La natura aborre il vuoto, dicevano gli antichi e infatti esso è sempre riempito da qualcosa che di solito è il peggio possibile. Lo vediamo chiaramente in questa Europa terminale che si oppone disparatamente alla pace senza avere la minima possibilità di essere determinante se non nel provocare il peggio. L’Europa che non sa correre, accasciata in panchina, ma che fa gli sgambetti, che difende un regime nazista e iper corrotto forse perché questa corruzione gira come un veleno anche a Bruxelles. Ma cosa può fare? Aveva un piano A, ovvero la sconfitta della Russia, ma quando questa non si è verificata, non ha saputo immaginare un piano B, semplicemente perché ha sacrificato troppo in questa impresa scellerata per poter tornare indietro e in ogni caso non ha le capacità di pensare su tempi lunghi e anzi di pensare tout court. Tutto ciò è frutto marcio di élite politiche ridotte ai minimi termini e completamente subornate e subordinate agli ideologismi globalisti, di ceti dirigenti di mediocrità straordinaria, costruiti appositamente nei laboratori orwelliani del Wef e delle altre organizzazioni che negli ultimi 40 anni hanno dominato il continente. Sono cavalli con i paraocchi, anzi asini che si pensano destrieri, ma sono in grado soltanto di masticare i cardi che si trovano davanti. E per la cronaca quei cardi siamo noi.
Questa congerie di personaggi che si potrebbero definire buoni a nulla se non a recitare le parole degli spin doctor e gli slogan ipnotici, hanno appunto riempito il vuoto ideale e politico che si è creato via via nelle società occidentali con la decostruzione della famiglia, con la laicizzazione, ma al tempo stesso con la sterilizzazione di quel pensiero politico e sociale che avrebbe dovuto immaginare un futuro diverso e dargli un senso e una direzione. Non vorrei essere preso per un tradizionalista, non lo sono affatto, però vedo la contraddizione irresolubile tra l’idea di progresso, peraltro sostituita con gadget tecnologici e le idee neo liberiste che invece predicano l’immutabilità del sistema e dei rapporti di potere. La famosa fine della storia. Tale vuoto assale le singole persone, ne fa delle canne al vento il cui principale interesse è la propria vita biologica e la propria personale vanità, il proprio inevitabile narcisismo nel momento stesso in cui lo stesso concetto di società si è frantumato.
Tutto questo sarebbe davvero letale e finirebbe per distruggere lo stesso potere oligarchico se non fosse che lo Stato, mentre perde progressivamente interesse alla tutela dei cittadini e si ritira da tutte le aree di azione pubblica, rimane come strumento repressivo: è si lo stato minimo della teoria neoliberista, ma è diventato una sorta di stato minimo totalitario, il cui scopo è regolare ogni momento della vita privata dei cittadini. Giorgio Agamben ha recentemente notato che tutto ciò che fino ad oggi era stato indifferente al diritto ora è disciplinato ossessivamente attraverso “una ipertrofia normativa senza precedenti e tende a non lasciare alcun ambito della vita umana fuori dall’obbligo e dalla proibizione. Gesti e abitudini che erano sempre stati considerati indifferenti al diritto vengono ora minuziosamente normati e puntualmente sanzionati, al punto che non vi è quasi più una sfera dei comportamenti umani che si possa considerare semplicemente lecita.” Apparenti ragioni ora di sicurezza, ora di tutela sanitaria, ora di formazione alle “idee giuste”, stanno sottraendo alle persone il loro spazio vitale e dettando letteralmente legge su ogni cosa. Eventi come quelli dei bambini sottratti ai genitori del bosco o anche la formulazione della legge contro la violenza, in sé giusta ovviamente, ma che detta regole completamente assurde con il sì esplicito da ribadire ad ogni colpo di reni e che per giunta demolisce di ogni concetto di onere della prova, con tutto quello che ne consegue, compresa una infinita capacità di ricatto. Questo va molto oltre una legge, crea un canone comportamentale obbligatorio che si oppone a qualsiasi realtà concreta e che alla fine imploderà nelle mani di chi l’ha concepita.
Tutto si tiene, perché l’impossibilità dell’Europa di uscire dalla palude in cui si è cacciata corrisponde perfettamente a quel vuoto che si è creato anche nella vita delle persone. Così da una parte lo si riempie con assurde regolamentazioni in ogni ambito, come fa Bruxelles attenta a ogni spillo, ma non alla catastrofe cui sta andando incontro. Dall’altro viene riempito con una ridicola e allo stesso infame burocratizzazione dei rapporti umani che sostituiscono una ricchezza di vita che ci si appresta ad asfissiare. E che quindi si risolve in con una catastrofe umana. Come si vede il sistema che si fondava su una presunta libertà degli individui (su questo si potrebbero scrivere infinite pagine), la sta man mano uccidendo.
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