Onu compreso che ormai è un semplice relitto del tutto irrilevante, ma soprattutto da quelli finanziari. Lavrov ha ricordato che il Fondo monetario internazionale ha dato all’Ucraina 54 miliardi di dollari, ovvero il doppio di quanto vada all’intera Africa, per spiegare e rendere evidente il ruolo di dominio e di ricatto che questo istituto persegue.
Capisco che in un contesto culturale nel quale l’orizzonte più lontano arriva a malapena a tre mesi, il processo di costruzione del mondo Brics possa essere considerato lento, ma non si arresta di fronte agli ostacoli che vengono continuamente posti, tanto che un alto diplomatico cinese, dunque abituato alla massima prudenza, ha apertamente parlato di post – Occidente. Del resto di fronte alle giravolte dell’amministrazione americana che cerca di mettere dazi a tutti i Brics nel tentativo di spaventali, non si può che concordare con questa affermazione, è come tagliarsi le palle per far dispetto alla mogli. È evidente che i dazi non faranno altro che aumentare i prezzi e l’inflazione all’interno degli Usa. Per esempio gli Stati Uniti devono importare la metà del rame che utilizzano e ora pagano questo elemento il 138% in più rispetto alla media mondiale: ciò non farà altro che aumentare il prezzo di una infinità di oggetti che vanno dalle auto ai frigoriferi, dai condizionatori all’elettronica. Rendendo così anche più difficile vendere altrove i propri prodotti. Quindi il debito commerciale continuerà ad aumentare. Stessa cosa dicasi per l’alluminio che vedrà aumenti di prezzo dei prodotti realizzati con tale materiale del 6% quest’anno e del 24% nel 2026. Ma questo è niente: Trump ha anche mandato lettere di minaccia a Lula stabilendo dazi del 50% su tutti i prodotti brasiliani importati in Usa, reclamando cose su cui non ha alcuna autorità, per esempio di concludere il processo contro l’ex presidente Bolsonaro, oppure la revoca delle ordinanze della Corte Suprema brasiliana contro alcuni post sui social media statunitensi perché “violative ai diritti fondamentali alla libertà di parola degli americani”. Peccato che il Brasile possieda il 98% delle riserve mondiali di niobio, necessario per molti tipi di acciai speciali: ora quelli americani saranno fuori mercato. Succede quando si è fuori di testa.
Ma tutto questo non avviene per caso: sono le convulsioni del declino e nessuno che abbia conservato un minimo di dignità può voler stare in questa compagnia tossica, capace di produrre a cicli continuo povertà, guerre e stragi a cielo aperto.
fonte:
