Ciò che più mi colpisce in maniera negativa non è tanto l’assenza del pensiero, ma la sua miseria che in un certo senso è anche peggio, così come la mezza cultura è molto più dannosa della sua assenza, oppure la mancanza di di informazione è comunque preferibile a quella superficiale. E ne abbiamo un esempio nella schiera quasi infinita di persone che si sono divertite a sfottere la flottiglia per Gaza. Anzi chissà per quale cavolo di motivo dovremmo scrivere flottiglia alla spagnola, dimostrazione lampante della mezza cultura, che vuole dimostrare se stessa attraverso l’uso costante di altre lingue, non riuscendo a mostrare altro che un detestabile e ridicolo provincialismo, presente soprattutto fra i globalisti nostrani. C’erano e ci sono in realtà tutte le ragioni per ironizzare su un’avventura che nella pratica serve a ben poco, sul narcisismo di molti partecipanti, sugli entusiasmi adolescenziali che ne sono il motore molto più spesso di quanto non sia auspicabile, sul protagonismo grottesco di parecchi di questi argonauti. Ma certo sempre molto meglio che starsene sul divano a sputare sentenze con la testa piena di frittatone informative con le cipolle e di confusi ideologismi: con tutta evidenza questa avventura della flottiglia ha un forte valore simbolico di appoggio alla causa palestinese, tanto che ha costretto Israele a gettare l’ennesima maschera e ad abbordare le navi ben al di là delle proprie acque territoriali, ovvero tra le 80 e le 100 miglia nautiche dalle sue coste.
Si tratta di una distanza simile a quella della Sardegna dal continente oppure uguale se non superiore alla larghezza dell’Adriatico: dunque fermare le barche della flottiglia a quella distanza è un puro atto di pirateria, così come sequestrare le derrate alimentari in una sorta di folle ordalia che vede come un peccato tentare di portare soccorso alimentare agli affamati. Un altro peso che i sionisti di Tel Aviv vedranno mettere sulla bilancia della storia. Lo si vede anche dall’atteggiamento di Trump che pur essendo un filosionista senza incrinature, è stato comunque costretto dagli eventi orribili che si verificano in Palestina a tentare un compromesso per evitare il totale isolamento degli Usa, cercando da una parte e ancora una volta di sventare la formazione di uno Stato palestinese, ma sacrificando i piani della Grande Israele. Più si isolano i sionisti di Tel Aviv, più si isolano gli Stati Uniti che ne sono i creatori e i tutori. E a questo scopo la flottiglia va benissimo, anche se da un punto di vista pratico è un’armata Brancaleone.
A questo proposito, cioè a quello degli Usa, va messo in rilevo un articolo di Emmanuel Todd uno dei pochissimi intellettuali francesi ed europei superstiti rispetto alla strage di intelligenza prodotta dagli Erodi della finanza internazionale, in cui egli spiega che probabilmente Trump, seppure in modo confuso, goffo e aggressivo – come tanto piace agli americani – cerca di gestire la fine dell’impero, sancita dalla sconfitta epocale in Ucraina dove l’intero Occidente con la sua macchina bellica è stato fermato dalla Russia. Inserire gli Stati Uniti in un mondo multipolare non è semplice perché è come cercare un ruolo, sia pure importante, per l’ex padrone dell’azienda globale. Todd sottolinea che il fallimento c’è stato anche contro la Cina, che è riuscita a sfruttare in maniera magistrale il suo monopolio tecnologico sulle terre rare per evitare gli embarghi più volte minaccciati da Washington e la cui produzione navale sta “nanificando” quella statunitense. In tutto questo è facile identificare l’Europa come un centro di follia totale, dove un milieu di imbecilli pensa di potersi comportare da vincitore e imporre condizioni nonostante il continente sia il maggiore sconfitto nella guerra, preso di mira non solo dai nemici che si sono fatti ma soprattutto dagli amici.
In questo passaggio di epoca Gaza rappresenta un punto strategico, essendo il Medio Oriente e la politica espansionista di Israele una delle colonne portanti del potere imperiale. La flottiglia in questo senso rappresenta un ulteriore picconamento del muro di silenzio e di complicità, costringendo a prendere atto dell’effettiva volontà del governo Netanyahu di sterminio della popolazione palestinese. E mostra in filigrana il rifiuto del mondo rispetto ai propositi sionisti: ci sono voluti due anno di stragi, ma alla fine Tel Aviv è divenuto il nemico pubblico numero uno a livello planetario a tal punto da costringere persino gli Usa a tentare una mediazione. Uno dei meriti della flottiglia è anche un altro: quello di far venire allo scoperto tutte le ambiguità dei governi e i lombrichi, per non dire canaglie, che stavano sottoterra, belli nascosti e grassi per sostenere con vari deliri che le barchette con gli aiuti alimentari vengono legittimamente abbordate perché violano l’embargo stabilito in maniera unilaterale da Israele in acque internazionali. La merda finisce sempre per galleggiare.
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