Tutti noi inorridiamo davanti al tentativo del governo sionista di “liberare” la striscia di Gaza affamando i palestinesi e pensiamo in buona fede di assistere ad orrori del tutto inediti, invece la carestia e la fame sono uno strumento usato molto spesso per sottomettere le popolazioni e in particolare sono state un’arma d’elezione nelle varie incarnazioni dell’impero anglosassone. Non è che olandesi, francesi, spagnoli e portoghesi – tanto per restringere il discorso all’evo moderno – non l’abbiamo mai fatto, ma il loro uso è stato occasionale, mentre esso si presenta come tipico delle oligarchie mercantili e poi industriali che hanno gestito prima l’impero britannico e poi quello americano. Tanto per chiarire con un esempio concreto: la documentazione storica ci permette di dire che nei venti secoli precedenti al 1757, anno della completa dominazione del sub continente da parte inglese, in India ci sono state 17 carestie gravi, mentre durante l’asservimento a Londra, durato due secoli, ce ne furono 31, un numero spaventoso che praticamente tenne tutta l’India in stato di grave carenza alimentare e di povertà estrema. E – immaginate – da quando gli inglesi hanno sloggiato, di carestie non ce n’è stata nemmeno una.
Questi numeri messi assieme dallo storico dell’economia Robert C. Allen indicano chiaramente un uso della fame come strumento di dominio, peraltro ben noto alla classe dirigente britannica tanto che il Primo Ministro britannico Benjamin Disraeli (peraltro un protosionista di antiche origini italiane) lo affermò esplicitamente, dichiarando che l’obiettivo dell’impero britannico era “conquistare e mantenere territori contenenti le maggiori risorse naturali. Stabilire basi navali in tutto il mondo per controllare i mari e le rotte commerciali. Sottoporre a blocco e affamare qualsiasi nazione o gruppo di nazioni che si opponesse a questo programma di controllo dell’Impero”. Insomma il potere navale usato non tanto in maniera diretta quanto come strumento per provocare carenza alimentare. E nel 1936, George Orwell scrisse: “Si può avere un’idea del reale rapporto tra Inghilterra e India se si considera che il reddito pro capite in Inghilterra è di poco superiore alle 80 sterline, mentre in India è di 7 sterline. È abbastanza comune che le gambe di un [lavoratore] indiano siano più sottili del braccio di un inglese medio. … Questo è semplicemente dovuto alla fame. Questo è il sistema in cui viviamo tutti.”
Solo che non ce ne siamo accorti. E la situazione non è migliorata col tempo e con la fine della colonizzazione, almeno quella ufficiale, anzi dalla Gran Bretagna è trasmigrata in America assieme all’ossessione per la crescita demografica che era la paranoia delle classi dirigenti anglosassoni, consapevoli di essere una piccola minoranza dell’ecumene umano. Nell’aprile del 1974, Henry Kissinger, allora Segretario di Stato e Consigliere per la Sicurezza Nazionale sotto Nixon, inviò un promemoria riservato a membri selezionati del governo. Intitolato Impatto della crescita demografica mondiale sulla sicurezza e gli interessi degli Stati Uniti all’estero, il documento fu commissionato su raccomandazione di John D. Rockefeller III, esponente di una delle più pericolose dinastie del potere e divenne in seguito noto come Nssm 200 (National Security Study Memorandum 200). In esso si afferma che il controllo delle aree più ricche di risorse del mondo di fronte alle pressioni sociali, derivanti da una popolazione globale in crescita, passa anche attraverso la gestione degli aiuti alimentari. Insomma gli Usa avrebbero dovuto fare uso degli aiuti umanitari uno “strumento di potere nazionale”. Si trattava di una trasposizione delle politiche dell’impero britannico alla politica estera statunitense.
La cosa agghiacciante è che dietro tutto questo si nasconde anche il germe segreto del capitalismo, inestricabilmente legato all’imperialismo: le persone che vivono nella carenza alimentare non pensano nemmeno alla dignità del lavoro e ai diritti che ad esso si accompagnano, sono insomma più facilmente sfruttabili. E non lo dico io, ma un documento dell’Onu intitolato I benefici della fame nel mondo, prodotto da un certo professor George Kent, nel quale si afferma che “la fame ha un grande valore positivo per molte persone ed è fondamentale per il funzionamento dell’economia globale. Le persone affamate sono le più produttive, soprattutto dove è necessario il lavoro manuale”. Ovviamente le persone per le quali ha un valore positivo, sono quelle che sfruttano la forza lavoro. Questa è naturalmente l’ultima delle preoccupazione delle popolazioni occidentali che non si stanno rendendo conto di stare per diventare i nuovi indiani. Tra l’altro le oligarchie di comando stanno producendo un eccezionale sforzo per colpire l’agricoltura e l’allevamento un po’ dappertutto, dagli Stati Uniti all’Olanda, dal Canada alla Germania, dalla Francia all’Irlanda, arrivando persino a pagare gli agricoltori perché non producano. Il tutto servendosi di ideologismi ridicoli, possibili solo dentro il nuovo analfabetismo, diffusi a piene mani dai media, annunciando la futura resurrezione alimentare a suon di carne artificiale ed insetti.
Quindi non stupiamoci di Gaza come se fosse qualcosa di assolutamente inedito, è solo un caso particolare di un modus operandi geopolitico e politico. E non temete, i prossimi saremo noi.
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