giovedì, 23 Marzo 2023
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Fusione: la favola di Natale

Il babbo natale americano ha voluto raccontare la sua favola  sia per autocelebrarsi in tempi in cui sta perdendo terreno e smalto, sia per dare un lumicino di false speranze agli europei infreddoliti. E come in tutte le fiabe da qualcosa di vero si è sviluppato un racconto fantastico che i media hanno contribuito ad abbellire per infiocchettare e mettere sotto l’albero: dunque si comincia come in tutte le fiabe contemporanee non con un “c’era una volta”, ma con un ci  sarà in un prossimo futuro per tutti quelli che ci credono e donano bracci e portafogli  al potere. In futuro ci sarà la fusione nucleare e il governo Usa ha annunciato che per la prima volta un esperimento di fusione nucleare ha prodotto più energia di quanta ne sia stata necessaria per innescare la reazione e precisamente 1,54 volte.  Dunque l’Eldorado è a portata di mano ovvero quella fusione nucleare di cui si narra che non ci siano scorie e il cui  “carburante” sarà abbondante e sufficiente per migliaia di anni. Si tratta di pura mitologia data in pasto alle ignare opinioni pubbliche, una fiaba di Natale che è interessante perché in essa confluiscono tutti gli archetipi della pubblica bugia e per giunta applicati alla scienza, più che altro cosiddetta da quando almeno ci hanno fatto credere che i vaccini fossero utili, efficaci e innocui.

Si è vero da un punto di vista fisico al Livermore Laboratory in California si è raggiunto un buon risultato, chissà, magari non il primo al mondo, ma comunque quello di gran lunga  più pubblicizzato: in un capsula di 2 millimetri di diametro una miscela di trizio e deuterio ( due isotopi dell’idrogeno)  è stata bombardata di energia grazie a 192 laser di grande potenza e portata a 3 milioni di gradi temperatura necessaria a innescare la fusione. L’energia necessaria è stata di 2, 05 mega joule e si sono ottenuti in cambio 3,15 megajoule di energia dalla fusione innescata. Ma questo non vuol dire affatto che si sia vicini alle possibilità di utilizzo reale della fusione nucleare: se infatti i laser hanno sparato contro la sferetta appena un po’ di 2 mega joule, per ottenere questo risultato sono stati presi dalla rete elettrica  300 mega joule, vale a dire cento volte in più dell’energia ottenuta. Certo il risultato è importante, ma al contempo il modo con cui è stata presentato è quanto mai fuorviante:  non siamo alla vigilia di una tecnologia che ci libererà dal gas e dal petrolio russo, abbiamo fatto un passetto verso un futuro lontano in cui sarà effettivamente utilizzabile in termini pratici ed economici l’energia da fusione, sempre che sia possibile e auspicabile. Secondo le previsioni che girano oggi solo nel 2035 sarà possibile da un particolare progetto di reattore  ottenere un’ energia superiore di 10 volte a quella immessa dei laser ma che rimane comunque  inferiore della metà rispetto a quella concretamente utilizzata per poter “sparare” contro il mix gassoso di deuterio e trizio.

In realtà la fusione è sempre stata circonfusa da molte leggende la prima delle quali è l’idea che riuscire ad innescare una fusione che produce più energia di quella  utilizzata possa di per sé portare alla realizzazione di una centrale, ma come abbiamo visto il cammino è lunghissimo perché per raggiungere un guadagno in termini di energia mettendoci dentro anche i costi di costruzione, di gestione e di esercizio di una centrale a fusione siamo ancora lai primissimi passi e attorno a un millesimo dell’energia prodotta . L’altra è che un reattore a fusione non produce scorie e che comunque i sottoprodotti della fusione sono innocui. Niente di più falso: la fusione deuterio –  trizio che è la più usata e la più facile da ottenere produce una enorme quantità di neutroni che vanno  a colpire le pareti del contenitore che così si trasforma in materiale radioattivo la cui nocività arriva  al millennio. Ci sono è vero altri elementi che possono essere usati per la fusione e che non producono neutroni, ma in questi casi o l’energia necessaria ad innescare  la reazione è molto superiore oppure come nel caso del’elio 3 si tratta di elementi molto rari. Del resto anche la coppia deuterio trizio presenta molti problemi: certo il deuterio si trova in abbondanza e per dire costa circa 13 mila dollari al chilo, ma il trizio è molto più raro e costa 3000 volte di più. Per giunta è radioattivo e le scorte che si hanno su tutta la terra ammontano ad appena 27 chili tutti derivati dalle scorie delle centrali nucleari a fissione.  Ora secondo i calcoli per una centrale a deuterio – trizio da un megawatt termico – ammesso che si riesca a costruirla- occorreranno 70 chili di trizio l’anno. di fatto una cosa impensabile. C’è anche la possibilità di immaginare reattori che grazie a un rivestimento di litio 6, un isotopo presente in una quantità del 7 per cento in tutto il litio estratto, si possa possa creare il trizio di cui ha bisogno il reattore, ma per ora non esistono ancora le tecnologie necessarie per ottenere fusioni con il grado di efficienza necessario a questa autosufficienza. In ogni caso i costi aumenterebbero in maniera stratosferica.

Insomma la favola consiste nel far credere che qualcosa sia imminente quando invece è ancora lontanissimo e non realizzabile effettivamente entro la vita della maggior parte di persone se non di tutte. Finora la fusione riguarda solo i cervelli.

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