lunedì, 28 Novembre 2022
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Fine pandemia vicina? Meluzzi: “Attenti ai colpi di coda”

di Americo Mascarucci

“Contagi e ricoveri in calo ma il virus circola, l’attenzione resti alta, si entra in una fase più favorevole, in cui le risorse sanitarie potranno essere ribilanciate verso la cura delle patologie gravi e la prevenzione” Lo ha detto a Repubblica il commissario all’emergenza, il generale Francesco Figliuolo, che sembra anche escludere la necessità di una quarta dose nei mesi a seguire. Mentre sembra ormai certo che il 31 marzo cesserà definitivamente lo stato d’emergenza. La pandemia dunque è davvero alle battute finali? Non la pensa così lo psichiatra Alessandro Meluzzi che in questi mesi si è battuto contro l’introduzione del green pass e delle restrizioni per i non vaccinati, ed è stato anche sospeso dall’ordine dei medici per essersi opposto all’obbligo vaccinale.

Professor Meluzzi, perché ha detto di temere un colpo di coda? A sentire il generale Figliuolo dovremmo essere a fine pandemia.

“Penso che i colpi di coda siano da collegare alla grande quantità di fiale di vaccino in eccesso grazie alle quote di distribuzione stabilite dalla Commissione europea. Può darsi che le butteranno tutte in discarica ma con i soldi non si scherza. Anche io credo che la narrazione che ci hanno propinato in questi mesi non possa durare ancora a lungo perché un popolo lo si può ingannare una, due, tre volte, ma non per sempre. Lo diceva Abraham Lincoln. State certi che adesso inizierà la gara ad intestarsi il merito della liberazione. Ci diranno che se riacquisteremo la libertà sarà grazie alle restrizioni che ci hanno imposto e ai pass che ci hanno benevolmente concesso. Ma la cosa interessante è che si stanno rompendo dei patti profondi nelle elìte planetarie, al punto che lo stesso Mario Draghi mi sembra in fase calante. La prova sta proprio nel fallimento dell’operazione Quirinale. Vedremo cosa accadrà in ambito mondiale, ma i colpi di coda da parte di chi vedrà andare in fumo i propri progetti ce li dovremo aspettare”.

La pandemia quindi è davvero alla fine, oppure dovremo aspettarci un fine pandemia mai, magari con il sorgere di altre varianti?

“Ormai è chiaro che parlare di pandemia è sbagliato. Il termine esatto è psico-info-pandemia, perché alla fine dipende tutto dal tipo di informazione che ci viene elargita. Stiamo esattamente come un anno fa, con i virus influenzali che girano regolarmente, con anziani che a causa dell’età purtroppo muoiono, con raffreddori che si diffondono come solitamente accade ogni inverno. Non dimentichi che febbraio si chiama così proprio perché sin dai tempi di Augusto era considerato il mese delle grandi febbri. Stiamo di fronte ad una colossale rappresentazione narrativa. Per altro ci sono da noi più morti che altrove e qui andrebbe aperto un dibattito anche sul modo con cui vengono conteggiati. Non voglio poi avvalorare le convinzioni di quegli scienziati che stanno mettendo in guardia dal rischio dello sviluppo di immunodeficienze da vaccino. Mi voglio augurare che non sia vero anche se qualche segnale pare si cominci a vedere”.

Lei condivide la tesi di quegli scienziati secondo i quali la variante Omicron sarebbe la prova evidente che il virus è ormai depotenziato? Claudio Giorlandino sostiene addirittura che grazie ad Omicron e all’alto tasso di diffusione che sta in pratica colpendo tutti stiamo ormai raggiungendo l’immunità di gregge.

“I virus ad RNA mutano continuamente, ma questo si sa da sempre. Al covid si è voluto dare un carattere di eccezionalità che non ha mai avuto. Questo spiega anche perché è molto difficile trovare dei vaccini realmente efficaci per i virus ad RNA. Con il covid si è tentata a mio giudizio la strategia di produrre ogni anno nuovi vaccini rimodulati su ogni variante, ma probabilmente si stanno rendendo conto che il trucco non può durare a lungo. Così stanno cambiando narrazione, forse convinti che il gioco non valga la candela e che sia meglio investire le risorse in altre direzioni e non su quello che le grandi lobby del farmaco avevano forse individuato essere il business del futuro”.

Ora si parla di ritorno alla normalità, ma ci si arriverà mai? E che tipo di normalità ci attende davvero?

“Tenteranno di non farci mai tornare alla normalità, mi sembra evidente, Faranno di tutto per continuare a controllarci con la tecnologia come hanno fatto in questi mesi, monitorandoci ovunque, rendendoci schiavi con il credito sociale, imponendo il modello cinese, ma non è detto gli riesca. Dipenderà molto dalla reazione dei popoli. Con gli inglesi non funzionerà, non funzionerà nemmeno con gli americani, non ha funzionato con i brasiliani, con i russi, con gli indiani, con i sudafricani, con gli svedesi, con i danesi, con i paesi di Visegrad, ci sono forti resistenze con i francesi, mentre gli italiani rischiano di essere talmente adusi a servire che potrebbero rimanere l’unico popolo in schiavitù del pianeta. Speriamo di no”.

Non dà speranze al popolo italiano?

“Faccio mia l’affermazione del Manzoni: un popolo disperso che fama non ha. Un popolo talmente aduso a servire che si è piegato a tutte le follie di questi mesi. Spero che questo sia servito per risvegliare almeno gli italiani da un lungo sonno ipnotico, sarebbe l’unico aspetto positivo del grande rimbambimento generale contro cui io sto tuonando inascoltato. Fino ad oggi gli italiani si sono rivelati un grande popolo di camerieri. Invece che popolo di eroi, santi e navigatori ci siamo ridotti a popolo di servitori all’Arlecchino accettando tutto, ad iniziare da quello che io definisco l’orrore del green pass. con tutte le limitazioni dei diritti, ad iniziare dal diritto al lavoro e alla salute. Mi pare che ad oggi sia ancora piegato all’obbedienza”.

Lo spettacolo andato in scena  con l’elezione del nuovo Capo dello Stato rientra in questo scenario a tinte fosche che ha appena dipinto?

“E’ tornata una vecchia Democrazia Cristiana che forse ha capito che Draghi non era perfettamente funzionale a quei vecchi e consolidati poteri occulti che hanno sempre governato l’Italia. Uno scontro sotterraneo che a me fa molto piacere perché fra i vecchi democristiani e i nuovi tecnocrati telecomandati da Bruxelles, io preferisco di gran lunga i vecchi democristiani”.

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