• Luglio 21, 2026 12:56 am

Carnevale di guerra

Dibasnews

Lug 8, 2026

E ci risiamo. Hormuz di nuovo chiuso perché proprio Trump non ce la fa a sottrarsi alla fascinazione perversa di Netanyahu e delle lobby sioniste. In pratica siamo nel bel mezzo di una terza guerra mondiale dove però prevale una dimensione carnevalesca, accentuata persino dalle tipologie  fisiche e piscologiche dei leader che ci stanno portando all’inferno. Cartapesta e carri, stelle filanti e trombette, mortaretti e travestimenti.  Attaccarli è fin troppo facile vista la loro prevedibilità e l’utilizzo di un copione ampiamente scontato, ma certo Trump, che è poi il principale protagonista di questo desolante spettacolo, di questa allegoria del declino occidentale, spicca su tutti e parrebbe quel re folle, tipico dei carnevali di secoli fa, nei quali  questo monarca provvisorio gestisce il periodo di sovversione delle gerarchie.

La satira è quasi impotente di fronte a tutto questo perché l’inquilino della Casa Bianca, assieme a molti dei suoi affiliati, yes man, manutengoli e  clientes, è già una satira di se stesso: al quadro completo, all’evoluzione dei pagliacci di questo circo mancava soltanto l’ingresso a gamba tesa nei giochi olimpici, imponendo il ritiro della squalifica nei confronti di Folarin Balogun, un calciatore della mediocre squadra americana. Dico imponendo, perché per la prima volta il presidente della Fifa ha accettato di sospendere le regole che poi nello sport sono tutto. Non è la prima volta che il carnevale occidentale si è sovrapposto allo sport: già due anni fa le Olimpiadi sono state attraversate da diktat politici, imponendo di considerare donna un pugile algerino con tutta la fisiologia maschile e lasciandogli vincere la medaglia d’oro battendosi nel torneo femminile. Mentre era in pieno svolgimento  il massacro di Gaza, l’Occidente si gingillava con queste “prove di civiltà”. Tuttavia in questo caso siamo proprio di fronte a un avvertimento mafioso che tuttavia non è nemmeno servito a salvare la patetica formazione americana dalla gragnuola di gol del Belgio.

Anche in questo caso si tratta di un’allegoria abbastanza visibile di un’intera presidenza: Trump si era presentato promettendo di invertire la rotta di decadenza sulla quale viaggiavano gli States e di farli ritornare grandi. Ma per raggiungere tale obiettivo non basta prendere per il colletto uno svizzero intimidito e corrotto come Infantino e imporgli di revocare una squalifica che tutti i filmati mostravano come sacrosanta: qui occorrerebbe avere un QI politico  che non troviamo da nessuna parte in Occidente e dunque la “partita” alla fine non può essere vinta anche mettendo in atto questi mezzucci. Come dice un noto analista di cose mediorientali:  “sfortunatamente, la prova vivente per eccellenza della putrefazione e dell’implosione dell’America si può riassumere in due parole: Presidente Trump. 

Ed è per questo che ci troviamo di fronte a una continua altalena tra pace e guerra, ovvero in un conflitto continuo: le doti di eccellete mediatore, vantate da Trump in mille occasioni, semplicemente non esistono, sono solo un miraggio del declino di cui l’inquilino della Casa Bianca è parte integrante. Del resto se è vero che molte delle imprese di Trump, soprattutto i suoi alberghi e casinò, erano in realtà specchietti per le allodole destinati più che altro al riciclaggio di denaro, si capisce molto bene tutto quello che sta accadendo. Infatti è fallito per sei volte, sempre salvato dalla rete di protezione dei suoi amici che adesso lo spingono alla guerra. Ironicamente, la peggiore decisione che abbia mai preso – permettere a Netanyahu di trascinarlo in una disastrosa guerra contro l’Iran – ha fruttato miliardi di dollari in operazioni speculative rivolte sia se stesso, sia a coloro che sanno quando Trump annuncerà la pace imminente, anziché quando sgancerà bombe e pronuncerà minacce agghiaccianti. Non figurerà mai come icona di pietra sul monte Rushmore, come vorrebbe.

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Di basnews

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