Sta sorgendo un mondo nuovo, eppure sembra che nelle terre occidentali non ci sia nemmeno il sospetto che stia crescendo una rivoluzione geopolitica. Eppure il vertice della Cooperazione di Shangai (Sco) in corso da ieri lo dimostra ampiamente, essendosi concretizzato uno schiaffo al Trump di “faccio tutto ciò che voglio” con l’India che si rifiuta di non comprare petrolio russo nonostante il ricatto dei dazi, i quali peraltro colpiscono direttamente i consumatori americani. Un’ India che si ricollega a Pechino nonostante le passate frizioni e in questo senso l’immagine di apertura diventa simbolica. Pazienza che all’interno di questo organismo ci siano spioni che fanno il doppio gioco come la Turchia e l’Azerbaigian, ma tanto tutti lo sanno e in ogni caso Russia, Cina, India, Iran sono la massa critica attorno a cui si costruisce il modello di sicurezza del mondo asiatico in pieno sviluppo. La tabella che ho pubblicato ieri è impietosa da questo punto di vista. Tuttavia la cosa interessante è che sia la Cooperazione di Shangai che i Brics, sono praticamente ignorati in Occidente quasi che fossero un circolo della caccia qualsiasi e i loro vertici una serata sociale, mentre invece stanno costruendo una solida e vincente alternativa economica rispetto al modello neoliberista occidentale. Questo è un ulteriore segnale della follia che ci attraversa, non molto diversa dal pazzo delle barzellette che si crede Napoleone.
Un noto analista statunitense, Larry Johnson, scrive: “Sono sconvolto dal numero di americani apparentemente sani di mente, sobri e istruiti che continuano a credere che il rapporto tra Russia e Cina sia effimero e che, con la giusta dose di pressione, la Russia sarà facilmente convinta ad abbandonare la Cina e ad unirsi all’Occidente nel suo piano per sottomettere il governo e il popolo cinese. È un’idea folle, a mio parere, ma sono in molti a condividere questa assurdità”. Come si possa immaginare di fare guerra alla Russia e nel contempo credere di poterla distaccare da Pechino, si pone sullo stesso piano della “pace è guerra” che è lo slogan orwelliano della Ue. Del resto in Europa nemmeno ci si pone il problema: i grandi Paesi che la compongono sono ormai ridotti a repubbliche delle banane che scivolano sulle loro stesse bucce e l’informazione mainstream solo raramente parla di queste cose: le persone, anche se ricordano gli acronimi, non sanno assolutamente nulla intorno ad essi e difficilmente possono realizzare che si tratti di organismi che rappresentano le economie più dinamiche e innovative del mondo. Anche perché l’esistenza stessa di potenti organizzazioni non occidentali, metterebbe in rilievo la marginalità assoluta del continente sulle questioni internazionali: se si obbedisce, senza se e senza ma, a un padrone si deve almeno poter pensare che tutti obbediscano a lui e che tutti debbano condividere la stessa condizione di servaggio. In questo modo i disubbidienti diventano tout court malvagi, persino quando condannano le stragi di Gaza.
Al cittadino non far sapere… Questa è una scelta deliberata perché ignoranza funzionale e relativa stupidità sono mezzi indispensabili per il progetto di controllo sociale che è in atto. E che si autoalimenta perché in questo contesto le vittime sono portate ad aderire al sistema che le ipnotizza e fa credere loro che non esistano altre strade, altre idee, altri mondi possibili. Ecco perché Brics e Sco sono visti come realtà secondarie e in ogni caso come nemiche. Tutto questo ricorda i cori di Natale del 1942 quando tutta la Germania ascoltò i soldati della Sesta armata fare gli auguri di buone feste e cantare Stille Nacht. Peccato che quei soldati, attorno a Stalingrado, fossero ormai tagliati fuori dalle comunicazioni radio e la trasmissione era solo un’idea propagandistica di Goebbels. Bene, che vi devo dire, Buon Natale mentre l’Europa è tagliata fuori dal mondo che conta.
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