Incredibile, un uomo perfettamente innocente si è suicidato in carcere. Si tratta di Jeffrey Epstein che ora l’Fbi scagiona completamente aggiungendo un altro masso ai misteri del potere. I funzionari del bureau hanno affermato di aver esaminato più di 300 gigabyte di prove su Epstein e di non aver trovato alcuna operazione di traffico di esseri umani o di ricatto sessuale su larga scala. “Questa revisione sistematica non ha rivelato alcuna ‘lista di clienti’ incriminante. Non sono state inoltre rinvenute prove credibili che Epstein abbia ricattato personaggi di spicco nell’ambito delle sue azioni. Non abbiamo scoperto prove che potessero fondare un’indagine contro terze parti non incriminate”, si legge in un documento significativamente non firmato perché nessuno si è voluto sputtanare. Dopo anni di polemiche era parso che almeno il Dipartimento di giustizia volesse rivelare quantomeno una parte di questa storia della colonna infame delle oligarchie occidentali. Anzi era stato annunciato che i documenti erano disponibili, erano sulla scrivania e che darebbero stati resi pubblici E invece niente, sono stati resi noti documenti generici, comunque non interpretabili correttamente e il caso è affondato in una fossa oceanica .
Un evento davvero inatteso visto che Trump ha nominato rispettivamente direttore e vicedirettore dell’Fbi proprio , Kash Patel e Dan Bongino che si erano distinti nel mondo Maga come critici della versione ufficiale del presunto suicidio di Epstein, avvenuto proprio quando le telecamere di sorveglianza non funzionavano, anzi solo quella che forniva un’immagine chiara della cella del faccendiere sessuale. Dunque si pensava, a partire da tali nomine, che il neo presidente volesse in qualche modo rendere parzialmente pubblica la vicenda. Personalmente non ci ho mai creduto perché quei documenti erano una preziosa leva nei confronti di molti personaggi nemici dichiarati di Trump ed erano molto più utili nascosti nei cassetti che non rivelati, Ma anche così era difficile immaginare che tutto si dissolvesse come una bolla di sapone. Tanto più se si pensa che la principale collaboratrice di Epstein, Ghislaine Maxwell, sta scontando una condanna a 20 anni per traffico sessuale di minori e reati correlati.
Ovviamente qualcuno può pensare che anche Trump fosse nel giro di Epstein e che quindi abbia dapprima fatto intendere di voler far chiarezza, per poi insabbiare tutto. Del resto questa è la tesi di Elon Musk che ora è diventato il peggior avversario del presidente, dopo la fondazione di un suo partito. Tuttavia è chiaro che un cambio di rotta così netto non fa di certo bene all’immagine del presidente e si potrebbe anche ipotizzare che la vicenda Epstein è sprofondata nel nulla con la medesima velocità con cui Trump ha sviluppato i rapporti con Netanyahu e si potrebbe anche considerare questo rapporto dell’Fbi come un dono di benvenuto al premier israeliano in visita a Washington. I rapporti di Epstein con il Mossad sono – almeno quelli – ben documentati molte testimonianze raccontano del rapporto tra Epstein e i servizi israeliani tra cui quella di Ari Ben-Menashe, una ex spia di Tel Aviv e consigliori di Robert Maxwell, il magnate inglese della stampa (padre di Ghislaine), secondo cui il finanziere conduceva una complessa operazione di intelligence per conto del Mossad. Quale missione? Quella di compromettere le élite occidentali attraverso incontri pedofili, in maniera da poterle ricattare. Anche senza voler dar credito a questo personaggio ci sono altre piste, per esempio i 36 incontri fra Epstein e Ehud Barak, primo ministro israeliano dal 1999 al 2001 e successivamente ministro della difesa legato a doppio filo all’operazione “piombo fuso” contro Gaza, svoltasi tra il dicembre del 2007 e il gennaio del 2009. Oppure si potrebbe ricordare il caso Acosta, un procuratore della Florida e poi ministro della giustizia nella prima amministrazione Trump, che aveva attenzionato Epstein e i suoi giri, ma che venne dissuaso dal proseguire perché si trattava di andare contro poteri troppo forti.
Insomma c’è anche la possibilità che Trump venga tenuto per le palle, così come è anche possibile che fra il presidente americano e il primo ministro israeliano ci sia una sorta di commessione psicologica: il primo si crede ormai un unto del Signore, l’altro il capo del popolo eletto ed entrambi probabilmente si pensano come il messia o come un annuncio della sua venuta. Ci sarebbe da ridere, se non fossero dei criminali di guerra.
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